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Cassazione: non è reato dare del "bugiardo" al politico che non mantiene le promesse elettorali

Cassazione: non è reato dare del "bugiardo" al politico che non mantiene le promesse elettorali

Agli imputati era fatto carico di aver affisso lungo le vie di un comune siculo dei manifesti pubblici in cui al Sindaco venivano rivolte espressioni quali “Falso! Bugiardo! Ipocrita! Malvagio!”.

Il fatto era avvenuto in esito a una serie di dissapori di natura politica fra il Sindaco e alcuni componenti dell’opposizione poich il Primo cittadino e la su Giunta, tradendo le promesse elettorali, avevano deliberato l’erogazione dell’indennit di funzione, nonostante il politico avesse dichiarato (in sede elettorale) di volervi rinunciare.

Gli imputati avevano, dunque, riconosciuto la paternit del manifesto, ma avevano escluso ogni intento denigratorio, sostenendo che era frutto di una decisione politica diretta ad attaccare il Primo cittadino e la Giunta.

Pertanto, la Corte d’Appello, diversamente dal Tribunale, aveva assolto gli imputati ritenendo integrata la scriminante del diritto di critica: per il giudice a quo, nonostante l’offensivit delle frasi, dalla lettura integrale del manifesto queste apparivano come critiche di carattere politico, rispetto alle quali sono apparse pertinenti, sebbene espressione di un costume politico deteriore ma ampiamente diffuso.

Cassazione: niente diffamazione per aver dato del bugiardo al politico

In Cassazione, tuttavia, il Sindaco sostiene che le espressioni impiegate abbiano superato i limiti di continenza del diritto di critica, presentandosi come inutilmente umilianti del soggetto criticato.

Sul punto, gli Ermellini rammentano come il diritto di critica attenga a un giudizio valutativo che trae spunto da un fatto ed escluda la punibilit di affermazioni lesive dell’altrui reputazione purch le modalit espressive siano proporzionate e funzionali all’opinione o alla protesta espresse, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi.

Ancora, soggiunge il Collegio, nella valutazione del requisito della continenza, va considerato il complessivo contesto dialettico in cui si realizza la condotta e bisogna verificare se i toni utilizzati dall’agente, pur aspri e forti, non siano gravemente infamanti e gratuiti, ma siano, invece, comunque pertinenti al tema in discussione.

In quest’ambito, chiariscono i giudici, il rispetto della verit del fatto assume un rilievo pi limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in quanto la critica, e ancor pi quella politica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non pu, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva e asettica.

Deve escludersi, invece, l’applicabilit dell’esimente qualora le espressioni denigratorie siano generiche e non collegabili a specifici episodi, risolvendosi in frasi gratuitamente espressive di sentimenti ostili o espressione di un attacco personale lesivo della dignit morale ed intellettuale dell’avversario.

Principi che la sentenza impugnata, secondo la Cassazione, ha correttamente applicato: partendo dall’incontestabile presupposto dell’offensivit delle espressioni utilizzate dagli imputati, si riconosciuto come gli epiteti rivolti alla parte offesa presentassero una stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al Sindaco in merito alla erogazione dell’indennit di funzione, a cui il primo cittadino aveva dichiarato di voler rinunciare in campagna elettorale.

In questo contesto, gli epiteti “falso, bugiardo, ipocrita” si sono ricollegati al mancato adempimento delle promesse elettorali nonch all’avere omesso di dichiarare pubblicamente il proprio ripensamento sul tema dell’indennit di funzione e, quanto all’aggettivo “malvagio”, ad azioni giudiziarie, asseritamente infondate, che egli aveva promosso contro gli avversari politici.

Il contesto politico e di contrapposizione in merito a scelte di carattere politico amministrativo risulta evidente dalla lettura integrale del manifesto all’interno del quale erano contenute le espressioni ingiuriose. Il ricorso va dunque respinto.

Fonte: Studio Cataldi