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Dei delitti (fiscali) e dei condoni

Dei delitti (fiscali) e dei condoni

La pratica dei condoni tributari diventata l’espressione pi grossa delle contraddizioni nelle quali vive questo nostro
Paese: da una parte i sacri principi, dall’altra la prassi che li contraddice.

C’ stata una riforma tributaria che ha ribadito i principi costituzionali di legalit, di uguaglianza e di capacit contributiva.
La riforma era stata fatta per riportare il fenomeno tributario nell’alveo della legalit e superare le sperequazioni.

Il condono un istituto con il quale lo Stato rinuncia alla sua pretesa fiscale posta da leggi tributarie gi approvate.
Pur essendo anch’esso approvato per legge, la smentita di leggi precedenti che non trova nessun fondamento nella Costituzione.
una violazione grave degli articoli 3, 23 e 53 della Costituzione, tanto pi grave perch non pu essere portata davanti
alla Corte da coloro che non se ne giovano e pertanto non sono legittimati a sollevare questione di legittimit costituzionale.

Con la riforma fu soppresso il concordato come istituto contrario alla legalit dell’imposizione e all’indisponibilit dell’obbligazione
tributaria. Le cose non cambiano quando la rinuncia alla pretesa tributaria viene fatta in linea generalizzata con il condono.

Gli scopi che si perseguono sono l’eliminazione delle controversie e il conseguimento di un certo gettito, obiettivi che dovrebbero
essere perseguiti mediante gli strumenti ordinari della politica tributaria.

Con il condono una parte dei cittadini rimane assoggettata al regime ordinario delle imposte e una parte a una sorta di regime
agevolato che premia chi ha avuto capacit di resistere al Fisco, violando la legge, e aprendo un contenzioso a volte pretestuoso.
Viene punito non solo chi ha ritenuto di fare il proprio dovere, ma anche e soprattutto chi, come i lavoratori dipendenti,
non aveva neppure la scelta tra il rispetto delle regole e la mancanza di collaborazione con il Fisco.

Per tutte queste ragioni non c’ nessuno che difende il condono in linea di principio. Ma nella pratica tutti lo aspettano.
Lo aspetta il governo, alle prese con i problemi della finanza pubblica e incapace della lotta all’evasione. Lo aspettano
i parlamentari, alle prese con i problemi della rielezione, anche quelli che pontificano sui diritti costituzionali. Lo aspettano
i contribuenti o, per lo meno, la maggior parte di essi. Lo aspettano i professionisti che si ripromettono un aumento del
proprio lavoro: il condono la soluzione ideale per molti infortuni professionali e apre la prospettiva di un grosso contenzioso,
come l’esperienza insegna.

Il condono gode di fortuna anche presso la nostra giurisprudenza costituzionale che ne difende lo scopo – maggior gettito
rispetto all’evasione – e anche la discriminazione quando questa funzionale alle pubbliche entrate e alla politica economica.
Le sanatorie sono state giustificate per il passaggio da un regime tributario a un altro: riforma tributaria, manette agli
evasori, indici di reddittivit. E anche il condono di cui si parla ora dovrebbe essere giustificato per il passaggio a un
nuovo contenzioso tributario.

Ma si parla di un secondo condono esteso a tutti i contribuenti. Una “megasanatoria” foriera, forse, di un qualche gettito
che non solo viola i principi fondamentali del diritto tributario costituzionale, ma convincer una volta per tutte i contribuenti
onesti che non vale la pena osservare gli obblighi tributari. Tanto, un condono prima o poi arriva.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore