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Assegno di divorzio: le ultimissime dalla Cassazione

Assegno di divorzio: le ultimissime dalla Cassazione

Nella sua decisione, la Corte territoriale aveva valorizzato il tenore di vita (alquanto lussuoso) goduto dai coniugi in costanza di matrimonio e garantito essenzialmente dall’uomo, non avendo la signora svolto alcuna attività lavorativa e avendo solo contribuito al soddisfacimento delle necessità della famiglia attraverso l’apporto dell’abitazione famigliare, di propria della madre, e le cure casalinghe (“integrando” in casa il lavoro di una colf part-time).
Gli Ermellini, richiamando il dictum delle Sezioni Unite e, ribadendo la funzione assistenziale e in pari misura compensativa e perequativa dell’assegno di divorzio, contestano al giudice del gravame di non aver considerato i criteri individuati dalle Sezioni Unite.
Quanto al criterio del tenore di vita, vigente e preminente in sede di determinazione e quantificazione dl’assegno di mantenimento in sede di separazione e irrilevante al momento del divorzio, secondo la Cassazione “è destinato ad avere quindi una valenza ridotta, se non nulla“.

Nulla da fare anche per la signora che, innanzi alla Cassazione (sent. n. 12021/2019), contesta la decisione della Corte d’Appello che le aveva revocato l’assegno divorzile. La ricorrente ritiene che il reddito dalla lei percepito non le avrebbe consentito di mantenere il tenore di vita di cui avrebbe potuto godere con la prosecuzione del rapporto.

Applicando i principi di cui alle Sezioni Unite, il giudice del gravame ha ricostruito le condizioni economiche delle parti tenendo presente la loro evoluzione a far data dalla separazione e ritenendo che un eventuale riconoscimento non avrebbe potuto fondarsi sulla valorizzazione della sproporzione tra i redditi delle parti.

Infatti, negli anni la signora aveva visto rafforzarsi la sua posizione economica, grazie alla stabilizzazione lavorativa e al sostanzioso innalzamento dei redditi, mentre nel frattempo a carico del’uomo, che pur aveva mantenuto il suo lavoro, gravava il mantenimento di un figlio nato da una nuova relazione.

Ancora, nel negarle l’assegno, il giudice aveva valorizzato che la donna non aveva subito un apprezzabile deterioramento delle proprie condizioni economiche. Si tratta di una decisione che per i giudici è tutto sommato in linea coi principi recentemente espressi dalla giurisprudenza.

Divorzio: assegno e deterioramento delle condizioni economiche

Oltre al divario presente tra le situazioni reddituali dei coniugi (sfavorevole alla ex) emergente dalle risultanze delle dichiarazioni dei redditi, il giudice del gravame ha vagliato l’apporto della donna, nel corso della durata non breve della convivenza matrimoniale, al raggiungimento della situazione di benessere della coppia.

In particolare, nel valutare le risultanze istruttorie, la Corte ha evidenziato che il peggioramento delle condizioni economiche della donna risultava conseguente al venir meno del compenso mensile che le spettava in qualità di amministratore della società che gestiva insieme al marito, prima che la stessa fosse messa in liquidazione a seguito del divorzio.

Fonte: Studio Cataldi