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Corte Ue, Italia ok per la classificazione dei rifiuti con codice speculare

Corte Ue, Italia ok per la classificazione dei rifiuti con codice speculare

Nell’ambito di una complessa indagine penale su un sospetto traffico illecito di rifiuti, il Gip di Roma ha disposto il sequestro
di alcune discariche.

Agli indagati si rimprovera, tra l’altro, di avere classificato e smaltito come “non pericolosi” dei rifiuti contraddistinti
dai cosiddetti codici “a specchio”, senza aver proceduto a un’analisi sufficientemente accurata degli stessi, in violazione
del principio di precauzione previsto dal diritto dell’Unione.

Si tratta di rifiuti per i quali il processo di produzione o le intrinseche caratteristiche non consentono, di per s, di
poterli qualificare quali rifiuti pericolosi (si pensi, ad esempio, ai liquami derivati dal lavaggio di contenitori che, a
loro volta, sono smaltiti come rifiuti urbani). Ciononostante, detti rifiuti si trovano, per cos dire, in una “zona grigia”,
perch la loro pericolosit comunque potenziale e dipende dalla concentrazione di sostanza pericolosa da accertarsi caso
per caso. Per questi rifiuti, esistono due possibili tipi di codice speculari, uno senza asterisco (rifiuti non pericolosi)
e l’altro con asterisco (rifiuti pericolosi).

Il Tribunale del riesame di Roma, in sede d’impugnazione, ha annullato i provvedimenti del Gip, ritenendo che non si possa
presumere la pericolosit dei rifiuti con codice speculare, se non sacrificando la presunzione d’innocenza.

La vicenda pende ora davanti alla Corte di Cassazione, la quale ha chiesto alla Corte di giustizia di interpretare il diritto
dell’Unione, onde determinare quale metodologia di analisi vada applicata ai rifiuti con voci “a specchio” per classificarli
correttamente.

Nelle sue odierne conclusioni, l’avvocato generale Campos Snchez-Bordona (Spagna), premette che la Corte dovr pronunciarsi
per la prima volta in merito alla classificazione dei rifiuti con i cosiddetti codici specchio dell’elenco europeo dei rifiuti
previsto dalla decisione 2000/532/CE.

Dovr precisare i criteri da seguire a tale scopo, affinch il giudice del rinvio possa stabilire se gli imputati abbiano
commesso il reato loro contestato di traffico illecito di rifiuti, per avere trattato rifiuti pericolosi come se non fossero
tali.

L’Avvocato generale puntualizza che la causa pregiudiziale in esame non verte sulla classificazione dei rifiuti urbani non
differenziati, che godono di una presunzione di non pericolosit, ma soltanto sulla classificazione dei rifiuti prodotti dal
trattamento meccanico di rifiuti urbani, sulla cui pericolosit sussistono dubbi e che, per tale motivo, possono essere classificati
con codici a specchio.

L’avvocato generale afferma che, nel procedimento di classificazione dei rifiuti con codice “a specchio”, spetta ai loro produttori
o detentori determinarne la composizione, nell’eventualit in cui essa sia sconosciuta. Successivamente, essi devono verificare,
mediante calcolo o prova, se il rifiuto medesimo contenga sostanze pericolose o che presentano indizi di pericolosit.

Relativamente alla metodologia di ricerca delle sostanze pericolose, l’avvocato generale afferma che essa non stata oggetto
di armonizzazione. Quindi, si pu considerare appropriato l’utilizzo di qualsiasi tipo di analisi, esame o campionamento riconosciuto
dal diritto europeo, dal diritto internazionale o dal diritto interno di uno Stato membro. Nello specifico, anche un’analisi
a campione pu essere ammessa a questo fine se presenta garanzie di efficacia e rappresentativit.

Inoltre, secondo l’avvocato generale, l’identificazione della composizione del rifiuto con codice “a specchio” deve essere
effettuata con ragionevolezza. Ci significa, da un lato, che non ammessa discrezionalit nella scelta della classificazione
(quindi l’inserimento di un rifiuto con codice a specchio tra i rifiuti pericolosi appropriata – e non meramente “opportuna”,
come previsto nella versione linguistica italiana dell’allegato della decisione della Commissione 2000/352 – quando il rifiuto
contiene sostanze pericolose che determinano nel rifiuto una o pi caratteristiche di pericolo) e, dall’altro, che non necessario
escludere la presenza di tutte le sostanze pericolose astrattamente rinvenibili in un rifiuto per considerarlo non pericoloso.

A parere dell’avvocato generale, in questo contesto, la normativa italiana in materia deve considerarsi compatibile con il
diritto dell’Unione.

Tale normativa, in particolare, prevede una procedura per determinare, in Italia, la pericolosit dei rifiuti classificabili
con voci speculari secondo le tre fasi seguenti (in ordine cronologico):
– individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso la scheda informativa del produttore, la conoscenza del processo
chimico, il campionamento e l’analisi del rifiuto;
– determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso la normativa europea sulla etichettatura delle sostanze e dei
preparati pericolosi, le fonti informative europee ed internazionali e la scheda di sicurezza dei prodotti da cui deriva il
rifiuto; e
– stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti caratteristiche di pericolo mediante
comparazione delle concentrazioni rilevate dall’analisi chimica con i limiti soglia ovvero effettuazione dei test per verificare
se il rifiuto ha determinate propriet di pericolo.

Infine, l’avvocato generale ritiene che il principio di precauzione o cautela non possa essere fatto valere dal produttore
o detentore di un rifiuto come pretesto per non applicare la procedura di classificazione dei rifiuti con codici specchio
di cui alla direttiva 2008/98 e alla decisione 2000/532.

Fanno eccezione i soli casi in cui l’indagine sulla composizione del rifiuto risulti impossibile per ragioni non imputabili
al produttore o detentore, perch in queste circostanze il rischio per la salute pubblica o ambientale diviene reale.

Infatti, spiega l’avvocato generale, il principio di precauzione uno strumento di gestione preventiva del rischio per la
salute umana o ambientale, il quale, secondo la giurisprudenza della Corte, deve essere reale e non meramente ipotetico.

Quindi, il semplice dubbio astratto sulla pericolosit di un rifiuto non pu giustificarne la classificazione a priori come
pericoloso.

D’altro canto, in virt del principio di sostenibilit tecnica ed economica, non sar necessario imporre al produttore o detentore
un’analisi assolutamente esaustiva di un rifiuto in tutte le sue caratteristiche e componenti ai fini della classificazione,
poich una simile obbligazione sarebbe sproporzionata.

Anche per quanto concerne questo aspetto, a parere dell’avvocato generale, la normativa italiana deve ritenersi compatibile
con il diritto dell’Unione.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore