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I Testimoni di Geova si adeguano alle nuove regole sulla privacy

I Testimoni di Geova si adeguano alle nuove regole sulla privacy

Nei giorni scorsi i testimoni di Geova hanno diramato una circolare alle circa tremila congregazioni italiane per comunicare
che, d’ora in poi, gli oltre 250mila proclamatori attivi nel nostro paese «non potranno più raccogliere dati personali in relazione al ministero di campo», evitando anche di prendere nota degli indirizzi di persone assenti.

Nella stessa lettera viene detto che, limitandosi a dare i propri recapiti agli interessati che desiderano essere ricontattati
per ricevere maggiori informazioni, i predicatori potranno «fornire l’indirizzo del luogo più vicino in cui si tengono le
adunanze, o indirizzare la persona a jw.org», sito ufficiale di questa confessione religiosa attraverso il quale divulga il
proprio messaggio basato sulla Bibbia.

La decisione di questa organizzazione religiosa nasce dall’intenzione di uniformarsi all’interpretazione della Corte di giustizia Ue con la sentenza del 10 luglio 2018, adottata nella causa C-25/17, in cui ha stabilito che anche i predicatori
porta a porta sono tenuti a rispettare la normativa sulla protezione dei dati personali
.


Benché la libertà di coscienza e di religione non fossero state messe in discussione, in quanto tutelate dall’articolo 10
della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, secondo la Cgue gli aderenti a credi religiosi che prevedono un’opera
di evangelizzazione come quella dei testimoni di Geova non svolgono attività rientranti in quelle di «carattere personale
o domestico» alle quali non si applica il diritto dell’Unione, ma sono tenuti a rispettare il Gdpr, proprio come devono farlo Google o qualsiasi altra azienda che tratta dati personali per scopi commerciali.

DOSSIER / Privacy, come mettersi in regola

Secondo la Corte Ue, quella di «predicatore spirituale» non è quindi considerata una vocazione di natura personale, ma una vera e propria attività svolta per conto di un’organizzazione, anche quando si tratta di una confessione religiosa. Eventuali appunti presi a titolo di promemoria a seguito delle conversazioni
avute con le persone contattate o riguardanti quelle che sono assenti al momento della visita, e che possono comprendere il
nome, l’indirizzo e altre informazioni, costituiscono «trattamento di dati personali» e devono perciò rispettare le norme
sulla privacy.

Rileva che lo stesso principio si applica per estensione anche ai membri di altre comunità religiose che necessitino di annotare
informazioni sulle persone che cercano di contattare, come ad esempio i mormoni o i sacerdoti cattolici che nel periodo di
Pasqua volessero annotare i nominativi delle famiglie che non trovano a casa per ricordarsi da chi tornare per dispensare
l’acqua benedetta.

* Presidente Federprivacy

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore