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Anche un monaco può fare l’avvocato

Anche un monaco può fare l’avvocato

contraria al diritto dell’Unione la legislazione greca che vieta a un monaco in possesso della qualifica di avvocato in
un altro Stato membro di iscriversi all’albo degli avvocati a causa dell’incompatibilit tra il suo status di monaco e la
professione di avvocato. Questo l’esito della sentenza nella causa C-431/17, Monachos Eirinaios / Dikigorikos Syllogos Athinon.

I fatti

Il 12 giugno 2015, Monachos Eirinaios (il monaco Ireneo), un monaco del monastero di Petra, sito in Karditsa (Grecia) ha presentato,
presso il Dikigorikos Syllogos Athinon (Dsa, consiglio dell‘ordine degli avvocati di Atene, Grecia) una domanda di iscrizione
nel registro speciale del Foro di Atene in qualit di avvocato che ha acquisito tale qualifica professionale in un altro Stato
membro, ossia a Cipro. Il Dsa ha respinto tale domanda in base alle disposizioni nazionali relative all‘incompatibilit tra
l‘esercizio della professione di avvocato e lo status di monaco, ritenendo che tali disposizioni si applichino anche agli
avvocati che desiderino esercitare la professione forense in Grecia utilizzando il loro titolo professionale di origine. Il
monaco Ireneo ha impugnato tale decisione dinanzi al Symvoulio tis Epikrateias (Consiglio di Stato, Grecia).


in tale contesto che il Symvoulio tis Epikrateias ha chiesto alla Corte di giustizia se sia conforme al diritto dell‘Unione
il divieto di iscrivere un monaco della Chiesa di Grecia quale avvocato nel registro dell‘autorit competente di uno Stato
membro diverso da quello in cui stata acquisita la qualifica, per esercitare ivi la professione di avvocato usando il suo
titolo professionale di origine.

Con la sua odierna sentenza, la Corte interpreta la direttiva 98/5/CE , che ha lo scopo di facilitare l’esercizio permanente
della professione di avvocato, come libero professionista o come lavoratore subordinato, in uno Stato membro diverso da quello
nel quale stata acquisita la qualifica professionale. La Corte ricorda che la direttiva istituisce una procedura di reciproco
riconoscimento dei titoli professionali degli avvocati migranti che desiderino esercitare la professione utilizzando il titolo
ottenuto nello Stato membro di origine, armonizzando compiutamente i requisiti preliminari richiesti per l’uso del diritto
di stabilimento che essa attribuisce.


Ebbene, la Corte ha gi dichiarato che la presentazione, all’autorit competente dello Stato membro ospitante, di un attestato di iscrizione presso l’autorit competente dello Stato membro di origine risulta l’unica condizione alla quale
dev’essere subordinata l’iscrizione dell’interessato nello Stato membro ospitante che gli consenta di esercitare la professione
, in quest’ultimo Stato membro, utilizzando il suo titolo professionale di origine. Il legislatore nazionale non pu aggiungere
altre condizioni a quelle preliminarmente richieste per l’iscrizione presso l’autorit competente dello Stato membro ospitante.
Infatti, occorre distinguere, da un lato, l’iscrizione presso l’autorit competente dello Stato membro ospitante, la quale
soggetta all’unica condizione della presentazione di un attestato di iscrizione presso l’autorit competente dello Stato
membro d’origine, e, dall’altro, l’esercizio stesso della professione di avvocato nello Stato membro ospitante, all’atto del
quale detto avvocato soggetto alle norme professionali e deontologiche applicabili nel medesimo Stato membro.

La Corte giudica che le norme professionali e deontologiche, contrariamente a quelle vertenti sui requisiti preliminari richiesti
per l’iscrizione, non sono state oggetto di armonizzazione e, pertanto, possono divergere considerevolmente tra lo Stato membro
di origine e lo Stato membro ospitante. A tal proposito, la Corte ricorda che concesso al legislatore nazionale prevedere
garanzie siffatte purch le norme stabilite a tal fine non eccedano quanto necessario al conseguimento degli obiettivi perseguiti.

Tuttavia, la Corte sottolinea che le norme professionali e deontologiche applicabili nello Stato membro ospitante, per essere
conformi al diritto dell’Unione, devono rispettare, segnatamente, il principio di proporzionalit, il che implica che esse
non eccedano quanto necessario al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. Spetta al Symvoulio tis Epikrateias procedere
alle verifiche necessarie per quanto concerne la regola di incompatibilit in questione.

La Corte conclude che la direttiva osta a una legislazione nazionale che vieta a un monaco in possesso della qualifica di
avvocato, iscritto quale avvocato presso l’autorit competente dello Stato membro di origine, di iscriversi presso l’autorit
competente dello Stato membro ospitante al fine di esercitare ivi la sua professione utilizzando il suo titolo professionale
di origine.

Ecco come un avvocato di un Paese Ue pu esercitare in Italia.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore