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Caso Di Maio-Gozi, ecco quando è possibile revocare la cittadinanza italiana

Caso Di Maio-Gozi, ecco quando è possibile revocare la cittadinanza italiana

In casi di questo tipo, la persona che ne è stata privata può riacquistare la cittadinanza se fa una dichiarazione in tal senso dopo aver stabilito la sua residenza in Italia per almeno due anni e, ovviamente, dando prova di aver abbandonato l’impiego o la carica che aveva mantenuto nonostante l’intimazione del ministro (art. 13, comma 2, lett. e). Tuttavia, la legge precisa che «il riacquisto della cittadinanza non ha effetto se viene inibito con decreto del ministro dell’Interno, per gravi e comprovati motivi e su conforme parere del Consiglio di Stato. Tale inibizione può intervenire entro il termine di un anno dal verificarsi delle condizioni stabilite» (art. 13, comma 3).

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È dunque possibile, secondo la legge, che il Governo italiano faccia perdere la cittadinanza a un italiano che accetta una carica in un governo straniero. Va però precisato che questa procedura deve essere attuata nel rispetto degli obblighi internazionali che l’Italia ha assunto, fra cui anche quelli derivanti dalla Convenzione sulla Riduzione dell’Apolidia del 1961 (ratificata nel 2015). L’art. 8 della Convenzione stabilisce il divieto di privare della cittadinanza una persona che, in seguito a tale provvedimento, diverrebbe apolide (quindi priva di qualunque cittadinanza).

Nel ratificare la Convenzione l’Italia si è tuttavia avvalsa della facoltà di mantenere il diritto di privare della cittadinanza in alcune ipotesi, fra cui proprio quelle in cui «incompatibilmente con il suo dovere di lealtà verso lo Stato Contraente, la persona: (i) In violazione di un divieto esplicito dallo Stato Contraente, abbia reso o continuato a rendere servizi, oppure abbia ricevuto o continuato a ricevere emolumenti da un altro Stato, oppure (ii) Si sia comportata in modo da recare grave pregiudizio agli interessi vitali dello Stato» (art. 8, comma 3 della Convenzione).

Non è possibile privare della cittadinanza italiana un cittadino che assume un incarico in un governo straniero, nel caso in cui questi sia privo della cittadinanza di altri Paesi

Sembrerebbe dunque ribadito quanto previsto dalla legge del 1992, ma queste deroghe fanno esplicitamente salva la regola generale di divieto di rendere apolide una persona; dunque, non è possibile privare della cittadinanza italiana un cittadino che assume un incarico in un governo straniero, nel caso in cui questi sia privo della cittadinanza di altri Paesi.
Inoltre, se anche egli avesse un’ulteriore cittadinanza e dunque non rischiasse di divenire apolide, è lecito chiedersi se davvero essere membri dell’esecutivo di un altro Paese membro dell’Unione europea (e non certo di un paese ostile) e non abbandonare l’incarico nonostante l’intimazione del ministro dell’Interno costituisca una condotta qualificabile quale una lesione del dovere di lealtà verso la Repubblica italiana, come richiesto dalla Convenzione.

Fonte: ilSole24ore