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Bonus sui lavori in casa: cosa conviene di più tra sconto e cessione del credito

Bonus sui lavori in casa: cosa conviene di più tra sconto e cessione del credito

Servizioecobonus e sismabonus

Il decreto crescita (Dl 34/2019) ha introdotto la possibilità di ottenere uno sconto sul prezzo della fattura per l’ecobonus o il sismabonus. Una chance che si aggiunge alla cessione del credito d’imposta e che, rispetto a questa, presenta pro e contro

di Cristiano Dell’Oste e Giuseppe Latour

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(Agf)

4′ di lettura

Meglio lo sconto sul prezzo o la cessione della detrazione? Parliamo dei lavori di ristrutturazione e risparmio energetico agevolati dal Fisco, per i quali il decreto crescita (Dl 34/2019, articolo 10, comma 3) prevede la possibilità di ottenere uno sconto sul prezzo da parte del fornitore, come alternativa alla cessione del credito d’imposta.

La lista dei lavori
Diciamo subito che il quadro delle regole è a dir poco ingarbugliato. Dunque, per rispondere alla domanda iniziale, bisogna cominciare indicando i lavori per i quali effettivamente si pone la scelta tra sconto e cessione. In particolare, si tratta di:

1) tutti gli interventi sul risparmio energetico «qualificato» (ecobonus), su parti comuni e singole unità immobiliari, detraibili dall’Irpef o dall’Ires al 50-65-70-75%;
2) le misure antisismiche su parti comuni di edifici condominiali, con una riduzione di 1 o 2 classi di rischio, detraibili al 75% o 85%;
3) le misure antisismiche su parti comuni di edifici condominiali, con una riduzione di 1 o 2 classi di rischio, “combinate” con la riqualificazione energetica, detraibili all’80% o all’85%;
4) l’acquisto di unità immobiliari da imprese che le hanno demolite e ricostruite, con riduzione di 1 o 2 classi di rischio sismico, detraibili al 75% o 85 per cento.
Restano invece esclusi:
1) le misure antisismiche su costruzioni adibite ad abitazione o ad
attività produttive
, detraibili Irpef o Ires al 50-70-80% (per le quali non è possibile la cessione del credito, ma solo lo sconto);
2) gli interventi per il risparmio energetico «non qualificato» (lettera h dell’articolo 16-bis del Tuir) detraibili dall’Irpef al 50% (per i quali non è possibile lo sconto, ma solo la cessione del credito).

Primo consiglio: misurare gli importi reali
Lo sconto, in teoria, è più vantaggioso della cessione, perché per legge deve essere pari all’ammontare della detrazione. Ad esempio, per un cambio di caldaia agevolato da una detrazione al 50% con un costo di 1.000, lo sconto dev’essere pari a 500. Nel caso della cessione, invece, il corrispettivo può essere inferiore. Ad esempio, il contribuente potrebbe vendere il proprio credito d’imposta – dal valore nominale di 500 – per un importo di 450. Attenzione, però, alle illusioni ottiche: se chi propone lo sconto aumenta il prezzo a 1.100 euro, il contribuente si troverà a sostenere lo stesso costo (cioè 550). Il primo consiglio, quindi, è partire da un confronto tra operatori e prezzi di mercato, così da ragionare su cifre “reali”.

PER APPROFONDIRE / Lavori in casa, la guida completa allo sconto in fattura

Fonte: ilSole24ore