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Non c’è ancora fattura elettronica per le revisioni

Non c’è ancora fattura elettronica per le revisioni

Nelle revisioni dei veicoli la fattura elettronica in ritardo. Il consorzio Poste Motori, il quale cura l’incasso delle
somme versate dagli utenti che sottopongono i propri veicoli ai controlli obbligatori, non ancora in grado di emettere fatture
elettroniche. Lo ha denunciato ieri mattina la Cgia di Mestre, pur dicendosi certa che il problema sarebbe stato risolto a
breve. E in effetti ieri sera Poste Italiane ha assicurato che si partir entro una settimana e che gli operatori potranno
recuperare tutta l’Iva arretrata.

Per ogni revisione effettuata da un centro privato autorizzato, i cittadini pagano 66,80 euro, tariffa fissata dal ministero
dei Trasporti e comprensiva di tre voci: 45 euro destinati all’officina stessa, 9,90 di Iva e 10,20 euro come diritti per
la Motorizzazione. L’importo viene trasmesso al ministero dei Trasporti proprio tramite il consorzio Poste Motori, formato
da Poste Italiane, Postel, Kpmg Advisory e Sei Plus.

La trasmissione avviene con un bollettino postale dal costo di 1,80 euro per ogni revisione. Fino al 31 dicembre, Poste Italiane,
dopo il versamento, compilava la fattura in nome e per conto del consorzio e la rilasciava all’autofficina. Questa poteva
cos scaricarsi il costo del bollettino al netto dell’Iva, ricavandone quindi un beneficio pari a 1,4 euro).

Ma il 1 gennaio scorso entrato in vigore l’obbligo di fattura elettronica e il consorzio non si ancora adeguato. Poste
Italiane sta continuando a rilasciare una copia cartacea della fattura, che ormai non ha pi alcun valore. Occorrerebbe il
documento in formato elettronico, per poter fare qualsiasi operazione di deduzione o detrazione fiscale. Sennonch, ai titolari
di officina che hanno chiesto a Poste Italiane come fare per ottenere la fattura elettronica, era stato risposto che bisognava
rivolgersi al consorzio Poste Motori.

Ieri sera Poste Italiane ha chiarito che il consorzio entro l’11 febbraio invier il flusso comprendente tutte le fatture
emesse a partire dal 1 gennaio, al sistema informatico (Sdi – sistema di interscambio) dell’agenzia delle Entrate, permettendo
in tal modo all’utenza di poter detrarre i costi del bollettino postale delle operazioni eseguite.

Dunque, il recupero dell’Iva dovrebbe essere possibile anche per le somme rimaste in arretrato dall’inizio dell’anno, evitando
i danni economici che la Cgia aveva ipotizzato ieri mattina nel caso in cui il consorzio non si fosse mai adeguato al nuovo
obbligo.

L’associazione di artigiani aveva stimato un danno di 19 milioni di euro all’anno, da ripartire tra i circa 8.500 centri autorizzati.
Lo aveva fatto sulla base delle ultime statistiche sulle revisioni, che contavano quasi 14 milioni di operazioni all’anno.
Una cifra destinata ad aumentare con l’entrata a regime della possibilit per i privati di revisionare anche i mezzi pesanti,
introdotta dall’ultime legge di Bilancio e ancora in attesa dei provvedimenti attuativi.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore