fbpx
 

Chi entra in un sito con «I like» regala i propri dati

Chi entra in un sito con «I like» regala i propri dati

Per l’avvocato generale della Corte Ue, Michal Bobek, il gestore di un sito Internet che inserisce il plugin di un terzo,
come il pulsante « Mi piace » di Facebook, il quale determina la raccolta e la trasmissione dei dati personali degli utenti,
è corresponsabile di tale fase del trattamento dei dati.

Il gestore del sito Internet deve fornire agli utenti le informazioni minime richieste riguardo alle operazioni di trattamento
dei dati e, se necessario, ottenere il loro consenso prima della raccolta e del trasferimento dei dati

La vicenda
La Fashion è una società tedesca che commercializza articoli di moda online. Tale società ha inserito un plugin nel suo sito
Internet: il pulsante «Like» di Facebook. Di conseguenza, quando un utente entra nel sito Internet della Fashion, le informazioni
relative all’indirizzo (Ip address) e alla stringa del browser (tipo: Explorer, Chrome, Firefox…) di tale utente sono trasferite
a Facebook. Detto trasferimento avviene automaticamente quando si apre il sito Internet della Fashion, indipendentemente dal fatto che
l’utente abbia cliccato il pulsante «Like» e abbia o meno un account Facebook.

La Verbraucherzentrale, associazione tedesca per la tutela dei consumatori, ha proposto un’azione inibitoria contro la Fashion
adducendo che l’uso del pulsante «Like» di Facebook comporta la violazione della normativa sulla protezione dei dati.

Investito della causa, l’Oberlandesgericht Düsseldorf (Tribunale superiore del Land, Düsseldorf, Germania) chiede l’interpretazione
di varie disposizioni della precedente direttiva sulla protezione dei dati del 1995 (che rimane applicabile alla causa in
esame, ma è stata sostituita dal nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati del 2016 con effetto a decorrere dal
25 maggio 2018).

Nelle sue conclusioni odierne, l’avvocato generale Michal Bobek propone alla Corte di giustizia di dichiarare, anzitutto, che la direttiva non osta a una normativa nazionale che riconosce
ad associazioni senza scopo di lucro la legittimazione a avviare un procedimento giudiziario nei confronti del presunto autore
di una violazione della normativa in materia di protezione dei dati, al fine di tutelare gli interessi dei consumatori.

L’avvocato generale propone inoltre di dichiarare che, ai sensi della direttiva sulla protezione dei dati, il gestore di un
sito Internet (come la Fashion), che abbia inserito nel proprio sito Internet il plugin di un terzo (come il pulsante «Like»
di Facebook), il quale determina la raccolta e la trasmissione di dati personali dell’utente, è considerato corresponsabile
del trattamento, assieme a detto terzo (nella fattispecie la Facebook Ireland).

Tuttavia, tale responsabilità (congiunta) del responsabile del trattamento dovrebbe essere limitata alle operazioni per le
quali esso “codecide” effettivamente in merito agli strumenti e alle finalità del trattamento dei dati personali.

Ciò significa che un (cor)responsabile del trattamento ha la responsabilità dell’operazione o della serie di operazioni per
la quale o per le quali condivide o codetermina le finalità e gli strumenti di una determinata operazione di trattamento
. Per contro, tale persona non può essere ritenuta responsabile delle fasi precedenti o successive dell’intera catena di trattamento,
per le quali non era in grado di determinare le finalità o gli strumenti.

Per quanto attiene ai fatti oggetto della causa in esame, sembra quindi che la Fashion e la Facebook Ireland decidano congiuntamente
in merito agli strumenti e alle finalità del trattamento dei dati nella fase di raccolta e di trasmissione dei dati personali
di cui trattasi.

Salvo verifica da parte del giudice del rinvio, sembra che sia la Facebook Ireland che la Fashion abbiano volontariamente
determinato la fase di raccolta e di trasmissione del trattamento dei dati e, sebbene non vi sia identità, sussiste unità
di intenti: esiste uno scopo commerciale e pubblicitario (la decisione della Fashion di inserire il pulsante «Like» di Facebook
nel proprio sito Internet sembra ispirata dall’intento di aumentare la visibilità dei suoi prodotti attraverso il social network).

Pertanto, riguardo alla fase di raccolta e di trasmissione nell’ambito del trattamento dei dati, la Fashion agisce come responsabile
del trattamento e la sua responsabilità, in tal senso, è congiunta con quella della Facebook Ireland.

Per quanto riguarda la legittimità del trattamento di dati personali in mancanza del consenso dell’utente del sito Internet
, l’avvocato generale ricorda che siffatto trattamento è lecito ai sensi della direttiva, in particolare qualora siano soddisfatte
tre condizioni cumulative:

1) il perseguimento dell’interesse legittimo del responsabile del trattamento oppure del terzo o dei terzi cui vengono comunicati
i dati;
2) la necessità del trattamento dei dati personali per il perseguimento dell’interesse legittimo;
3) la condizione che non prevalgano i diritti e le libertà fondamentali della persona interessata dalla tutela dei dati.

A tal riguardo, l’avvocato generale propone alla Corte di dichiarare che gli interessi legittimi di entrambi i corresponsabili
in questione (la Fashion e la Facebook Ireland) devono essere tenuti in considerazione e controbilanciati dai diritti degli
utenti del sito Internet.


L’avvocato generale propone inoltre di dichiarare che il consenso dell’utente del sito Internet, se necessario, deve essere
prestato al gestore del sito Internet (la Fashion) che abbia inserito i contenuti di un terzo. Del pari, l’obbligo di fornire
all’utente del sito Internet le informazioni minime richieste grava sul gestore del sito Internet.

I giudici della Corte cominciano adesso a deliberare in questa causa. La sentenza sarà pronunciata in una data successiva.

L’utilizzo commerciale
Con l’Ip address Facebook riesce a usare e fornire a terzi tutti i dati dell’utente, se iscritto, principalmente allo scopo
di fare campagne pubblicitarie cookies mirate, mentre se chi entra nel sito tipo Fashion ma non è iscritto a Facebook quest’ultima
riesce comunque a capire tecnicamente quali sono i broswer più utilizzati.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore