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Le ore di guardia a domicilio sono orario di attivita

Le ore di guardia a domicilio sono orario di attivita

-corte ue

della redazione Norme

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(ANSA)

3′ di lettura

Le ore di guardia trascorse dal lavoratore al proprio domicilio con l’obbligo di rispondere alle convocazioni del datore di lavoro entro un termine breve – nel cado di specie entro 8 minuti trattandosi di vigile del fuoco – devono essere considerate come “orario di lavoro”.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue rilevando che “l’obbligo di restare fisicamente presente nel luogo stabilito dal datore di lavoro e il vincolo di raggiungere il luogo di lavoro entro un termine breve limitano molto fortemente le possibilità per il lavoratore di svolgere altre attivita’”.

Il caso ha origine al servizio antincendio della citta’ di Nivelles, in Belgio, in cui lavorano vigili del fuoco professionisti e volontari. Questi ultimi partecipano agli interventi e prestano anche turni di guardia e permanenza. La questione riguarda Rudy Matzak, che ha acquisito lo status di vigile del fuoco volontario nel 1981 ed e’ impiegato presso una societa’ privata. Nel 2009 ha avviato un procedimento giudiziario contro la citta’ di Nivelles per ottenere, tra l’altro, un risarcimento per servizi di guardia al proprio domicilio, i quali a suo avviso devono essere qualificati come orario di lavoro. Adita in appello per tale causa, la corte del lavoro di Bruxelles ha deciso di interpellare la Corte di giustizia per sapere se i servizi di guardia al proprio domicilio possano essere considerati come rientranti nella definizione di orario di lavoro ai sensi del diritto dell’Unione.

Oggi la Corte sottolinea che gli Stati membri non possono derogare, con riferimento ad alcune categorie di vigili del fuoco reclutati dai servizi pubblici antincendio, all’insieme degli obblighi derivanti dalle disposizioni di tale direttiva, comprese le nozioni di ‘orario di lavoro’ e ‘periodo di riposo’. La direttiva non consente nemmeno agli Stati membri di mantenere o adottare una definizione della nozione di orario di lavoro diversa da quella prevista nella direttiva. Infatti, anche se la direttiva prevede la facolta’ per gli Stati membri di applicare o di introdurre disposizioni piu’ favorevoli alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, “tale facolta’ non si applica alla definizione della nozione di orario di lavoro”. Tale constatazione e’ corroborata dalla finalita’ della direttiva, che e’ volta a garantire che le definizioni fornite non siano soggette a un’interpretazione che vari a seconda degli ordinamenti nazionali.

La Corte ricorda, tuttavia, che “gli Stati membri restano liberi di adottare, nei rispettivi ordinamenti nazionali, disposizioni che prevedano una durata dell’orario di lavoro e periodi di riposo piu’ favorevoli ai lavoratori, rispetto a quelli stabiliti nella direttiva”. La Corte ricorda anche che la direttiva non disciplina la questione della retribuzione dei lavoratori perche’ esula dalla competenza dell’Unione. Gli Stati membri possono quindi prevedere, nel loro diritto nazionale, che la retribuzione di un lavoratore in orario di lavoro differisca da quella di un lavoratore in periodo di riposo e cio’ anche al punto di non accordare alcun tipo di retribuzione durante tale periodo.

Fonte: ilSole24ore