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L’Italia delle colf in nero: pochi controlli e tanti rischi

L’Italia delle colf in nero: pochi controlli e tanti rischi

Sono sei su dieci i lavoratori irregolari tra le mura domestiche: colf, badanti, baby sitter che, spesso a fronte di un mutuo
accordo tra le parti, vengono pagati in nero, senza contributi n assicurazione sugli infortuni. La stima arriva da diverse
fonti (da ultimo, il rapporto Censis-Assindatcolf Sostenere il welfare familiare, aggiornato al 2017), e appare costante
negli ultimi anni. Numeri alla mano, a fronte degli 864.526 lavoratori regolari nel settore domestico registrati dall’Inps
nel 2017, gli occupati effettivi nelle case degli italiani sono circa 2 milioni, di cui oltre 1,1 milioni irregolari.

GUARDA IL VIDEO / In nero 3,3 mln lavoratori, record in famiglia

I controlli dell’Ispettorato
C’ chi, come la Guardia di Finanza e l’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), si occupa di vigilare sul fenomeno, ma i numeri
dei controlli sono ben lontani dalle cifre dei lavoratori irregolari.


Nel 2017, per esempio, i controlli effettuati dall’Inl in questo settore sono stati 1.148, meno del 10% delle 122.240 verifiche
portate a termine dall’Ispettorato nell’anno (comprese quelle nelle aziende).

In 54 casi su 100 il controllo ha “smascherato” un’irregolarit. Gli accertamenti effettuati sui datori, come spiegano dalla
direzione centrale vigilanza, affari legali e contenzioso dell’Ispettorato, sono circa 300 all’anno. Un numero limitato –
come spiega la stessa direzione- perch, nella maggior parte dei casi, quando scatta una lite tra famiglia e lavoratore domestico,
ad esempio sul trattamento economico, si applica la conciliazione monocratica regolata dal Dlgs 124/2004, che ha successo
nel 75% dei casi. In pratica, si quantifica una somma da versare al lavoratore che mette d’accordo le parti, prima che scatti
l’accertamento degli importi dovuti. In ogni caso, la quasi totalit dei controlli avviene su segnalazione diretta della irregolarit
da parte del lavoratore domestico.


Le difficolt di verifica
Di fatto, le prestazioni che non si svolgono in ambienti aperti al pubblico, ma tra le mura di casa – come quelle di colf,
badanti, baby sitter, insegnanti che danno ripetizioni o maestri privati di musica – sono particolarmente difficili da monitorare,
per la difficolt degli ispettori di accedere alle abitazioni private e di intervistare testimoni. Lo conferma l’Inps: I
luoghi in cui l’attivit ispettiva pu essere legittimamente svolta – spiega l’istituto – sono dettati dal Dpr 520/1955, ma
il legislatore ha escluso dal testo normativo le abitazioni private, per le quali non si applicano le normali regole sull’accesso
ai luoghi di lavoro. L’articolo 8, comma 2 del Dpr, infatti, dispone che gli ispettori del lavoro, nei limiti del servizio
a cui sono destinati, sono ufficiali di polizia giudiziaria: possono visitare in ogni parte, a qualunque ora del giorno e
della notte, i laboratori, gli opifici, i cantieri e i lavori, in quanto siano sottoposti alla loro vigilanza, i dormitori
e i refettori annessi agli stabilimenti. Ma non le case private.

Per effettuare un controllo su un rapporto di lavoro domestico la via pi semplice da percorrere quella amministrativa,
attraverso verifiche documentali ed eventualmente con il coinvolgimento del lavoratore e del datore di lavoro, chiosa l’Inps.


A complicare ulteriormente lo scenario sono i possibili accordi tra la famiglia che d lavoro in nero (che risparmia i contributi)
e la colf o badante che lo accetta (e cos non versa le imposte): nel caso sopraggiunga un controllo, in questa situazione
facile negare che ci sia un rapporto di lavoro in corso. Si pu sempre dire, insomma, che la persona trovata in compagnia
del bambino o dell’anziano non un lavoratore ma un amico o un vicino di casa.

Un rapporto mai comunicato all’Inps, insomma – spiega ancora la direzione generale vigilanza dell’Ispettorato nazionale del
lavoro – molto difficile da sottoporre a controlli. L’unica possibilit di avviare un accertamento ricevere una segnalazione
diretta dal lavoratore che ha subito il danno. Cosa che per, quasi sempre, avviene solo alla fine del rapporto.

I rischi per le famiglie
Tenere un lavoratore domestico in nero un rischio per le famiglie, che pu comportare grosse spese in caso di contenzioso,
spiega Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. Ci si espone all’eventualit
– continua – di dover versare somme rilevanti, fino a 20-30mila euro, per contributi o parti di retribuzioni non versate.
La famiglia, infatti, non ha la responsabilit limitata al capitale investito, come le Srl, e pu vedere aggrediti direttamente
i suoi beni.

Un’altra condotta abbastanza diffusa presenta comunque dei rischi per le famiglie: dichiarare il rapporto di lavoro domestico
(quindi senza tenere il lavoratore o la lavoratrice in nero) ma per un numero di ore inferiore a quelle effettivamente svolte.
Questo consente alla famiglia di risparmiare sui contributi da versare, mentre il lavoratore pu risparmiare sulle tasse:
in caso di controversia con la baby sitter, con la badante o con la colf, per, pu scattare la richiesta di regolarizzazione
e di versamento di tutti i contributi dovuti.

Se i controlli nelle case private sono quasi impossibili da portare avanti, la spinta alla riduzione del lavoro domestico
in nero potrebbe arrivare, pi che dalle ispezioni, da nuove regole che rendano conveniente l’emersione.


Libretto famiglia extralarge
Tra le nuove misure potrebbe esserci, per esempio, un innalzamento della soglia di utilizzo del “libretto famiglia” che, come
prima i voucher, stato creato proprio per fare affiorare i rapporti di lavoro per i quali risulta pi problematico accertare
le irregolarit. Il libretto oggi serve per pagare collaboratori domestici occasionali con un tetto complessivo pari a 5mila euro all’anno: praticamente, l’equivalente di un lavoro part time con una retribuzione di 416 euro al mese. Con il “libretto famiglia”,
per, la prestazione resta nell’ambito della occasionalit, ovvero in una situazione distinta dal contratto di lavoro subordinato.
Quest’ultima la formula pi indicata per i lavoratori che svolgono la loro prestazione nelle famiglie con continuit e
per tante ore al giorno.

Innalzamento dell’idennit
Un’altra soluzione per favorire l’emersione potrebbe essere un minimo innalzamento dell’indennit di accompagnamento per chi
dovesse accettare di far versare questo importo direttamente alla badante, evitando il doppio passaggio dall’amministrazione
al beneficiario, e poi (come retribuzione) al collaboratore domestico. Lo Stato spenderebbe un po’ di pi sul fronte dell’indennit,
ma recupererebbe i contributi sulla prestazione del lavoratore. Si tratterebbe di introdurre in Italia un sistema simile
a quello del Cesu francese, un buono spendibile sul mercato dei servizi di cura.

Deducibilit dei compensi
Infine, Assindatcolf propone di introdurre la deducibilit piena degli importi versati per retribuire i lavoratori domestici,
a fronte dell’attuale possibilit di dedurre solo i contributi. Una misura che costerebbe alle casse dello Stato 675 milioni
di euro, ma considerando gli effetti positivi diretti e indiretti (emersione di 340mila occupati irregolari, occupazione aggiuntiva,
gettito Iva da nuovi consumi delle famiglie), avrebbe un costo finale stimato in 72 milioni di euro.

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Fonte: ilSole24ore