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Comprare casa in bitcoin, operazione sospetta

Comprare casa in bitcoin, operazione sospetta

La compravendita di immobili in bitcoin potrebbe configurarsi come operazione sospetta. Il parere dei notai

di Gabriella Lax – La compravendita di immobile in bitcoin potrebbe configurarsi come operazione sospetta e il notaio dovrebbe valutare l’opportunit di procedere alla relativa segnalazione antiriciclaggio.

A questa conclusione arrivato il Notariato, con la risposta al quesito n. 3-2018/B “Antiriciclaggio Compravendita di immobile Pagamento del prezzo in bitcoin” (sotto allegata) prendendo posizione sulla definizione di bitcoin e criptovalute e, soprattutto, sulla tracciabilit dei pagamenti in bitcoin.

Il caso di specie riguarda l’acquisto di un immobile con pagamento del prezzo in bitcoin.

La domanda : il pagamento del prezzo di vendita in bitcoin, o altra criptovaluta, viola le norme sulle limitazioni dell’uso di denaro contante e quelle sull’indicazione analitica dei mezzi di pagamento?

Notariato, bitcoin uno strumento di pagamento

Nell’inquadrare la problematica, i relatori, Ugo Bechini e Maria Concetta Cignarella, chiariscono in primis che le criptovalute sono da considerare strumenti di pagamento e non, invece, strumenti finanziari. A tal proposito c’ la sentenza C-264/14 della Corte di giustizia europea e la risoluzione 72/E del 2016 dell’Agenzia delle entrate. Entrambe concordano sul fatto che il bitcoin una tipologia di “moneta virtuale” o meglio “criptovaluta”, utilizzata come moneta alternativa a quella tradizionale, la cui circolazione si fonda sull’accettazione volontaria da parte degli operatori del mercato. Si tratta, pertanto, di un sistema decentralizzato, che utilizza una rete di soggetti paritari non soggetto ad alcuna disciplina regolamentare specifica n ad una autorit centrale.

Una pubblicazione del Notariato aveva gi rilevato che il bitcoin non ha valore intrinseco, quale unit di misura, in quanto il suo valore legato dal volume di scambi con altre valute e non condizionato da politiche monetarie ma solo da domanda/offerta all’interno del mercato virtuale.

Bitcoin e antiriciclaggio

Per rispondere al quesito l’analisi del Notariato si sposta sulla valutazione dei riflessi circa la tracciabilit dei pagamenti e delle norme sulla limitazione all’uso del contante.

Il cosiddetto “contante digitale” ha una discreta limitazione nella circostanza per cui, mentre in talune transazioni effettuate in contanti il pubblico ufficiale pu essere testimone di una traditio che avviene in sua presenza, con ci rendendo in qualche modo tracciato almeno un singolo segmento del flusso anonimo del contante; nel caso del bitcoin, invece, la transazione potrebbe essere definita apparente, poich arriva da un conto che l’acquirente dichiara essere proprio, ad un altro conto del quale, parimenti, il venditore asserisce la titolarit, ma il tutto senza che possa esservi il bench minimo riscontro della veridicit di tali dichiarazioni.

Ai fini antiriciclaggio, dunque, l’utilizzo del sistema informatico non garantisce l’identit del soggetto che utilizzi criptovalute.

Secondo il quesito, il Notariato non pu fornire risposte univoche, considerata la scottante attualit e la particolare complessit della materia in questione poich maggiore grado di approfondimento nelle sedi opportune per cui le considerazioni riportate devono essere ritenute alla stregua di mere ipotesi ed indicazioni di massima. Tutto ci premesso in fattispecie come quella prospettata si pone un’oggettiva impossibilit di adempiere ai summenzionati obblighi antiriciclaggio, si suggerisce una valutazione circa l’opportunit di procedere ad effettuare una segnalazione di operazione sospetta.

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Fonte: Studio Cataldi