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Fino a 10mila euro di multa per chi abbandona il cane

Fino a 10mila euro di multa per chi abbandona il cane

Inoltre, avrebbe errato il giudice a quo a ritenere non credibile l’imputato, nonostante la versione resa fosse logica e riscontrata da altre fonti di prova, non valutate dal Tribunale, come la distanza tra i luoghi e la deposizione della moglie.

Il vizio della motivazione del provvedimento impugnato sarebbe stato acclarato anche dalla circostanza che non sarebbero state indicate le fonti di prova dalle quali risulterebbe la volont del ricorrente di abbandonare il cane o le sofferenze subite dall’animale e neppure valutate una serie di altre prove quali, tra le altre, la deposizione del veterinario, la fattura sulle cure veterinarie e la foto prodotta che ritrae il padrone con il cane.

Tuttavia, le doglianze appaiono per i giudici di Cassazione in parte infondate e in parte inammissibili, in quanto anche attinenti a questioni di fatto, come la valutazione delle prove effettuate dal Tribunale.

Inoltre, spiegano gli Ermellini, anche se nella motivazione della sentenza il giudice si dilungato sui fatti accaduti successivamente, la condanna stata emessa esclusivamente per il fatto oggetto della continuazione. Va ricordato che oggetto della prova non sono solo i fatti di cui alla contestazione, ma anche quelli che possono avere rilevanza ex art. 133 del codice penale.

Rischia la multa e l’arresto chi abbandona gli animali

Il Collegio, per, ritiene superfluo esaminare altre censure che appaiono ammissibili, ci in quanto, nel caso in esame, il reato si estinto per prescrizione.

In presenza di una causa di estinzione del reato, spiega la Corte, non sono rilevabili in Cassazione vizi di motivazione della sentenza, perch l’inevitabile rinvio della causa all’esame del giudice di merito dopo la pronuncia di annullamento incompatibile con l’obbligo della immediata declaratoria di proscioglimento per l’intervenuta estinzione del reato, stabilito dall’art. 129 c.p.p.

La vicenda, quindi, si conclude per l’imputato con un’annullamento della condanna, senza rinvio, ma non con una pronuncia piena di assoluzione.

Come affermato dalle Sezioni Unite (n. 35490/2009) in presenza di una causa di estinzione del reato il giudice legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione ex art. 129, comma 2, c.p.p., soltanto nei casi in cui le circostanze idonee a escludere l’esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell’imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, cos che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga pi al concetto di “constatazione”, ossia di percezione “ictu oculi“, che a quello di “apprezzamento” e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessit di accertamento o di approfondimento.

In presenza di una causa di estinzione del reato (nella specie, la prescrizione), la formula di proscioglimento nel merito pu essere, dunque, adottata solo quando dagli atti risulti evidente la prova dell’innocenza dell’imputato e non nel caso di insufficienza o contraddittoriet della prova di responsabilit.

Invece, nel caso in esame, tale evidenza della prova non sussiste dovendo al pi procedersi alla nuova ed articolata opera di rivalutazione della prova invocata dalla stessa difesa.

Fonte: Studio Cataldi