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Irpef sotto assedio: la flat tax per tutti fa i conti con costi e taglio dei bonus

Irpef sotto assedio: la flat tax per tutti fa i conti con costi e taglio dei bonus

Una grande scommessa. Anzi, tornare a parlare ora di riforma fiscale, proprio nel momento in cui ricominciano a soffiare i
venti di recessione, pu quasi rasentare l’azzardo. Ancor di pi se si pensa che a fine anno il Governo dovr evitare aumenti
Iva per oltre 23 miliardi previsti dalle clausole di salvaguardia inserite nell’ultima legge di Bilancio. Eppure la maggioranza,
complice anche l’avvicinarsi delle elezioni europee, rilancia la riforma del fisco, partendo dalla riduzione dal 23% al 20%
della prima aliquota Irpef.

Un taglio su cui l’interrogativo principale, proprio alla luce della congiuntura tornata a virare in negativo e della stabilit
dei conti pubblici, riguarda il reperimento delle risorse finanziarie.


Se vero che per ogni punto della prima aliquota occorrono tra i 3 e i 4 miliardi, il conto complessivo di questa operazione
potrebbe arrivare a toccare fino a 12 miliardi. Il tema delle risorse, seppure il principale, non il solo problema da affrontare
per una vera e concreta riforma di un’imposta ormai datata e deformata nella sua applicazione. Ci sono almeno 5 elementi strettamente
connessi che vanno affrontati se la prospettiva davvero quella di una flat tax o meglio una dual tax, considerando la riduzione
a regime ad almeno due aliquote.

Il bonus 80 euro
A pi riprese nei mesi passati si parlato di una riscrittura della curva dell’Irpef grazie alla potatura delle tax expenditures.

A partire dal bonus degli 80 euro che da solo erode gettito per circa 10 miliardi di euro e che, fin dalla sua introduzione,
subito apparso come un corpo non del tutto organico, anche a causa della “curva corta” di applicazione con l’azzeramento
a 26mila euro. Non un caso, infatti, che venga “catalogato” statisticamente come una voce di spesa e non come un bonus fiscale.
C’ poi un concreto effetto che produce un’uscita con obbligo di restituzione quando viene superato il tetto reddituale. Una
componente che sicuramente avr giocato sulla partita di alcuni rinnovi contrattuali, ma anche su aumenti e premi.

L’IMPOSTA SULLE PERSONE FISICHE

La revisione delle tax expenditures
Come anticipato, la partita degli 80 euro si collega a una pi ampia sulla revisione di tutti i bonus fiscale. Una sorta
di grande incompiuta, che si ripropone ogni anno con tanto di monitoraggio allegato alla nota di aggiornamento al Def (il
documento di programmazione economica) prima del varo della legge di Bilancio. Finora per l’intenzione rimasta solo sulla
carta. Anche perch sfoltire i 112 miliardi (bonus Irpef compreso) di detrazioni e deduzioni per le persone fisiche un’impresa
ardua. La ragione va trovata nel fatto che le agevolazioni sono tante, settoriali e senza nessuna analisi ex post rispetto
agli obiettivi posti alla loro introduzione. Gli interessi settoriali hanno spinto poi gli ultimi esecutivi a prevedere l’introduzione
di nuove agevolazioni piuttosto che a riorganizzarle.

Il prelievo effettivo
Deduzioni e detrazioni producono, poi, l’effetto di deformare il prelievo effettivo. Con il paradosso che i contribuenti con
tante spese agevolate riescono anche a dribblare aliquote elevate. Questo senza considerare l’incognita di chi non dichiara
e non versa: l’evasione fiscale un fenomeno che resiste anche sull’Irpef e non solo sull’Iva.

Le fughe dall’Irpef
In realt uno dei mali dell’Irpef sono i regimi sostitutivi di cui ormai quasi saturo l’ordinamento tributario. Ce ne sono
in vigore gi una decina, che spaziano dagli affitti alle rendite finanziarie. L’ultima legge di Bilancio ne ha introdotti
o modificati almeno sette (non contando quelli per le imprese). Fra tutti spicca la revisione del regime forfettario per le
partite Iva che, gi dai primi giorni di quest’anno, sta dimostrando tutto il suo appeal, legato a un prelievo secco del 15%
(che sostituisce oltre all’Irpef, anche le addizionali e l’Irap) e all’azzeramento degli adempimenti, in particolare quelli
Iva.

Progressivit ed equit
Con ogni probabilit la maggioranza punta a replicare nella riforma dell’Irpef lo schema a due aliquote adottato nell’ultima
manovra: da subito, con l’allargamento del forfettario fino a 65mila euro di ricavi o compensi con un prelievo al 15 per
cento; dall’anno d’imposta 2020, con la creazione di un nuovo regime con aliquota al 20% per professionisti e imprese fino
a 100mila euro.

Un passaggio dalle 5 aliquote attuali alle due che, in ogni caso, sar realizzato a tappe. La prima delle quali, appunto,
prevede una riduzione della prima aliquota Irpef al 20 per cento. Uno degli ostacoli da superare – e fin da subito oggetto
di dibattito – la compatibilit della futura dual tax con i principi costituzionali, che impongono di garantire la progressivit
e il rispetto della capacit contributiva. Anche perch con la dual tax non arriveranno pi in soccorso del contribuente tutte
le attuali detrazioni e deduzioni.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore