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Pensioni d’oro, ecco chi pagherà il contributo di solidarietà

Pensioni d’oro, ecco chi pagherà il contributo di solidarietà

Un contributo di solidariet a pi aliquote sulle pensioni cosiddette “d’oro”, insieme a una nuova stretta sull’indicizzazione di questi assegni all’inflazione. questa l’ultima ipotesi tecnica approdata
al tavolo del vertice di maggioranza che si tenuto ieri pomeriggio a palazzo Chigi senza il ministro dell’Economia, Giovanni
Tria, e nel corso del quale stata affrontata anche la questione della possibile ricapitalizzazione di alcune banche penalizzate dalla svalutazione dei titoli pubblici in portafoglio.


Il “pacchetto pensioni” in fase di scrittura e parte da “quota 100”. Una misura strutturale, ha assicurato ieri il vicepremier Luigi Di Maio, che decoller nel 2019 con i requisiti minimi di 62
anni e 38 di contributi
. Per raggiungere la soglia dei versamenti si potr ricorrere al cumulo gratuito di posizioni contributive su gestioni diverse,
mentre sar vietata la possibilit di cumulare reddito da lavoro e pensione per i primi 24 mesi. Il requisito anagrafico sar
legato allo stabilizzatore automatico di spesa che lo adegua alla speranza di vita: se nei prossimi anni la crescita sar
di tre mesi in media ogni due anni, come avvenuto finora, significa che si passer a 63 anni minimi solo nel 2027. Le nuove
anzianit che scattano l’anno prossimo avranno una decorrenza in quattro momenti diversi dell’anno (finestre) per i dipendenti
privati e gli autonomi. Con la probabile eccezione dei lavoratori pubblici per i quali le uscite potrebbero avere solo due
finestre.


Sulle “pensioni d’oro”, ovvero gli assegni netti superiori a 4.500 euro mensili (90mila lordi l’anno) l’ipotesi di partenza quella di un contributo di solidariet articolato almeno in tre fasce: tra 90
e 120mila euro (6% di prelievo), 120-160mila euro (12%), oltre i 160mila euro (18%). La durata del contributo di solidariet
e la scelta dello strumento legislativo da adottare (direttamente in manovra o con un emendamento parlamentare) ieri erano
ancora da decidere. Cos come l’ipotesi di una rimodulazione del meccanismo di perequazione di questi assegni all’inflazione.
Il ricorso al prelievo non precluderebbe la possibilit di raffreddare, almeno parzialmente, l’indicizzazione all’inflazione.
Il pacchetto preparato dai tecnici infatti prevede, tra le varie opzioni, un abbattimento dal 25 al 50% dell’adeguamento al
costo della vita per le pensioni nove volte superiori al minimo.

Con questa duplice mossa il taglio sulle “pensioni d’oro” potrebbe garantire tra i 200 e i 300 milioni l’anno. Ma la nuova
indicizzazione potrebbe avere effetti anche sui trattamenti pi bassi. Tra i capitoli minori di questo dossier resta la riapertura
di “opzione donna” per le lavoratrici con 58 anni e 35 di contributi entro fine 2018, il pensionamento a 41 anni dei precoci,
il prolungamento dell’Ape sociale e il riconoscimento di una nuova integrazione al minimo per i lavoratori del sistema contributivo
puro, ovvero i pi giovani. Il riferimento di partenza sarebbero i 780 euro delle nuove “pensioni di cittadinanza”, ma l’assegno
Inps potrebbe rivelarsi pi pesante per questi lavoratori (con almeno 20 anni di versamenti) le cui carriere discontinue non
garantirebbero una pensione piena. Il “pacchetto pensioni” sar completato da misure di incentivazione alle assunzioni di
giovani lavoratori, nella logica della “staffetta generazionale”. La volont del governo, ha spiegato il sottosegretario al
Lavoro Claudio Durigon, quella di favorire un vero ricambio generazionale.


Sul cuneo, invece, ieri ha trovato conferma la rimodulazione in arrivo delle tariffe Inail, con un risparmio per le imprese di 600 milioni: il 32,72% in meno rispetto al tasso medio tariffario in vigore dal Duemila.
Si tratta del pi significativo intervento sul cuneo fiscale degli ultimi cinque anni, ha spiegato ieri Giuseppe Lucibello,
direttore generale Inail. Che ha aggiunto: Serve una nuova tariffa perch le aziende pagano pi di quanto ricevono, la tariffa
attuale risale al 2000 ed calibrata su 1,1 milioni di infortuni, mentre oggi siamo tra i 600 e i 650mila. Nell’attuale
contesto della manovra in corso di faticosa definizione – ha concluso Lucibello – sarebbe il segnale pi rilevante nei
confronti del mondo delle imprese.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore