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Indagini veloci per la violenza domestica ma il Codice rosso esclude il revenge porn

Indagini veloci per la violenza domestica ma il Codice rosso esclude il revenge porn

DIRITTO PENALE

di Guido Camera

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Indagini veloci per la violenza domestica ma il Codice rosso esclude il revenge porn (Ipp)

3′ di lettura

Una corsia preferenziale riservata ad alcuni reati in materia di violenza domestica e di genere. La prevede la nuova legge «Codice rosso», approvata definitivamente la scorsa settimana dal Parlamento, che modifica in tre punti il Codice di procedura penale con l’obiettivo di dare priorità e velocità alle indagini.

Però la disposizione “bandiera” della nuova legge – quella che impone al pubblico ministero di sentire le persone offese e chi ha presentato denuncia, querela o istanza entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato – non vale per le vittime del delitto di «revenge porn», pure introdotto dalla legge, che consiste nella diffusione di immagini o video sessualmente espliciti e che sarebbero dovuti restare privati (si veda anche l’articolo a fianco). Ma andiamo con ordine.

Le procedure

In primo luogo il «Codice rosso» modifica l’articolo 347 del Codice di procedura penale, stabilendo che se ci sono ragioni di urgenza, la polizia giudiziaria dovrà dare comunicazione al Pm immediatamente anche in forma orale – a cui seguirà quella scritta – della notizia riguardante questi reati: maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (il «revenge porn»), lesioni personali e deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (anche questo un nuovo delitto introdotto dalla legge) connesse a fatti di violenza domestica o sessuale.

La seconda novità, contenuta nell’articolo 362 del Codice di procedura penale, riguarda l’obbligo, per il pubblico ministero, di interrogare la persona offesa e chi ha presentato denuncia, querela o istanza (come potrebbe essere un genitore, o il tutore) entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. I delitti per cui opera tale obbligo – che viene meno solo per i casi in cui «sussistano imprescindibili esigenze di tutela dei minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini» – sono gli stessi ricordati sopra, a eccezione del «revenge porn». Chi presenta querela per la diffusione, senza il suo consenso, di video o immagini a contenuto sessualmente esplicito non dovrà essere sentito entro tre giorni dal Pm. Un’esclusione che si potrebbe spiegare solo con l’esigenza di non inflazionare oltremodo le nuove attività del pubblico ministero.

Fonte: ilSole24ore