Il Comune gonfia la Tari? Ecco come scoprirlo e ottenere il rimborso

Il Comune gonfia la Tari? Ecco come scoprirlo e ottenere il rimborso

Continua a tenere banco la questione della quota variabile Tari, che diversi Comuni hanno applicato illegittimamente anche alle pertinenze delle utenze domestiche, sollevata dalla risposta all’interrogazione parlamentare del 18 ottobre scorso. Il problema – segnalato pi volte dal Sole 24 Ore – sorto nel 2014 con il passaggio alla Tari, che prevede l’applicazione del metodo normalizzato (Dpr 158/99) distinguendo la quota fissa dalla quota variabile. Dopo la breve parentesi del 2013 con la Tares (per i Comuni che l’hanno istituita), si passati da una tariffa “monomia” della Tarsu a una tariffa “binomia” della Tari, composta da una quota fissa correlata alla superficie e al numero dei componenti del nucleo familiare, e da una quota variabile collegata solo al numero degli occupanti. Quindi se una famiglia di 4 persone occupa 100 o 200 mq, la quota variabile sempre la stessa, cambia invece la quota fissa.

La Tari gonfiata

La determinazione delle quote, fissa e variabile, dipende dai costi complessivi del servizio rifiuti, previsti dal piano finanziario Tari approvato dal Comune in base ai criteri del Dpr 158/99, distinguendo peraltro le tipologie di utenze (domestiche e non domestiche) e rispettando la copertura integrale dei costi. Si arriva cos a quantificare delle tariffe: in particolare quelle relative alle utenze domestiche sono contenute in una tabella di sei righe distinte per numero di componenti del nucleo familiare (da uno a sei o pi componenti). Le tariffe Tari sono per riferite all’”utenza”, comprensiva delle pertinenze (garage, cantina, eccetera), diversamente dalle aliquote Imu che invece considerano l’unit immobiliare intesa in senso catastale. Ed qui che pu sorgere l’errore di calcolo della Tari, perch diversi Comuni applicano a ogni unit immobiliare sia la quota fissa sia quella variabile, mentre quest’ultima, essendo correlata solo al numero degli occupanti, andrebbe associata all’intera utenza. Risulterebbe cos gonfiata la Tari da corrispondere in caso di abitazioni con pertinenze. Lo stesso dicasi in caso di abitazioni di vecchia costruzione composte da pi subalterni catastali ma che di fatto costituiscono un’unica utenza domestica. evidente che l’applicazione della parte variabile a ogni pertinenza o unit immobiliare comporta un notevole aumento della Tari da pagare, aumento che il Mef ritiene illegittimo.

Che cosa deve fare il contribuente

Il contribuente, dopo aver attentamente verificato la propria posizione gi nell’avviso di pagamento, dovrebbe quindi chiedere al Comune il rimborso di quanto indebitamente pagato o la compensazione sulla bolletta dell’anno prossimo. L’operazione dovrebbe comunque passare attraverso una rideterminazione complessiva delle tariffe, riguardante l’intera platea delle utenze domestiche: quelle con pertinenze, che sono state penalizzate e quelle senza pertinenze. Ci sono comunque cinque anni di tempo dal versamento per chiedere il rimborso, che il Comune dovrebbe effettuare entro 180 giorni dalla presentazione dell’istanza. Ovviamente l’eventuale riscontro negativo ovvero il silenzio-rifiuto espone l’ente ad un contenzioso che potrebbe rivelarsi controproducente, alla luce della recente interpretazione ministeriale.

Come si fa, dunque, a capire di aver versato la Tari “gonfiata”?

Sono pochi i Comuni che hanno espressamente previsto nei loro regolamenti Tari la non applicabilit della quota variabile alle pertinenze dell’utenza domestica. Si dovrebbero quindi leggere attentamente gli avvisi di pagamento che l’ente ha inviato a tutti i contribuenti (la Tari riscossa normalmente su liquidazione d’ufficio) e verificare, in caso di pertinenze, che la quota variabile applicata risulti pari a zero euro.

In quale parte dell’avviso di pagamento indicata la quota variabile?

In genere l’avviso di pagamento della Tari contiene il riepilogo dell’importo da pagare, le istruzioni per il versamento (scadenza rate e codice tributo) nonch il dettaglio delle somme. in questa parte che l’ente indica le unit immobiliari (con i dati catastali: foglio, particella, sub), la superficie tassata, il numero degli occupanti e la quota fissa e variabile distinta per ogni unit immobiliare. La quota variabile deve essere presente solo per l’abitazione, non anche per le eventuali pertinenze.

Entro quale termine il contribuente pu chiedere il rimborso al Comune? obbligatorio per il Comune rispondere all’istanza?

L’articolo 1 comma 164 della legge 296/2006 (finanziaria 2007) stabilisce che il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui stato accertato il diritto alla restituzione. La stessa norma impone inoltre all’ente di effettuare il rimborso entro centottanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza, ma non da escludere un eventuale silenzio-rifiuto da parte dell’ente.

Qual il termine per proporre ricorso?

Il contribuente, in caso di diniego espresso al rimborso, ha 60 giorni di tempo per proporre ricorso alla commissione tributaria provinciale territorialmente competente. Nel caso di silenzio-rifiuto – che si forma dopo 90 giorni dalla presentazione dell’istanza (articolo 21 Dlgs 546/92), ma consigliabile attendere 180 giorni previsti dalla norma sui tributi locali (comma 164 legge 296/06) – il contribuente deve proporre ricorso entro cinque anni (termine di prescrizione del diritto secondo la giurisprudenza pi recente).

possibile sollevare la questione in caso di contenzioso pendente?

La disciplina sul processo tributario impone al contribuente di inserire nel ricorso tutti i motivi che costituiscono la materia del contendere, non essendo possibile, in seguito, integrare il ricorso con altri motivi. Pertanto se il soggetto passivo non ha sollevato subito, in sede di motivi di ricorso, la questione dell’illegittimit della duplicazione della quota variabile Tari, non potr pi farlo successivamente.

Come regolarsi se la Tari gestita da un soggetto diverso dal Comune (ad esempio da una societ in house)?

In caso di gestione esternalizzata del tributo, ad esempio da parte della societ che gestisce il servizio rifiuti (che potrebbe essere una societ in house), il contribuente deve presentare a questa e non al Comune l’istanza di rimborso della quota Tari indebitamente pagata. Allo stesso modo, in caso di diniego o silenzio-rifiuto, il ricorso dovr essere proposto contro la societ.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore



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