Lavoro, legge Fornero e Jobs act abbattono il contenzioso

Lavoro, legge Fornero e Jobs act abbattono il contenzioso

C’ un numero nuovo che d’ora in avanti bisogner tenere in considerazione nel dibattito, di questi mesi, sui contratti a termine. Il numero ce lo fornisce il ministero della Giustizia: nel primo semestre 2017 le controversie iscritte presso i tribunali ordinari italiani relative ai rapporti a tempo determinato sono appena 490. Una fotografia che conferma il trend di forte riduzione iniziato dal 2013, a seguito del varo, l’anno prima, della legge Fornero, e accentuatosi nel 2015 e 2016, all’indomani della completa liberalizzazione dell’istituto operata dal decreto Poletti del 2014, recepito dal Jobs act (Dlgs 81/2015). Nel 2012 le cause relative ai contratti a termine erano 8.019; nel 2015 si scesi radicalmente a 1.789, nel 2016, a 1.246. Dal 2014, quando risultavano iscritti a ruolo 2.867 contenziosi, al 2016 (1.246) la contrazione stata del 56,5 per cento. Praticamente, un crollo. Che sta proseguendo nei primi sei mesi dell’anno.

La caduta “verticale” del contenzioso sui rapporti temporanei (in rapida discesa sono pure la cause in tema di lavoro somministrato, dal 2012 al 2016, -79 per cento) particolarmente significativa perch non corrisponde a un minor ricorso a questa tipologia negoziale, come evidenziano, ormai da tempo, le statistiche ufficiali di fonte Inps, Istat, ministero del Lavoro: la percentuale dei lavoratori a termine rispetto al totale degli occupati dipendenti nel triennio, infatti, rimasta sostanzialmente stabile, tra il 14 e il 15 per cento, allineata rispetto al resto dell’Ue.

Il minor ricorso alle aule giudiziarie prettamente legato alle riforme legislative iniziate nel 2012, con Elsa Fornero, e completate dal ministro Giuliano Poletti nel 2014 e 2015 – sottolinea Arturo Maresca, ordinario di diritto del Lavoro all’universit La Sapienza di Roma – che hanno condotto al superamento della causale, per giustificare la firma di un contratto a termine, e al passaggio al sistema della percentuale massima di utilizzo (20%), sanzionando eventuali sforamenti non pi con la stabilizzazione, ma con una pi opportuna sanzione amministrativa. In sostanza, con l’eliminazione del “causalone” stata ridotta la discrezionalit dei giudici; data maggiore certezza a imprese e lavoratori; e ci ha ridotto sensibilmente il numero delle controversie.

Del resto, come emerge dai dati pubblicati qui a fianco, un analogo andamento si pu notare anche per altre tipologie di cause lavoristiche, oggetto di sostanziali restyling normativi. questo, facendo un altro esempio, il caso dei licenziamenti, il cui contenzioso dal 2012 a oggi si praticamente pi che dimezzato. Su questo crollo – aggiunge Riccardo Del Punta, ordinario di diritto del Lavoro all’universit di Firenze – pu aver pesato la minore appetibilit, prima a causa della riforma dell’articolo 18 e poi dell’introduzione del contratto a tutele crescenti, dei rimedi ottenibili dal giudice in caso di licenziamento illegittimo, e la contestuale spinta a conciliare la vertenza prima della causa (spinta gi data dalla riforma Fornero per i casi di licenziamento economico, e accentuata dalla procedura conciliativa incentivata messa in campo dal Jobs Act). Forse ha giocato anche la normativa processuale, peraltro abolita per i licenziamenti post 7 marzo 2015, che ha imposto di separare le azioni per licenziamento dalle altre. Certo, non va dimenticato poi l’impatto del nuovo regime delle spese giudiziali che fanno carico anche al lavoratore del rischio della causa.

Dai numeri sui procedimenti lavoristici iscritti presso i tribunali emerge anche un dato, in controtendenza: l’incremento del contenzioso sui trasferimenti del lavoratore. Dalle 472 cause censite nel 2012 alle 668 del 2016, numero che potrebbe essere superato, quest’anno, considerato che nel primo semestre il ministero della Giustizia conta gi 365 contenziosi.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore



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