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Pensioni, corsa a quota 100. Ma il conto lo pagheranno i giovani

Pensioni, corsa a quota 100. Ma il conto lo pagheranno i giovani

Con oltre 112mila richieste gi arrivate all’Inps, quota 100 sicuramente il “best seller” dell’anno in tema di previdenza, seguito, almeno per l’interesse che suscita, dal riscatto laurea “a basso costo” introdotto per i
periodi soggetti al metodo di calcolo contributivo. Del resto la quota consente di fare un salto indietro nel tempo, andando in pensione a 62 anni di et e 38 di contributi, mentre negli ultimi anni i requisiti sono solo aumentati.

Nel 2011, prima della riforma Fornero, gli uomini ottenevano il trattamento di vecchiaia a 65 anni, le donne a 60-61 (oggi
67 anni per tutti), ma soprattutto c’era la pensione di anzianit con quota 96, che consentiva di smettere di lavorare raggiunti
i 60 anni di et e 36 di contributi.

PER SAPERNE DI PI / DOSSIER PENSIONI 2019

Per le novit, ora definitive, introdotte dalla legge di Bilancio e dal decretone (illustrate nell’instant book TuttoPensioni 2019 in edicola mercoled 10 aprile con Il Sole 24 Ore) non si esauriscono con quota 100. stata ripristinata l’opzione donna, con accesso a pensione da 58 anni, ed stato congelato
l’adeguamento dei requisiti alla variazione della speranza di vita per la quasi totalit delle modalit di pensionamento.


Solo l’assegno di vecchiaia da quest’anno chiede 5 mesi in pi rispetto al 2018. Con i suoi 67 anni di et appare lontano e quasi irraggiungibile. In effetti, verrebbe da dire, non lo si deve raggiungere,
perch ci sono vie alternative messe a disposizione grazie alle deroghe alla riforma Fornero spalmate qua e l e alla possibilit
di uscire dal mondo del lavoro anche prima dei 60 anni utilizzando alcuni scivoli.

Negli ultimi sette anni c’ stata prima una riforma improntata al rigore dei conti e ora una mezza riforma che ritiene non
opportuna tanta rigidit
. Tuttavia, dato che l’investimento previdenziale della collettivit e del singolo di lungo periodo, sarebbe utile una
linea coerente nel tempo. Per poter pianificare il proprio futuro, anche decidendo, per esempio, se riscattare o no il periodo
di studi universitari, che da quest’anno a determinate condizioni pu essere fatto a un costo ridotto rispetto al passato.
Per se le regole cambiano continuamente, perch investire ora in un’operazione che tra 20 o 30 anni potrebbe rivelarsi poco
utile?


Credo sia sbagliato chiedere gi di abrogare una misura che sta avendo grande successo e che avr presto impatto sulla qualit
della vita di tanti italiani ha affermato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio gioved scorso (4 aprile) al question time in Senato, in merito alla richiesta formulata dall’Ocse di abrogare quota 100.
Se il successo di un provvedimento pensionistico si misura in adesioni, allora sarebbe stato ancor maggiore con quota 90.
Se, invece, la bont di una riforma previdenziale fosse valutata anche sulla sostenibilit nel tempo e nell’equit intergenerazionale,
il giudizio cambierebbe.

Nel 1969 la riforma Brodolini (legge 153) introdusse il sistema di calcolo retributivo, sostitu definitivamente il sistema a capitalizzazione con quello a ripartizione (pago le pensioni di oggi con i contributi
versati da chi sta lavorando quest’anno, cos posso dare subito l’assegno a tutti), la perequazione automatica degli assegni
previdenziali agganciata a stipendi e inflazione, pi altre misure.

Dopo qualche anno erano gi evidenti gli effetti deleteri sui conti pubblici, ma per riuscire a correggere la rotta si dovuto attendere il 1992 (riforma Amato) e il 1995 (riforma Dini). Perch a concedere
si fa in fretta, togliere pi difficile. Quindi ecco la corsa a quota 100, disponibile fino al 2021. Poi si vedr.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore