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Le imprese chiedono quote garantite nelle vendite di camion elettrici

Le imprese chiedono quote garantite nelle vendite di camion elettrici

Il lungo negoziato sui tagli alle emissioni di CO2 per i mezzi pesanti entra nella sua fase decisiva e le grandi aziende tornano
a sollecitare la Ue perch fissi un obiettivo ambizioso di vendite obbligatorie per gli esemplari a zero emissioni. Lo chiede
una lettera inviata ieri da sei operatori industriali, commerciali e della logistica: Carrefour, Nestl, Db Schenker, Spar,
Alstom e Geodis.

I destinatari sono i rappresentanti di Parlamento, Consiglio e Commissione europei, che tra una settimana (il 12 febbraio)
si riuniranno per la trattativa congiunta finale (trilogo). Domani il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti del
Consiglio) conferir il mandato negoziale alla presidenza di turno (rumena). A ottobre il Parlamento europeo aveva votato
un taglio del 35% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e l’introduzione di una soglia minima del 5% per i mezzi a emissioni
zero (praticamente, gli elettrici) gi dal 2025. Rispetto a quest’ultimo obiettivo, la Commissione si sempre opposta, stando
pi vicina ai costruttori, che lo hanno dichiarato irraggiungibile e troppo costoso. Il Consiglio non si ancor schierato:
sosterr una quota minima di elettrici solo se risulter opportuna in sede di revisione della legislazione (nel 2022).

Con la lettera di ieri, le grandi aziende cercano di spostare l’ago della bilancia in Consiglio, dove l’ultima riunione dei
ministri dell’Ambiente ha visto alcuni Stati (tra cui Regno Unito, Olanda, Irlanda e Lussemburgo) esprimersi a favore della
soglia del 5 per cento. Le grandi aziende tornano a farsi sentire dopo che una quarantina di loro era uscita allo scoperto
per la prima volta chiedendo forti tagli alle emissioni medie di CO2 (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 maggio 2018).

Ora chiedono certezze sull’elettrico, definendolo vitale per il settore dei trasporti allo scopo di ridurre emissioni e costi
dei combustibili. Torna quindi in primo piano l’interesse a risparmiare sui costi d’esercizio.

Ma, forse per prevenire le obiezioni dei costruttori, le aziende parlano di tagli che tengano conto della lunghezza dei percorsi
e del carico trasportato. In sostanza, paiono accontentarsi di cominciare dai mezzi adibiti alle consegne dai depositi ai
commercianti e da questi ai clienti finali.

Un obiettivo sostanzialmente condiviso da Gianandrea Ferrajoli, presidente del Cecra (la federazione europea delle associazioni
nazionali dei concessionari) e dell’italiana Federauto, che fa notare come percorrenze pi lunghe siano molto difficili da
raggiungere in modalit elettrica: rispetto alle auto, i costruttori di mezzi pesanti sono ancora indietro sulle batterie.
Inoltre, mancano le infrastrutture, sia di ricarica, sia di alimentazione (le linee analoghe a quelle dei filobus, che in
Italia sono in sperimentazione solo per sei chilometri sull’autostrada Brebemi, in collaborazione con Scania). L’unica soluzione
oggi praticabile, secondo Ferrajoli, resta l’alimentazione a metano liquido.

Secondo Transport & Environment, l’organizzazione ecologista pi attiva sulla materia in ambito europeo, non bisogna comunque
trascurare di fissare obiettivi – pur meno stringenti – anche per i mezzi destinati a percorrenze maggiori.

LE PROPOSTE IN GIOCO

35%
Media nel 2030
Taglio di emissioni medie di CO2 nei mezzi pesanti rispetto a oggi, secondo il testo approvato a ottobre dal Parlamento europeo.

7%
La posizione dei costruttori
Taglio inizialmente ritenuto possibile dai costruttori. Alcuni esperti ritengono realistico il 15%.

7.700 euro
Risparmio annuo
Taglio costi di esercizio di un camion stimato dalle aziende in caso di riduzione del 24% delle emissioni di CO2.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore