fbpx
 

Contratti a termine, perchè il decreto «dignità» danneggia il mercato del lavoro

Contratti a termine, perchè il decreto «dignità» danneggia il mercato del lavoro

Le norme sui contratti a termine e sui contratti di somministrazione che sono contenute nel cosiddetto decreto legge dignit che stato esaminato ieri dal Consiglio dei ministri potrebbero causare un danno rilevante al nostro mercato del lavoro, gi afflitto da molti mali.

Non tanto perch sia sbagliata la finalit del provvedimento. giusto – anzi, doveroso – preoccuparsi di contrastare l’eccessiva precarizzazione dei rapporti di lavoro; ma non si pu pensare di iniziare colpendo gli obiettivi sbagliati.

Gli obiettivi reali

La lotta alla precariet deve essere condotta colpendo le reali radici del fenomeno, cio tutte quelle situazioni dove i lavoratori, pur avendone diritto, non hanno copertura previdenziale, non si vedono applicare il contratto collettivo firmato da organizzazioni veramente rappresentative o, addirittura, sono costretti ad accettare contratti irregolari per lavorare (per esempio false partite Iva, collaborazioni simulate, part time che mascherano rapporti a tempo pieno, ecc.).

Queste sono le condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori, coinvolti nelle tante strutture contrattuali create solo per ridurre le loro tutele: i contratti collettivi pirata, i falsi distacchi internazionali, gli appalti che non hanno per oggetto un servizio ma solo il cosiddetto body rental, i contratti di rete simulati, e illeciti simili.

In queste situazioni si annida la precariet, e sono questi gli abusi da correggere, se si vuole incrementare il livello generale delle tutele applicabili a chi lavora in situazioni di sostanziale dipendenza.

Non ha, invece, alcun senso iniziare la battaglia contro la precariet partendo dal contratto a termine e dalla somministrazione di lavoro, forme contrattuali che garantiscono un’applicazione piena e integrale di tutte le tutele fondamentali del lavoro subordinato.

Certamente, possibile ragionare su alcuni correttivi anche per questi rapporti, che rischiano di durare troppo a lungo.

La soluzione per prevenire questo rischio sarebbe semplice e indolore: basterebbe modificare, riducendola, la durata massima che possono raggiungere questi rapporti, per stimolare un approccio pi responsabile dei datori di lavoro ed evitare che la fase di transizione verso la stabilizzazione lavorativa sia troppo lunga.

Gli errori

Questa misura presente nel decreto, ma viene accompagnata da vincoli eccessivi che la rendono inutilmente punitiva. Inoltre, ci sono norme che sembrano costruite al solo scopo di ricreare quel ricco indotto di contenzioso che, fino a qualche anno fa, ruotava intorno a questi contratti.

Si propone di reintrodurre la causale, un adempimento che ha storicamente avuto un solo ruolo: quello di stimolare le liti giudiziali e generare costi aggiuntivi per le imprese. Pensare di reintrodurla – peraltro con formule che riecheggiano la legislazione degli anni Sessanta e, in alcuni passaggi, sono davvero oscure – significa voler ricreare quell’indotto giudiziario che ha arricchito soprattutto i legali. Inoltre, c’ un evidente errore tecnico, nel momento in cui si impone alle Agenzie per il lavoro di rispettare la soglia del 20% di contratti a termine, regola che costringerebbe molte di queste aziende a chiudere, non essendo sostenibile un’assunzione di massa di lavoratori temporanei.

molto problematica anche l’altra innovazione di rilievo contenuta nel decreto, l’innalzamento del risarcimento del danno spettante in caso di licenziamento illegittimo, per i lavoratori rientranti nel campo di applicazione delle cosiddette tutele crescenti. L’incremento dell’importo minimo e massimo (che sale a 36 mesi) del risarcimento dovuto dai datori di lavoro in caso di sconfitta giudiziale avr un effetto molto negativo sull’attrattivit del sistema Paese, sia per il costo aggiuntivo che potrebbe generare, sia per il messaggio di scarsa affidabilit che manda un ordinamento che cambia le regole in continuazione.

Con queste misure, quindi, avremo pi cause e meno occupati: il Governo vuole davvero ottenere un risultato del genere? C’ ancora tempo per rimediare a questo pasticcio, apportando in fase di conversione i correttivi necessari a cancellare norme antistoriche, inutili e dannose.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore