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Lavoro giovanile, peggio dell’Italia ora fa soltanto la Grecia

Lavoro giovanile, peggio dell’Italia ora fa soltanto la Grecia

In Italia il lavoro e i giovani continuano a non incontrarsi. A dirlo sono le statistiche nazionali e internazionali. Nel
nostro paese il tasso di disoccupazione degli under 25 del 32,8%, contro una media europea del 14,6%, riferita alla Ue
a 28 Paesi. Peggio fa solo la Grecia con il 39,5% visto che anche la Spagna, finora penultima, ci ha scavalcato. l’ultima
fotografia scattata da Eurostat con dati riferiti a febbraio 2019. Di cui nelle 164 pagine del Documento di economia e finanza
(Def), varato mercoled scorso dal governo gialloverde, non c’ traccia. Cos come nelle 148 del programma nazionale di riforma
(Pnr).

In entrambi i documenti manca anche una ricetta per il rilancio dell’occupazione giovanile. Tant’ che la troviamo associata
solo al reddito di cittadinanza, definito dal Pnr il principale strumento per accompagnare gli inoccupati al lavoro. Peccato
che delle oltre 800mila domande censite dall’Inps all’8 aprile appena il 3% abbia riguardato gli under 25.

GLI INCENTIVI PER ASSUMERE GIOVANI

Fonte: Inps


Le contromisure adottate finora da vari governi per invertire la rotta non sembrano aver avuto effetto: n quelle basate su
fondi europei, come Youth guarantee, n l’introduzione di incentivi e sconti contributivi per le aziende che assumono under 30, che prosegue ininterrotta dal
1 maggio 2014. Anche perch cinque strumenti su sette tra quelli a disposizione delle aziende per assumere i giovani non
sono ancora pienamente operativi. Passando sopra alla loro complessit e, per certi versi, disomogeneit.

Le misure nazionali al palo
Partiamo dallo sconto del 50% dei contributi fino a 3mila euro all’anno per assumere lavoratori under 35 (legge 205/2017,
articolo 1, commi 100 e seguenti): nel 2018 stato richiesto per inserire appena 133.764 lavoratori; in pratica, solo il
7% delle assunzioni e stabilizzazioni avvenute nell’anno. Dal 2019, la stessa misura si pu richiedere per reclutare under
30.

E veniamo cos al reddito di cittadinanza, cio l’aiuto economico che parte da 6mila euro all’anno per un single ed condizionato
a un percorso di reinserimento lavorativo, affidato essenzialmente ai centri per l’impiego. Una misura che, sommata a quota
100 – come si legge nel Def – avr per nell’immediato l’effetto di far aumentare il tasso di disoccupazione dello 0,3% nel
2019 e dello 0,7% nel 2020, anche perch aumenteranno le persone alla ricerca attiva di un lavoro (il Def ricorda che, secondo
l’Istat, l’aumento delle forze di lavoro riconducibile all’introduzione del reddito di cittadinanza di 470mila persone).
Il tasso di occupazione complessiva tornerebbe a salire
solo dal 2021 (+0,3%).


Al sussidio sono collegati anche incentivi economici per chi assume. L’azienda che inserir un percettore del reddito di cittadinanza
avr diritto a uno sgravio pari alla differenza tra 18 mensilit di Rdc e le mensilit del sussidio gi percepite dal beneficiario
assunto (il tetto massimo dell’aiuto al datore di 780 euro per un periodo di almeno cinque mesi, ossia 3.900 euro). Per
far partire questi incentivi, per, andr istituita la piattaforma dedicata al reddito di cittadinanza presso l’Anpal, l’Agenzia
nazionale delle politiche attive: qui le aziende dovranno comunicare la disponibilit dei propri posti vacanti. A oggi, la
piattaforma non ancora attiva. Il percettore di Rdc che avvia invece un’attivit in proprio avr diritto a un aiuto pari
a sei mensilit del sussidio (4.680 euro). Anche in questo caso, serve un decreto di attuazione.

Tra le misure per sostenere l’occupazione, il Def cita altri tre incentivi, due dei quali ancora inapplicabili. Vale a dire,
il bonus contributivo da 3mila euro all’anno per assumere under 35 introdotto dal decreto 87/2018 dell’estate scorsa (il decreto
“dignit”). A oggi, non si pu chiedere perch manca il decreto del ministero del Lavoro che deve stabilire le modalit di
fruizione (chi ha assunto a tempo indeterminato, da gennaio, avr comunque diritto a recuperare le mensilit pregresse del
bonus). E anche il bonus “eccellenze”, per inserire laureati con 110 e lode e dottori di ricerca, introdotto dalla legge di
Bilancio 2019, attende le istruzioni operative dell’Inps, essenziali per far partire le richieste.

Il bicchiere mezzo vuoto di Garanzia giovani
Allargando il cerchio alle misure finanziate con fondi Ue il quadro non cambia. Come conferma l’ultimo report di Garanzia
giovani, il piano pensato per collocare sul mercato del lavoro gli under 29 altrimenti “incollocabili”. Quando ci si riesce,
anche qui tramite i centri per l’impiego (o tramite le agenzie private), ci si limita a tirocini e stage. Degli 1,1 milioni
di Neet iscritti alla piattaforma e presi in carico, il 56,9% stato avviato a un intervento di politica attiva. Ma in quasi
sei casi su 10 si tratta di un tirocinio extra-curriculare. Certo, una fetta di questi rapporti poi si trasforma in contratti
subordinati (il 52,5% risulta occupato, tra tempo indeterminato, contratti a termine, apprendistato). Insufficiente per a
rilanciare la “buona” occupazione giovanile.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore