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Addio mantenimento e fuori di casa il figlio di una certa età!

Addio mantenimento e fuori di casa il figlio di una certa età!

Niente mantenimento al figlio maggiorenne superata una certa et

Tuttavia, il Tribunale non condivide la tesi dell’adempimento di un obbligo di mantenimento stante, al di l delle condizioni economiche, l’et del figlio (60 anni).

A tal proposito il giudice richiama precedenti giurisprudenziali (Tribunale di Milano, ord. del 29 marzo 2016) secondo cui “con il superamento di una certa et, il figlio maggiorenne, anche se non indipendente, raggiunge comunque una sua dimensione di vita autonoma che lo rende, se del caso, meritevole del diritto agli alimenti, ex articolo 433 del Codice civile, ma non pi del mantenimento ex articoli 337-ter, 337-octies del Codice civile“.

Inoltre (cfr. Cass. n. 18076/2014), in forza dei doveri di autoresponsabilit che su di lui incombono, il figlio maggiorenne non pu pretendere la protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, perch l’obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione.

Nel tentativo di identificare un’et presuntiva i giudici rilevano, in linea con le statistiche ufficiali, nazionali ed europee, “che oltre la soglia dei 34 anni, lo stato di non occupazione del figlio maggiorenne non pu pi essere considerato quale elemento ai fini del mantenimento, dovendosi ritenere che, da quel momento in poi, il figlio stesso pu, semmai, avanzare le pretese riconosciute all’adulto (vedi regime degli alimenti)“.

Tuttavia, nel caso di specie non risulta che il figlio avesse mai avanzato richiesta di alimenti, n stata fornita la prova che la madre, riconoscendo lo stato di bisogno del figlio e l’impossibilita per quest’ultimo di procurarsi mezzi di sostentamento, avesse inteso adempiere spontaneamente a un’obbligazione alimentare tenendo presso di se il figlio nell’immobile.

Il rapporto di convivenza tra genitori e figli maggiorenni

Il Tribunale ritiene di inquadrare la lunga convivenza del figlio presso la casa dei genitori alla stregua di un “negozio atipico di tipo familiare, concluso per fatti concludenti“, figura gi nota alla giurisprudenza in quanto utilizzata per inquadrare il rapporto tra conviventi more uxorio in relazione alla casa familiare in termini di detenzione qualificata e autonoma.

Posto che il rapporto di filiazione diverso, non potendosi sciogliere liberamente come quello della convivenza, le due fattispecie sono assimilabili sotto il profilo del rapporto che si viene a instaurare con l’abitazione: anche la convivenza con il figlio maggiorenne, in assenza di obblighi di mantenimento, rimessa alla libera determinazione delle parti

Infatti, si legge nel provvedimento, non raro che i figli, divenuti maggiorenni, anche dopo aver raggiunto un’et tale da non poter essere in alcun modo beneficiari del diritto al mantenimento, permangano nella casa natale unitamente ai genitori, in virt di un rapporto ormai consolidato di solidariet e affetto familiare che trova fondamento negli artt. 2 e 29 della Costituzione. Quello che si instaura con il bene dunque un rapporto tutelato e che costituisce una forma di detenzione qualificata.

Figli maggiorenni non autosufficienti: nessun obbligo di rimanere a casa dei genitori

Ciononostante, sottolinea il Tribunale, nel nostro ordinamento non vi alcuna norma che attribuisca al figlio maggiorenne il diritto incondizionato di restare nell’abitazione di propriet esclusiva dei genitori contro la loro volont e in base al solo vincolo familiare, anche ove il figlio maggiorenne (quindi di un’et tale da non aver pi diritto al mantenimento) versi in condizioni di non autosufficienza.

In tal caso, trover applicazione la somministrazione alimentare ex art. 433 c.c. che dispone che il somministrante gli alimenti potr adempiervi (obbligazione alternativa) non solo accogliendo o mantenendo nella propria casa chi ne ha diritto, ma con una modalit congrua diversa quale il riconoscimento di un assegno periodico. Nel caso esaminato, tuttavia, la questione non si pone non avendo il sessantenne formulato alcuna domanda di alimenti.

Ai genitori va dunque riconosciuto il diritto di richiedere al figlio convivente di rilasciare e liberare l’immobile occupato con il solo limite, imposto dal principio di buona fede, che sia concesso all’altra parte un termine ragionevole commisurato anche alla durata del rapporto.

Nell’accogliere la richiesta della madre, riconoscendole il diritto a rientrare nel possesso dell’immobile, il giudice condanna il figlio al rilascio dell’abitazione concedendogli, a tal fine, il termine di quattro mesi per ottemperare.

Fonte: Studio Cataldi