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Cadute sul ghiaccio, a chi compete la responsabilità per danni

Cadute sul ghiaccio, a chi compete la responsabilità per danni

Le strade d’Italia sono innevate in questi giorni o, ancor peggio, ghiacciate a causa del gelo e delle abbondanti precipitazioni in corso.
Non mancano quindi casi di cadute e di incidenti causati proprio dallo stato delle strade e dei passaggi per i pedoni improvvisamente ostruiti o resi scivolosi da questi fenomeni atmosferici.
Chi deve preoccuparsi in questi casi della manutenzione delle aree pubbliche o di passaggio e quindi rispondere dei danni che subiscano automobilisti o pedoni?

A entrare in gioco la responsabilit del custode governata dall’articolo 2051 del Codice civile che prevede, tanto in capo ai privati quanto agli enti pubblici, una sorta di onere di predisporre tutti gli accorgimenti possibili per evitare che il bene costituisca un pericolo per la collettivit.

Custode in generale chi detiene il dominio su un bene e il relativo obbligo di rendere tale cosa non pericolosa per la collettivit. Cos custode l’amministrazione pubblica o privata che gestisce una strada o un marciapiede, ma anche il proprietario di un esercizio commerciale che apre i propri locali al pubblico; il condominio per le aree comuni e quelle pubbliche di pertinenza e prossime ai suoi accessi (il marciapiede prospiciente ai cancelli); il gestore di una piscina, di un maneggio o di una palestra per le aree frequentate dai suoi iscritti, e cos via.

In generale il custode pu liberarsi di questa presunzione di colpa dimostrando che il fatto avvenne per un “caso fortuito” da intendere sia come fattore esterno e imprevedibile, sia come effetto della condotta della stessa vittima che si sia procurata il danno per mera disattenzione o imprudenza.

Cos il fattore fortuito e imprevisto pu risiedere anche in una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l’attivit di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere (cos la sentenza 15720/2011 della Cassazione).

Questa alterazione dello stato della cosa oltre che essere improvvisa deve anche aver esplicato la sua potenzialit offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente (Cassazione, sentenza 6101/2013).

Ai giorni nostri, con la scientifica certezza delle evoluzioni meteorologiche, difficile per il custode sostenere, ad esempio, che la perturbazione nota come Burian fosse imprevedibile e i sui effetti non evitabili.
Diversa cosa sarebbe se, invece, la perturbazione avesse per esempio assunto caratteristiche molto pi aggressive di quelle preventivate, ovvero se fosse sopraggiunta con giorni di anticipo rispetto alle attese.

In sostanza, la qualit della condotta del custode oggi sempre pi valutata sulla base delle certezze che lo stesso pu acquisire anche dai moderni strumenti di allerta oramai di pubblico dominio.

Ma la responsabilit del custode pu essere limitata dalla condotta dello stesso automobilista o del pedone, ai quali in ogni caso l’ordinamento richiede di prestare attenzione nelle situazioni della vita quotidiana, a maggior ragione in quelle ove, proprio per le avverse condizioni meteo, sia prevedibile che le strade presentino condizioni di pericolo o insidia.

E allora, qualora articoli di stampa e altri media (come avvenuto in questi giorni) siano stati in grado di allertare tanto la collettivit che i soggetti preposti alla custodia delle aree pubbliche circa l’importante fenomeno atmosferico in arrivo, la conoscenza preventiva di questa realt obbliga tutti noi a prestare attenzione e cautela.

Quando dunque la possibilit del determinarsi di una situazione di insidia sia ampiamente prevedibile, il non averla preventivata o l’avere omesso, di conseguenza, il facile rimedio alla situazione di pericolo (mediante, nel caso di specie, spargimento di sale al suolo) rende ineluttabile la responsabilit oggettiva del custode ex art. 2051 cc. (Cos ad esempio, Corte d’Appello Milano, Sentenza 24 giugno 2015, n. 2725).

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Fonte: ilSole24ore