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Lavoro domestico, le regioni italiane dove ci sono più colf e badanti

Lavoro domestico, le regioni italiane dove ci sono più colf e badanti

Per pagare i lavoratori domestici – colf e badanti – le famiglie italiane spendono 6,9 miliardi all’anno: 1,4 miliardi
in Lombardia e un miliardo nel Lazio. Sono Sardegna, Lazio, Umbria e Toscana le regioni dove è più alta la presenza di lavoratori
domestici regolari rispetto alla popolazione residente. In totale, i lavoratori assunti in regola nel settore sono 865 mila
(il 54,4% di colf e il 45,6% di badanti). Dal 2008 al 2017 questi lavoratori sono cresciuti del 26 per cento. Sono alcuni
dati che emergono dal rapporto «Il lavoro domestico in Italia: dettaglio regionale», elaborato da Domina, associazione nazionale
delle famiglie datori di lavoro domestico.

LA MAPPA DEL LAVORO DOMESTICO IN ITALIA

La distribuzione dei lavoratori domestici regolari nelle regioni italiane e il costo per le famiglie. (Note: (*) costo per retribuzione, contributi totali e Tfr – Fonte: Elaborazione del Sole 24 Ore e Fondazione Leone Moressa su dati Domina, Istat e Inps)

La crescita dei lavoratori domestici è dovuta in tutte le regioni italiane all’aumento dei lavoratori che si occupano di assistenza,
le cosiddette badanti. È un fenomeno dovuto all’elevata incidenza degli anziani: gli over 65 in Italia sono 13,6 milioni,
e gli over 85 sono 2,1 milioni. Un dato destinato ad aumentare: si stima che gli over 80 nel 2050 rappresenteranno il 13,6%
della popolazione.


L’andamento nel territorio
Le colf registrano invece cali in tutte le regioni, probabilmente per la crisi economica (crescono solo in Puglia e in Lombardia).

La distribuzione delle due tipologie di lavoratori domestici è eterogenea nel territorio. Il 37% delle badanti si concentra
in tre regioni (Lombardia, Emilia Romagna e Toscana), ma se rapportate al numero di anziani residenti si registra una maggiore
incidenza nelle regioni del Centro-Nord, rispetto a quelle del Sud (fatta eccezione per la sola Sardegna). Il 40% delle colf
lavora in Lombardia o nel Lazio. In particolare, nel Lazio si registrano quasi 16 colf ogni 1.000 abitanti mentre il dato
nazionale non arriva a otto.

L’incidenza del lavoro nero
Il numero complessivo dei lavoratori domestici in Italia è di circa due milioni: c’è infatti una componente di lavoro irregolare
stimata al 60 per cento. «Consentire la deducibilità delle retribuzioni, oltre che dei contributi, servirebbe a far emergere
molta parte di questo lavoro sommerso», spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina. Il settore spera anche nella
modifica del decreto 4/2019 sul reddito di cittadinanza, per estendere alle famiglie gli incentivi a chi assumerà i percettori
del nuovo sussidio: l’articolo 8 del decreto prevede infatti incentivi solo per le imprese, ma non per le famiglie che dovessero
assumere colf o badanti. «Se pensiamo – aggiunge Gasparrini – che il datore di lavoro domestico ha un’età media di 65 anni,
con punte di 66 anni in Sicilia e 76 in Basilicata, regioni dove magari i figli non sono accanto ai genitori e non si intestano
direttamente il rapporto di lavoro domestico, capiamo che le famiglie meritano un sostegno per avvalersi dell’aiuto di questi
lavoratori».

IL LAVORATORE E IL DATORE

(Fonte: elaborazione Fondazione Leone Moressa su dati Dominia, Istat e Inps)


L’identikit dei lavoratori domestici
Concentrando l’analisi sui soli lavoratori domestici regolari, il rapporto di Domina rileva che prevalgono le donne (88,3%)
rispetto agli uomini (11,7), mentre a livello regionale è la Sicilia a registrare la maggiore percentuale di uomini (24%),
seguita dalla Campania (16%) e dalla Calabria e dal Lazio con il 15%. È minoritaria la presenza maschile nel trentino Alto
Adige (4,7%) in cui il lavoro domestico è quasi solo prerogativa femminile (95,3%).

Per quanto riguarda la nazionalità, gli stranieri rappresentano il 73,1% del totale, anche se negli ultimi anni sono aumentati
gli italiani. Si registrano molte diversità territoriali, in particolare nel Sud è molto più forte la presenza di italiani
come lavoratori domestici, in regioni come la Sardegna (79%) e il Molise (51%) è addirittura maggioritaria. Questa particolarità
territoriale è dovuta probabilmente alle minori possibilità lavorative in queste Regioni.

Per quel che riguarda i lavoratori stranieri, la componente più numerosa è quella dell’Est Europa, che arriva a rappresentare
il 43% dei lavoratori domestici totali. I lavoratori dell’Est Europa sono più presenti nelle regioni del Nord Est.
I lavoratori domestici asiatici, che rappresentano il 15% dei lavoratori a livello nazionale, superano il 20% nelle regioni
in cui è forte la presenza di colf come la Lombardia (21%), il Lazio (26%) e la Sicilia (24,7%).

La spesa delle famiglie
A fronte di una ricchezza prodotta da questi lavoratori pari a 19 miliardi di valore aggiunto, nel 2017 le famiglie italiane
hanno speso 6,9 miliardi di euro per la retribuzione dei lavoratori domestici (5,6 miliardi per pagare gli stipendi, 900 milioni
di contributi e 400 milioni di Tfr). Ciò significa che, mediamente, ogni lavoratore domestico ha percepito circa 6.500 euro
annui netti, variabili a seconda delle ore lavorate e del tipo di servizio svolto.

LAVORATORI DOMESTICI IN ITALIA

(Fonte: elaborazione Fondazione Leone Moressa su dati Dominia, Istat e Inps)

Mansioni e contratti
L’età media del lavoratore domestico è 48 anni e nella maggioranza dei casi è assunto da meno di un anno. Si registrano contratti
di durata maggiore in Lazio, Lombardia e Piemonte. La mansione più frequente per il lavoratore domestico è quella di collaboratore
generico (29%).

LA MAPPA

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore