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Gli studi legali esplorano l’esito delle sentenze con l’intelligenza artificiale

Gli studi legali esplorano l’esito delle sentenze con l’intelligenza artificiale

Le previsioni sono difficili, soprattutto se riguardano il futuro. In questo aforisma sta anche il senso della sfida che,
vista dall’Italia, attende lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (Ai) in campo legale. Sia chiaro: la spinta sui sistemi evoluti di Ai si sta gi consolidando in diverse funzioni, dalla ricerca giuridica alla consulenza contrattuale; e sta gi scardinando il lavoro “routinario” degli avvocati, senza per questo scatenare i temuti effetti di appiattimento della professione.

E intanto si guarda alla frontiera delle applicazioni predittive, pur costellata di molti distinguo e altrettante premesse. Perch quando si parla di intelligenza artificiale, “aumentata”,
si parte da un dato di fatto: Il divario tra i Paesi anglosassoni e il resto del mondo – come spiega Giovanni Lega, managing
partner di Lca –. Se il mercato dei grandi studi americani e inglesi florido di investitori, e vede oltre cento applicazioni di Ai gi attive, il mondo della civil law, e dunque anche quello
italiano, risente di alcuni freni e viene purtroppo smarcato da differenze linguistiche. L’adattamento di applicativi pensati
per l’estero richiede tempo e investimenti. Che per si ripagano in termini di efficienza, come mostra il caso di Luminance, la pi diffusa piattaforma di Ai per la
due diligence, nata nel Regno Unito e implementata in Italia per primo dallo studio Portolano Cavallo.

Dai contratti agli esiti del contenzioso


Dietro l’insegna del “legal tech” si estende un territorio sempre pi vasto (dalla ricerca all’analisi, alla stesura dei documenti),
ed quindi naturale che a tracciare la rotta italiana siano soprattutto le sedi delle law firm internazionali, dotate di
risorse e capacit. Dentons, per esempio, si mossa da tempo creando il fondo di venture capital Nextlaw Ventures e Nextlaw Labs, un acceleratore per start-up focalizzato sullo sviluppo di soluzioni tecnologiche per i servizi legali, che si avvale dell’esperienza
di migliaia di avvocati nei vari Paesi coperti per suggerire e testare i nuovi strumenti. La due diligence (per cui in giro ci sono tante piattaforme disponibili) solo un piccolo esempio.

Lavoriamo con startup quali Ross e Beagle, su legal research e contract review – racconta Giangiacomo Olivi, partner di Dentons –. Abbiamo sviluppato software che a partire dagli input immessi creano le basi di un contratto, strumenti di project managemente gestione finanziaria a uso interno, per gestire la reportistica con i clienti, o sistemi di giustizia predittiva (Predictice) per prevedere gli esiti del contenzioso facendo leva sullo storico.

Il nuovo ruolo dell’avvocato
Insomma, non c’ attivit che non potr essere svolta da uno strumento di Ai, fatto salvo il ruolo “metagiuridico” dell’avvocato stesso, che supervisiona e valuta gli elementi di contesto. Chi sapr adattarsi sar agevolato, perch la misura
dei servizi legali non pi nel tempo dedicato ma nei risultati ottenuti. E alcune attivit seriali – sottolinea Olivi – diventeranno commodity, per cui sar difficile far crescere i ricavi con l’aumento dei volumi. Altre conseguenze? Cambier anche la matrice degli
studi: non pi verticale ma a rete, come se la struttura a nodi della blockchain si applicasse anche all’organizzazione.


Al momento gli ostacoli sono culturali, di difesa “conservativa”, pi che tecnologici. Anche se in prospettiva scomparir
l’impiego routinario, non la funzione dell’avvocato, che dovr anzi allargare il campo delle proprie competenze, riassume
Giulio Coraggio, partner di Dla Piper. Il pi recente sistema di intelligenza artificiale messo a punto da Dla Piper un chatbot (Prisca) basato su Ibm Watson e disponibile gratuitamente su Telegram messenger, per rispondere ai quesiti in materia di
privacy e segreto industriale: uno strumento che supporta e non sostituisce l’assistenza legale.

Il double check umano c’ sempre, anche nell’altro sistema (Kira) che usiamo per la revisione dei contratti e che aiuta a identificare le clausole pi delicate e rischiose. In entrambi i casi – precisa Coraggio – la tecnologia non
nostra, ma tutti i contenuti sono forniti e approvati da nostri avvocati. Mentre un ulteriore sistema riguarda l’autocompilazione dei contratti (non in fase definitiva, ma con una base completa), per assistere i clienti che ne devono stipulare tanti in poco tempo.

Dla Piper sta lavorando anche sulle analisi predittive, per automatizzare il tracciamento del precedente e delineare ai clienti le probabilit (percentuali) di vittoria nei vari
contenziosi. Ma se sul fronte della “contrattualistica” in Italia si gi in fase avanzata, quando si parla di “precedente” torna il confronto con il modello di common law. E un interrogativo: quanto la predizione fondata sulle sentenze trascorse potr davvero essere praticabile in un ambiente
giuridico come il nostro?

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore