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Paga l`Irap l`avvocato che si fa aiutare dalla moglie in studio

Paga l`Irap l`avvocato che si fa aiutare dalla moglie in studio

La Cassazione accoglie il ricorso delle Entrate ritenendo sussistente ai fini Irap il presupposto dell’autonoma organizzazione nel caso del professionista che si avvale della collaborazione della moglie avvocato

di Marina Crisafi – Versa l’Irap l’avvocato che in studio si avvale della collaborazione della moglie, anch’essa avvocato. Lo ha deciso la Cassazione con l’ordinanza n. 10998/2018 depositata l’8 maggio (sotto allegata).

La Suprema Corte accoglie quindi l’appello delle Entrate contro la sentenza della Ctr dell’Emilia Romagna che aveva ritenuto, in violazione degli artt. 2 e 3 del d.lgs. n. 446/1997, “insussistente il requisito dell’autonoma organizzazione bench il contribuente, esercente la professione di avvocato, si fosse avvalso di lavoro altrui nella forma di collaborazioni non occasionali e per prestazioni afferenti all’esercizio della propria attivit”.

Gli Ermellini decidono, con motivazione semplificata, che il motivo fondato.

Infatti, secondo la giurisprudenza consolidata (cfr. Cass. n. 1136/2017 e n. 1820/2017), “in tema di Irap, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’articolo 2 del Dlgs 446/1997 ricorre quando il professionista responsabile dell’organizzazione si avvalga – pur senza un formale rapporto di associazione, della collaborazione di un altro professionista, stante il presumibile intento di giovarsi delle reciproche competenze ovvero della sostituibilit nell’espletamento di alcune incombenze, s da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalit di ciascun componente dello studio”.

Nel caso di specie, la collaborazione non occasionale, desumibile anche dai non trascurabili compensi in favore del coniuge, anch’esso avvocato, era volta ad aumentare le capacit professionali del contribuente, per prestazioni relative alla medesima attivit, “attesa la sistematicit del rapporto di collaborazione, a nulla rilevando il mancato impiego di personale dipendente”.

Per cui la sentenza cassata con rinvio.

Fonte: Studio Cataldi