All’Italia 70 milioni di aiuti di Stato da Sace Bt

All’Italia 70 milioni di aiuti di Stato da Sace Bt

La Servizi assicurativi del commercio estero SpA (Sace Spa), era un ente di diritto pubblico italiano, prima di essere trasformata, all’inizio dell’anno 2004, in societ per azioni, le cui quote, nel periodo di riferimento, erano detenute al 100% dallo Stato italiano. Nel novembre 2012 la Sace stata acquisita dalla Cassa depositi e prestiti, una societ a controllo pubblico italiana controllata al 70% dal ministero dell’Economia e delle Finanze italiano (Mef). La Sace ha per missione principale quella di offrire assicurazioni e riassicurazioni contro ogni tipo di rischio al quale un’impresa soggetta, segnatamente nelle proprie attivit di esportazione. A tal fine, essa pu concludere accordi di riassicurazione e di coassicurazione, in particolare con imprese italiane ed estere. Secondo la normativa italiana, gli impegni della Sace sono garantiti dallo Stato nei limiti fissati ogni anno dalla legge.

La Sace Bt Spa stata fondata nel 2004 dalla Sace, con un capitale sociale di 100 milioni di euro interamente versato da tale ultima societ controllante, che ha inoltre provveduto a un trasferimento di capitale di 5,8 milioni per costituire il suo fondo riserve. La Sace Bt stata costituita come soggetto distinto allo scopo di isolare la gestione di taluni rischi relativi a debitori stabiliti in uno degli Stati membri o in determinati Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

A seguito di una denuncia ricevuta nel giugno 2007, la Commissione ha avviato un esame preliminare riguardante eventuali aiuti di Stato che potessero derivare da varie misure attuate dalla Sace in favore della Sace Bt.

Nel febbraio 2011, la Commissione ha avviato un procedimento d’indagine formale nei confronti delle quattro misure seguenti, adottate in favore della Sace Bt:
1. la dotazione di capitale iniziale di 100 milioni in forma di capitale sociale e il conferimento di capitale nel fondo riserve per un importo di 5,8 milioni, effettuati il 27 maggio 2004;
2. una copertura riassicurativa in eccesso di sinistro per i rischi assicurabili dell’anno 2009, concessa il 5 giugno 2009 e riguardante la quota dei rischi (valutata al 74,15%) non coperta da soggetti terzi operanti sul mercato;
3. una ricapitalizzazione di 29 milioni, concessa il 18 giugno 2009;
4. una ricapitalizzazione di 41 milioni, concessa il 4 agosto 2009.
In esito al procedimento d’indagine formale, la Commissione ha adottato, il 20 marzo 2013, la decisione finale (decisione Sa 23425, vedasi comunicato stampa della Commissione), ordinando all’Italia di recuperare circa 70 milioni di euro di aiuti di Stato illegali e incompatibili con il mercato interno presso la Sace Bt.

All’articolo 1 della decisione, la Commissione ha dichiarato che la prima misura, ossia la dotazione iniziale di capitale ed il contributo al fondo riserve, per un importo di 105,8 milioni, non costituiva un aiuto di Stato.

Sono invece state qualificate come aiuti di Stato illegali e incompatibili con il mercato interno le altre misure (punti 2, 3, 4 di cui sopra), ossia la riassicurazione in eccesso di sinistro del 74,15%, che integrerebbe un elemento di aiuto ammontante a 156mila (articolo 2 della decisione), nonch le due ricapitalizzazioni di 29 milioni e 41 milioni (articoli 3 e 4 della decisione).

Con sentenza del 25 giugno 2015 nella causa T-305/13, il Tribunale Ue ha annullato la decisione della Commissione soltanto in minima parte (cio in relazione all’aiuto quantificato in euro 156mila), confermando, nel resto, il provvedimento della Commissione.

La Sace e la Sace BT hanno impugnato la predetta sentenza davanti alla Corte, chiedendo l’annullamento della stessa e della decisione della Commissione.

La causa giunge a sentenza senza che sia stata ritenuta la necessit di far presentare le conclusioni all’Avvocato generale.
Con la sentenza odierna, la Corte respinge l’impugnazione, confermando, per l’effetto, la sentenza del Tribunale, con la conseguenza che l’Italia dovr recuperare circa 70 milioni di euro di aiuti dalla Sace BT.

La Corte ritiene, innanzitutto, che gli aiuti in questione siano stati giustamente ritenuti riferibili allo Stato italiano. E’ vero che il coinvolgimento dell’Italia nell’adozione delle misure controverse da parte della Sace non pu essere fondato unicamente sull’esistenza dei collegamenti organici tra le imprese pubbliche e lo Stato: tuttavia, nel caso di specie, il Tribunale ha valutato che la Commissione si basata su indizi concreti (tutti i membri del Consiglio di amministrazione della Sace erano stati nominati su proposta dello Stato italiano; la Sace non esercitava le proprie attivit sul mercato in normali condizioni di concorrenza con gli operatori privati; per legge, la Sace doveva detenere non meno del 30% del capitale della Sace Bt). Con riferimento a tale valutazione, la Sace e la Sace BT non hanno dimostrato errori di diritto o travisamento dei fatti.

La Corte constata, poi, che non risultano esservi errori di valutazione o di diritto o carenze di motivazione da parte del Tribunale (e, prima ancora, della Commissione) laddove ha concluso che Sace ha erogato gli aiuti senza rispettare il criterio dell’investitore privato in economia di mercato (per di pi in un contesto di crisi economica). Infatti, non risulta che Sace abbia effettuato una valutazione preliminare appropriata della redditivit del suo investimento, comparabile a quella che avrebbe svolto un investitore privato in una situazione simile, in funzione degli elementi disponibili e prevedibili (ad esempio, non risulta che l’esistenza o l’assenza di sinistri nel 2009 sia stata presa in considerazione).

La Corte, a questo proposito, ricorda che incombeva all’Italia dimostrare che Sace avesse agito come un investitore privato, offrendo, quindi, elementi oggettivi e verificabili comprovanti l’avvenuta valutazione preliminare appropriata della redditivit dell’investimento.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore



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