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L’eccezione resta spesso la regola: contribuente che vince paga le spese

L’eccezione resta spesso la regola: contribuente che vince paga le spese

Un fatto «eccezionale», dice il vocabolario Treccani, «costituisce un’eccezione», perché è «straordinario, singolare, insolito». Una situazione che si verifica una volta su due non pare proprio rientrare nella definizione. Eppure, la compensazione delle spese nel processo tributario – che dal 2016 dovrebbe essere eccezionale – viene ancora decisa dai giudici in moltissimi casi.

I dati delle Finanze si fermano al 2016. Ma sono illuminanti. Con la nuova disciplina, i casi in cui la parte sconfitta è stata condannata a rimborsare all’altra il costo del processo sono passati dal 31,2% del 2015 al 39,3% nelle commissioni tributarie provinciali e dal 35,8% al 41,8% in quelle regionali. Dunque, anche se c’è stato un aumento, siamo ancora lontani dall’aver reso eccezionale la compensazione.

Lo scenario non cambia granché se si escludono i giudizi intermedi, le liti chiuse con la conciliazione e gli altri esiti. Nel 2016, in primo grado il Fisco ha vinto circa 104mila cause, ma si è visto restituire le spese solo 57mila volte. Ai contribuenti è andata peggio: a fronte di 73mila vittorie, solo in 33mila casi il giudice ha condannato l’amministrazione a rifondere i costi.

Quando la posta in gioco non è molto elevata, vincere la lite con il Fisco senza ottenere il rimborso delle spese può avere il sapore amaro di una vittoria di Pirro. Proprio per questo motivo erano state accolte con entusiasmo le nuove norme entrate in vigore il 1° gennaio 2016 (introdotte dal Dlgs 156/2015, attuativo della delega fiscale), secondo cui il giudice può compensare le spese solo in caso di soccombenza reciproca o «qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate» (articolo 15, comma 2, del Dlgs 546/1992, nella nuova versione).

L’applicazione concreta, però, ha inevitabilmente deluso molti contribuenti. Lo dimostra l’analisi delle sentenze commentate ogni settimana sul Sole 24 Ore del lunedì. Pur senza essere costruito con criteri scientifici, il campione offre uno spaccato delle motivazioni addotte per giustificare la compensazione. Colpisce, in primis, la sinteticità di tante decisioni: una o due righe che richiamano «la complessità delle questioni controverse» (Ctr Lombardia, 604/49/2017), «il valore della lite» e la «complessità della controversia» (Ctr Sardegna 232/8/2017), «la novità e complessità della questione» (Ctp Vicenza, 615/2/2017), o, ancora, «ragioni di equità rinveniente dalla particolarità delle questioni trattate» (Ctr Puglia, 2326/3/2017).

In alcuni casi, a giustificare la compensazione è una svolta della Cassazione. Come quando si sottolinea «la novità della interpretazione normativa data dai supremi giudici, che supera precedenti contrasti e, di fatto, ha messo la parola “fine” sui crediti Iva» (Ctr Umbria 452/01/17). O si ricorda che la linea della Corte sugli avvisi sprint si è assestata «solo negli ultimissimi anni, e quindi sostanzialmente dopo l’inizio del contenzioso tra le parti» (Ctr Emilia Romagna 3003/11/2017).

Spesso, però, basta l’assenza di un trend consolidato. Così si trovano richiamate «l’incertezza interpretativa della norma e l’esistenza di giurisprudenza contrastante» (Ctp Genova, 1085/4/2017), «la non univoca interpretazione giurisprudenziale» (Ctp Napoli, 12205/25/2017) e «la assenza di arresti giurisprudenziali consolidati» (Ctp Modena 570/2/2017). Il che fa riflettere. Purtroppo, che tante questioni fiscali siano complicate non è un’eccezione, al pari dell’incertezza giurisprudenziale su casi ingarbugliati.

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Fonte: ilSole24ore