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L'incapacità a testimoniare ai sensi dell'art. 246 c.p.c.

L'incapacità a testimoniare ai sensi dell'art. 246 c.p.c.

Quali soggetti non sono ammessi a deporre quali testimoni e quali conseguenze derivano dalla loro audizione

Il teste che viene sentito a fini istruttori in un processo civile un soggetto terzo, necessariamente diverso dalle parti in causa. Tuttavia, per poter essere escussi quali testimoni non sufficiente non essere parte in causa, ma necessario dare quelle garanzie di attendibilit fondamentali ai fini della genuinit della prova e del raggiungimento dell’effettiva giustizia.

Di conseguenza, il codice di procedura civile esclude la capacit a testimoniare in capo a determinati soggetti, ovverosia a coloro che hanno in giudizio un interesse tale da legittimare la loro astratta partecipazione allo stesso.

La norma

La norma di riferimento rappresentata dall’articolo 246 del codice di procedura civile, che cos recita:

Non possono essere assunte come testimoni le persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio.

Il nostro ordinamento civile prevede quindi come causa di incapacit a testimoniare l’interesse a partecipare al giudizio.

Ma cosa si intende per interesse a partecipare al giudizio?

Esso deve essere identificato con l’interesse previsto dall’articolo 100 del codice di procedura civile, ovverosia con l’interesse a proporre una domanda o a contraddirvi e, quindi, con l’interesse a conseguire un’utilit o un vantaggio per il quale necessario l’intervento del giudice.

Ci che conta che l’interesse sia personale, attuale e concreto e che, quindi, riguardi in maniera diretta il soggetto agente, sussista al momento in cui si agisce e sia connesso a un pregiudizio effettivo. Non invece rilevante che si tratti di legittimazione attiva o passiva, di legittimazione primaria o secondaria o di intervento volontario o su istanza di parte.

Interesse di mero fatto

Sono viceversa da reputare capaci coloro che hanno in giudizio un interesse di mero fatto, circostanza che, semmai, idonea a influenzare la valutazione della concreta attendibilit della testimonianza gi resa.

Si parla di interesse di mero fatto, ad esempio, se il teste ha una causa in essere con una delle parti o se sia legato ad essa da un rapporto di lavoro subordinato o se il teste parte in una causa connessa con quella nella quale chiamato a deporre, potenzialmente riunibile ad essa e finch non avvenuta la riunione.

Originariamente, il codice prevedeva degli specifici divieti a testimoniare per i seguenti soggetti, operanti a meno che la causa non avesse come oggetto questioni di stato, di separazione personale o relative a rapporti di famiglia:

  • il coniuge ancorch separato,
  • i parenti o affini in linea retta,
  • coloro che sono legati a una delle parti da vincoli di affiliazione.

Con la sentenza numero 248/1974, tuttavia, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimit costituzionale di tale previsione (contenuta nell’articolo 247 c.p.c.), di fatto ammettendo anche tali soggetti alla testimonianza.

La Consulta, con la successiva sentenza numero 139/1975, ha dichiarato l’illegittimit costituzionale anche della previsione, di cui all’articolo 248 c.p.c., che limitava la possibilit di testimonianza dei minori degli anni quattordici ai soli casi in cui la loro audizione fosse resa necessaria da particolari circostanze.

Nel caso in cui un soggetto sia sentito come testimone nonostante, in virt di quanto disposto dal codice di rito, lo stesso non ne abbia la capacit, la sua testimonianza affetta da nullit.

Si tratta, tuttavia, di una nullit solo relativa che sanata per acquiescenza nelle seguenti ipotesi:

  • se non viene eccepita in sede di testimonianza
  • se non viene eccepita nella prima udienza successiva.

L’eccezione di nullit non pu essere mai dedotta per la prima volta in sede di impugnazione, neanche dal soggetto contumace, e, se disattesa, va necessariamente riproposta in sede di conclusioni in quanto, in caso contrario, si intende rinunciata.

Va comunque detto che, nonostante deve ritenersi che l’incapacit non possa essere rilevata d’ufficio, il giudice ha comunque la possibilit di considerare inattendibile la testimonianza resa dal soggetto incapace.

La giurisprudenza si in pi occasioni confrontata con la questione dell’incapacit a testimoniare, in applicazione di quanto previsto dal codice di rito, a seconda dei casi sancendola o escludendola.

Ad esempio, devono considerarsi incapaci il conducente di un veicolo in una causa avente ad oggetto la responsabilit civile del proprietario del veicolo stesso (Cass. n. 2441/1975), il fallito nelle cause che sono state promosse da o contro il fallimento (Cass. n. 2680/1993), la vittima di un sinistro stradale nei giudizi aventi ad oggetto il risarcimento richiesto da un altro soggetto danneggiato dal medesimo sinistro (Cass. n. 16541/2012), il coniuge in comunione di beni nelle controversie promosse dall’altro coniuge per l’attribuzione di un bene destinato a incrementare il patrimonio comune (Cass. n. 9304/2015).

Sono invece da considerare capaci di testimoniare, ad esempio, il socio di societ di capitali nel giudizio promosso dalla societ nei confronti del proprio amministratore e di un terzo per l’annullamento di un contratto stipulato dall’amministratore in conflitto di interessi con la societ (Cass. n. 9188/2013), il notaio rogante nelle controversie aventi ad oggetto l’annullamento dell’atto per incapacit del disponente (Cass. n. 5450/1978), il lavoratore dipendente di una delle parti in causa (Cass. n. 15197/2004), il lavoratore nei giudizi in essere tra il proprio datore di lavoro e l’ente previdenziale per il pagamento dei suoi contributi previdenziali (Cass. n. 3051/2011).

Fonte: Studio Cataldi