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Padre ai domiciliari se la madre è impossibilitata ad accudire i figli

Padre ai domiciliari se la madre è impossibilitata ad accudire i figli

La Cassazione analizza e chiarisce i presupposti per la concessione del beneficio della detenzione domiciliare al marito quando la madre impossibilitata ad accudire la prole

Avv. Giuseppe Gervasi – La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per la concessione del beneficio della detenzione domiciliare al marito quando la madre impossibilitata ad accudire la prole minore.

La questione affrontata dai supremi Giudici della prima sezione penale, con la recente sentenza n 21966/2018 (sotto allegata), attiene alla nozione di “assoluta impossibilit dell’assistenza” della madre di accudire la prole minore, per la concessione della misura alternativa alla detenzione in carcere al detenuto per reati di criminalit organizzata.

Il principio espresso dagli ermellini cos sintetizzabile: l’assoluta impossibilit dell’assistenza deve interpretarsi nel senso che occorre tenere conto, da un lato, del necessario rigore imposto dalla eccezionalit della situazione e, dall’altro, dei diritti, costituzionalmente garantiti, all’uguaglianza dei membri della famiglia all’assistenza della prole, alla funzione rieducativa della pena.

  1. La vicenda
  2. Il ricorso ai Giudici di legittimit
  3. La decisione
  4. Il principio di diritto espresso dagli Ermellini

La vicenda

Il ricorrente, condannato in via definitiva per il reato di cui all’art. 416bis c.p., si rivolto al Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria invocando, ex art. 47-ter, comma 1-ter, lett. b), ord. pen., la concessione della detenzione domiciliare quale misura alternativa alla detenzione carceraria, al fine di assistere la prole di et minore essendo a ci impossibilitata la moglie affetta da disturbo dell’adattamento con ansia e depressione misto e disturbo dipendente di personalit.

Il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria ha rigettato l’istanza, sul duplice presupposto che il disturbo dell’adattamento con ansia e depressione misto e disturbo dipendente di personalit non elemento sufficiente per l’accoglimento della richiesta di misura alternativa, e che, in ogni caso, la donna espletava regolare attivit lavorativa e manifestava, quindi, adeguate competenze sociali.

Inoltre, ad avviso dei Giudici territoriali, il detenuto durante l’osservazione intramuraria aveva manifestato un indice di prognosi criminale tale da ritenere probabile la reiterazione di condotte penalmente rilevanti.

Il ricorso ai Giudici di legittimit

Avverso la decisione dei Giudici di Reggio Calabria ricorrevano i difensori, denunciando violazione di legge e difetto di motivazione, rilevando: intanto, che la condanna per la partecipazione ad associazione mafiosa non da sola sufficiente a ritenere attuale il pericolo di reiterazione del reato; inoltre, che il presupposto dell’assoluta impossibilit di assistenza alla prole da parte della moglie, non escluso dalla sola circostanza che la donna svolga attivit lavorativa.

La decisione

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso di R.D, non senza chiarire la ratio della norma di cui all’art. 47-ter, comma 1-ter, lett. b), ord. pen., la cui introduzione stata conseguente alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 215/1990, che ha ravvisato una violazione dell’art. 31 Cost. laddove sussisteva l’originaria impossibilit per il detenuto padre di prole di et inferiore a dieci anni ad offrire alla stessa una adeguata assistenza nei casi in cui la madre sia a ci impossibilitata.

I Giudici di legittimit hanno individuato i requisiti per la concessione della misura alternativa de qua: da un lato, il limite di pena detentiva residua non superiore ai quattro anni e, dall’altro, l’esercizio da parte del detenuto della responsabilit genitoriale nei confronti della prole unitamente e contestualmente alla situazione di assoluta impossibilit della madre di fornire ai figli la necessaria assistenza morale e materiale.

Il principio di diritto espresso dagli Ermellini

La decisione in commento si segnala per il chiarimento che apporta in merito alla nozione di “assoluta impossibilit di assistenza” alla prole minore da parte della madre, presupposto imprescindibile, si detto, per la concessione al padre della misura alternativa alla detenzione.

La giurisprudenza di legittimit interpreta rigorosamente la nozione di “assoluta impossibilit di assistenza”. Per i supremi Giudici occorre tenere conto di tre elementi distinti: del necessario rigore imposto dalla eccezionalit della situazione; dei diritti costituzionalmente protetti all’uguaglianza dei vari membri della famiglia all’assistenza della prole; della funzione rieducativa della pena.

Ci detto, chiariscono i supremi Giudici, l’assoluta impossibilit della madre ad accudire la prole non pu essere intesa in modo rigido. Non richiesta una difficolt estrema, tale da superare le normali capacit reattive della persona, autonomamente considerata e nel contesto familiare.

Nel caso di specie, e in applicazione del principio in commento, la circostanza che la moglie del detenuto avesse svolto regolare attivit lavorativa non poteva essere utilizzata come elemento da cui ricavare la capacit della donna ad accudire la prole minore, specie in costanza di una relazione peritale che acclarava le difficolt della stessa nel gestire le proprie responsabilit genitoriali, per lo pi determinate dalla situazione patologica in cui versava.

In estrema sintesi, per la Cassazione si in presenza di un “assoluto impedimento” ogni qualvolta il genitore non in grado di garantire alla prole di minore et “adeguate capacit accuditive”.

Avv. Giuseppe GERVASI

avvgiuseppegervasi@gmail.com

Fonte: Studio Cataldi