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Due miliardi di patrimoni esteri fuori dalle dichiarazioni fiscali

Due miliardi di patrimoni esteri fuori dalle dichiarazioni fiscali

Non sono bastate due voluntary disclosure a far emergere del tutto i patrimoni detenuti illegalmente all’estero. Le indagini condotte dall’agenzia delle Entrate,
in sinergia costante con la Guardia di Finanza hanno fatto emergere nell’anno appena concluso, nei confronti di 160 soggetti,
una maggiore base imponibile Irpef di 520 milioni circa . Ma, soprattutto, gli uffici del Fisco hanno accertato omesse indicazioni
di attivit finanziarie ai fini del monitoraggio fiscale per oltre 1,85 miliardi di euro. In sostanza quasi due miliardi di
patrimoni celati ancora all’amministrazione finanziaria e tenuti nascosti oltre confine.

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Le attivit investigative e di analisi, con particolare attenzione a quelle di contrasto a modalit di evasione ed elusione
messi in atto da soggetti particolarmente a rischio, sono state orientate soprattutto verso fenomeni di residenza estera fittizia
e di trasferimento o detenzione di attivit finanziarie all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, che
si concretizzano con la compilazione del quadro RW del modello Redditi. I principali strumenti utilizzati per nascondere i
patrimoni all’estero sono ancora trust e societ di comodo.

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A indirizzare i controlli e le analisi di rischio su cui concentrare i recuperi di gettito sono state soprattutto le informazioni
raccolte con le due operazioni di rientro dei capitali. Con le direttive impartite gi nel 2016, infatti, l’Agenzia aveva
disposto l’utilizzo delle dichiarazioni di emersione della voluntary per procedere con successive attivit di analisi e
rilevazione statistica delle condotte evasive pi diffuse (soprattutto quelle che prevedono lo spostamento all’estero di risorse
e investimenti) e di profilazione di fenomeni ad alta pericolosit fiscale.

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Mentre un’altra fonte d’innesco rappresentata dallo scambio dati , anche grazie all’area sempre pi estesa del common reporting standard (Crs) ossia il meccanismo di il sistema di condivisione automatica dei dati a carattere finanziario dei contribuenti.

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Rimanendo sempre sul fronte della fiscalit internazionale hanno giocato un ruolo importante gli accordi sui prezzi di trasferimento,
i cosiddetti Apa (Advanced pricing agreement, unilaterali o bilaterali) e le procedure amichevoli per l’eliminazione della doppia imposizione (Mutual agreement procedure o Map). Le istanze sugli Apa presentate nel 2015 sono state 109 e gli accordi conclusi 23, mentre nel 2018 l’Agenzia ha ricevuto
156 istanze e ha concluso 45 accordi.

Per le Map, le Entrate hanno ereditato dal dipartimento delle Finanze il compito di sottoscrivere gli accordi con le amministrazioni
estere contro le doppie imposizioni. Nel 2016 l’Agenzia ha discusso 22 casi e sottoscritto 14 accordi. Lo scorso anno sono
state presentate direttamente 189 istanze di Map e sono stati discussi 153 casi con 85 accordi accordi.

GLI ACCORDI SU TRANSFER PRICING E CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI

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Fonte: ilSole24ore