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Cassazione: è violenza sessuale anche se non c'è penetrazione

Cassazione: è violenza sessuale anche se non c'è penetrazione

Tale condotta legittimamente è stata ritenuta idonea a integrare il reato previsto dall’art. 609-bis nella forma consumata, dovendosi all’uopo ribadire che in tema di violenza sessuale, è configurabile il tentativo del reato nelle sole ipotesi in cui la condotta violenta o minacciosa non abbia determinato un’immediata e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima (cfr. Cass. n. 17414/2016).

Si realizza, invece, l’intromissione sessuale rilevante ai fini della consumazione del reato quando l’agente raggiunge le parti intime della vittima (genitali o erogene) o comunque provoca un contatto di quest’ultima con i propri organi genitali, essendo indifferente in tal caso che il contatto corporeo sia di breve durata, che la vittima sia riuscita a sottrarsi all’azione dell’aggressore o che quest’ultimo sia riuscito o meno raggiungere la sua soddisfazione erotica.

Il discrimine tra violenza sessuale tentata e consumata

La stessa Cassazione ha di recente precisato (cfr. sent. n. 38926/2018) che, in tema di atti sessuali, il fatto rimane confinato nell’area del tentativo solo laddove la materialità degli atti non sia pervenuta sino al contatto fisico dell’agente con il corpo della vittima, ovvero da parte della stessa vittima con il proprio corpo.

Con l’ulteriore precisazione che l’elemento oggettivo del reato previsto dall’art. 609-bis c.p. sussiste anche nel caso in cui il distretto corporeo della vittima attinto dall’agente sia sessualmente indifferente, ma a condizione che la porzione del corpo che l’agente pone a contatto con quello della vittima sia connotata da valenza sessuale, cioè sia in grado di stimolare l’eccitazione dell’istinto sessuale dell’autore del comportamento illecito.

In quest’ottica, l’accertamento del discrimine tra fattispecie tentata e consumata non può che scaturire da una valutazione riferita non solo alle parti anatomiche attinte, ma all’intero contesto in cui si è dispiegata la relazione intersoggettiva tra agente e vittima e al livello di intrusione della sfera sessuale di quest’ultima.

Nel caso di specie, come puntualmente rilevato dalla Corte di appello, la condotta violenta ha determinato un’evidente e concreta invasione della sfera intima della minore, costretta a subire i toccamenti lascivi dell’imputato, nel frattempo denudatosi, e il contatto ravvicinato con i suoi organi genitali, a nulla rilevando la brevità della relazione corporea tra agente e vittima (che comunque vi è stata) e la mancata penetrazione e soddisfazione erotica dell’aggressore impedita solo dalla reazione disperata della vittima e dal timore dell’imputato di essere scoperto.

Fonte: Studio Cataldi