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Pensioni, malintesi ed errori degli italiani in previdenza

Pensioni, malintesi ed errori degli italiani in previdenza

Gli italiani non conoscono l’abc del sistema previdenziale. Danno per scontato che la loro pensione futura non sar sufficiente per mantenere un buon tenore di vita e sono molto preoccupati
di un fatto: la lunga vita senile che li attende richieder assistenza e cure che lo Stato non potr assicurare. I risultati
della sesta indagine campionaria realizzata da Mefop, la societ costituita nel 1999 dal ministero dell’Economia, partecipata
anche da 95 fondi pensione (e molti fondi sanitari e Casse di previdenza) per la promozione della previdenza complementare e la conoscenza sulle politiche di welfare, confermano in pieno il distacco che separa la percezione dalla realt quando si parla di welfare.

Nel Paese dove quasi ogni anno il governo di turno mette mano alle norme previdenziali, il 30% della popolazione dice di non
sapere cos’ e come funziona il calcolo contributivo (percentuale in crescita rispetto al 23% del 2012) e pi di un quinto (23% contro il 19% di sei anni fa) sostiene che il sistema
vigente interamente o prevalentemente a calcolo retributivo.

Solo il 28% di chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 (era il 42% nel 2012) risponde correttamente alla domanda sulla modalit
di calcolo della pensione futura, mentre il 64% di chi lavora da pi anni e ricade nel sistema misto retributivo-contributivo
d una risposta sbagliata sulla questione.

QUANTO RITENETE “SICURI” I SISTEMI PREVIDENZIALI ITALIANI?

Valori % (Fonte: Mefop)

Fin qui nulla di nuovo. Altre indagini internazionali (per esempio i focus group dell’economista David Leiser del 2015) hanno
rivelato quanto siano sbagliate le convinzioni pi diffuse sulla previdenza. Ma l’ultima survey Mefop offre un risultato che
va oltre. E che la dice lunga sulla tenuta del patto generazionale e la natura mutualistica che sarebbero alla base del nostro sistema finanziato a ripartizione.


Alle domande sul gradimento o meno di “quota 100” e sull’accordo se si possano alleggerire i requisiti di pensionamento aumentando il debito implicito che dovranno pagare i
giovani, risulta che solo il 26% del campione (duemila intervistati) si dice coerentemente non favorevole. A fronte di un
24% di molto favorevoli ai pensionamenti anticipati e un 19% di soggetti (furbi? incoerenti?) che si dicono contrari al trasferimento
di ulteriori oneri sulle generazioni future ma favorevoli alle uscite anticipate. Il fatto che ancor oggi quasi 4 miliardi di spesa previdenziale servono per pagare i baby pensionati che si sono ritirati con meno di 50 anni negli anni ’80-’90, evidentemente, non preoccupa.

SE I GIOVANI SONO DISPOSTI A DANNEGGIARSI

Grado di accordo con la seguente affermazione: le regole pensionistiche devono essere alleggerite anche se questo avr effetti sulla spesa pensionistica e sulle tasse da pagare per i giovani. Distribuzioni per classi di et
(Fonte: Mefop)

Le conseguenze generazionali (giovani) delle scelte delle politiche di welfare dei vari governi in molti Paesi Ocse – dice
Mauro Mar, presidente di Mefop – sono un dato di fatto. Si pensa solo all’immediato e si sottovalutano gli effetti di medio, lungo periodo sul mercato del lavoro, il prelievo fiscale, il disavanzo e la crescita del reddito. Pi egoismo, minore conoscenza possono
determinare un danno grave alla tenuta sociale, al grado di trust tra le persone e le generazioni e quindi al benessere della popolazione.

VIDEO / Conviene riscattare gli anni di universit?

Fuori dal paradosso dell’equit generazionale, sembra invece granitica la preoccupazione per il rischio longevit: l’87% del campione convinto che le pensioni future non saranno sufficienti per coprire i bisogni di vita e il 73% pensa
la stessa cosa sulla sanit pubblica. Puntare sulle forme complementari di previdenza o assicurazione sanitaria (attualmente sono solo 7,5 milioni i lavoratori che hanno investito risparmi per la pensione di scorta e 10,6 quelli con una
copertura sanitaria integrativa) non un must per gli italiani.

NEL PROSSIMO FUTURO HAI INTENZIONE DI ADERIRE O NO A UN FONDO PENSIONE?

Dati in percentuale. Fonte: Mefop

Le ragioni addotte sono diverse: il 40% dichiara di non aver abbastanza risparmi, il 25% non ha fiducia nei mercati finanziari, l’11% non ha un lavoro stabile. C’ di base la bassa alfabetizzazione finanziaria, cui l’indagine Mefop dedica un capitolo importante, e che spiega come soprattutto i pi giovani siano oggi i meno consapevoli
del rischio che porta con s un debito pensionistico implicito fuori misura. E c’ la domanda, in prospettiva, di una maggiore spesa per la sanit e la cura di lungo termine. Una domanda che, a vincoli finanziari dati, rischia di rimanere inevasa, con tutte le conseguenze che ne possono venire
in termini di ancor maggiore propensione al risparmio delle coorti pi anziane.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore