Pensioni, aumenti da 70 a 260 euro nel 2018

Pensioni, aumenti da 70 a 260 euro nel 2018

Seppur senza arrivare ai mille euro che tanti pensionati vorrebbero ricevere, il trattamento minimo pensionistico l’anno prossimo torner ad aumentare dopo due anni di stop: dagli attuali 501,89 a 507,41 euro. Non per qualche decisione politica, ma per il meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni all’inflazione, o meglio alla variazione del costo di un determinato paniere che costituisce il punto di riferimento per le prestazioni previdenziali e assistenziali: l’indice Istat dei prezzi al consumo, tabacchi esclusi, per le famiglie di operai e impiegati.

Da gennaio si applicher il valore provvisorio relativo al 2017 che pari a +1,1% (si veda il Sole 24 Ore di ieri). Di conseguenza aumenteranno tutti i parametri di riferimento delle prestazioni previdenziali: dal trattamento minimo all’assegno sociale (da 448,07 a 453 euro), dai vitalizi al trattamento di invalidit civile, e poi ancora dei limiti di reddito per l’integrazione al minimo o il cumulo delle pensioni ai superstiti.

Oltre ovviamente agli assegni “ordinari” in pagamento. Per chi percepisce 1.000 euro lordi al mese, l’incremento sar di 11 euro, con 1.600 euro il ritocco sar di 16,72 euro, chi incassa 2.100 euro avr un aumento di 17,33 euro. Rapportato all’intero anno, quindi tredicesima compresa, significa che chi riceve la pensione minima avr poco meno di 72 euro in pi; chi intasca 13mila euro all’anno, ne ricever 143 in pi. Inoltre chi ha una pensione compresa tra 1.500 e 3.000 euro al mese “guadagner” tra i 200 e i 260 euro lordi all’anno.

Con il crescere dell’importo della pensione, l’aumento proporzionalmente minore perch il meccanismo di perequazione favorisce gli assegni di valore pi basso, riconoscendo solo a loro l’adeguamento pieno all’inflazione (si veda grafica in pagina). Con la conseguenza che con il passare degli anni il potere d’acquisto dei pensionati pi ricchi diminuisce perch non viene completamente adeguato alla variazione dei prezzi.

Il ritocco degli assegni non modifica la posizione critica della Cgil nei confronti del quadro normativo delle pensioni, tanto che oggi si svolgeranno le manifestazioni di piazza preannunciate nei giorni scorsi per protestare in particolare contro la rigidit dei criteri di pensionamento. Secondo le regole in vigore dal 2012 i requisiti per accedere alla pensione sono destinati ad adeguarsi automaticamente all’allungamento della speranza di vita con un primo aumento di 5 mesi di et o di contributi che dovrebbe scattare nel 2019. Questo a fronte di un requisito per la pensione di vecchiaia che gi oggi per la maggior parte dei lavoratori, in teoria perch nei fatti si ha ancora la possibilit di incassare l’assegno diversi anni prima, di 66 anni e 7 mesi e, come certificato ieri dal Censis, in Europa il secondo pi alto, dopo quello della Grecia.

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Fonte: ilSole24ore



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