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L’etilometro non revisionato rende sempre nullo il test

L’etilometro non revisionato rende sempre nullo il test

ServizioSentenza di cassazione

Se l’apparecchio non è stato sottoposto alla revisione periodica, le misurazioni effettuate non sono valide. La difesa non è più tenuta a dimostrare eventuali malfunzionamenti. Il principio, già valido in sede civile, è stato esteso dalla suprema corte anche al penale

di Maurizio Caprino

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2′ di lettura

Ora non ci sono più dubbi: se l’etilometro non è stato sottoposto alla revisione periodica, le misurazioni effettuate non sono valide. Quindi la difesa non deve più dimostrare eventuali malfunzionamenti dell’apparecchio, cosa quasi sempre impossibile. Una svolta nella giurisprudenza penale, impressa dalla Quarta sezione penale della Cassazione con la sentenza 38618 depositata il 19 settembre.

L’obbligo di taratura
Finora, invece, questo principio valeva solo in campo civile. Cioè, in sostanza, quando il tasso alcolemico è compreso tra 0,51 e 0,8 grammi/litro: è la fascia di violazione meno grave, punita con sanzioni amministrative e non penali. Il principio era stato adottato dopo la sentenza della Corte costituzionale 113/2015 che aveva imposto l’obbligo di taratura per i misuratori di velocità, non previsto espressamente né dal Codice della strada né da altre norme. In materia di alcol, nonostante l’articolo 379 del Regolamento di esecuzione del Codice imponesse «verifiche di prova» periodiche, aveva sempre prevalso il principio secondo cui spettava al trasgressore dimostrare l’esistenza di vizi dell’apparecchio, anche quando non era revisionato.

Rischio usura
In sostanza, la Consulta aveva recepito nel più alto livello della giurisprudenza una verità tecnica ormai acquisita: «qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni… dovute ad invecchiamento… e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, mutamenti della tensione di alimentazione». È per questo che serve una verifica periodica e appare irragionevole e contraddittorio imporre all’interessato di fornire una prova del vizio dell’apparecchio.

Orientamenti riallineati
La Cassazione civile si era adeguata alla Consulta (si veda, per esempio, l’ordinanza 1921/2019), quella penale non ancora. Ora la sentenza 38618 riallinea gli orientamenti, ridimensionando quelle «esigenze di tutela della sicurezza stradale» che avevano giustificato quello più rigido e riconoscendo che il cittadino dovrebbe fornire una prova «pressoché diabolica», visto che l’etilometro è nella disponibilità del corpo di polizia.

La conseguenza «irrazionale»
La Quarta sezione nota che, mantenendo criteri diversi in campo penale rispetto al civile, si arriverebbe alla «conseguenza irrazionale» che la stessa fattispecie (cioè lo stato di ebbrezza) punita con sanzioni amministrative o penali secondo la sua gravità potrebbe costituire solo un illecito penale. Ciò contrasterebbe col principio secondo cui lo strumento penale va utilizzato solo come extrema ratio.

Fonte: ilSole24ore