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Pensioni, quanto scende la rendita se passa quota 100 con 62 anni

Pensioni, quanto scende la rendita se passa quota 100 con 62 anni

La riforma delle pensioni pian piano si mette a fuoco, soprattutto per quanto riguarda i nuovi livelli di fine dell’attivit
lavorativa, la platea di riferimento e i conseguenti costi. Per molti lavoratori un’opportunit per riorganizzare il proprio
percorso di vita, oltre che lavorativo. Per il Governo una sfida importante, visto quanto promesso in campagna elettorale
in materia. Il focus dell’Esecutivo l’equilibrio sui costi: la quota 100 annunciata nei mesi comporta costi rilevanti. Perch
il denaro erogato in forma di pensione, con il sistema a ripartizione, proviene dalla contribuzione di chi in attivit lavorativa.

I paletti li ha indicati il vicepremier Salvini: Ho chiesto quota 100 o 41 anni e mezzo di contributi – ha detto l’altra sera a Porta a Porta -, fermo restando che 64
anni come et minima un limite troppo alto. Io ho chiesto al massimo 62 anni. Al netto di possibili interventi di fondi
solidariet ed esubero, su cui stanno lavorando i tecnici di area Lega – in particolare Alberto Brambilla -, quanto costerebbe
moltiplicare per 4 il numero dei lavoratori che vanno in pensione ogni anno? Secondo quanto elaborato dalla societ di ricerca
Tabula e curata dall’esperto di previdenza Stefano Patriarca – consulente previdenziale del precedente governo – occorrerebbero
13 miliardi di euro netti, 20 se considerate anche le tasse. I tecnici dell’Esecutivo in carica stanno facendo i loro di calcoli.

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Ma ci sono altri calcoli, che toccano agli stessi lavoratori, in caso di riforma della Fornero. Perch con il sistema contributivo,
un numero minore di anni di lavoro e di contributi versati porta a ridurre l’ammontare della pensione percepita. lecito,
dunque, valutare non solo l’et del pensionamento ma anche l’ammontare della rendita vitalizia erogata dal proprio ente previdenziale.

Quanto “peserebbe” dunque l’anticipazione del pensionamento a 62 anni al lavoratore (oltre che al Governo)?  quanto abbiamo
provato a calcolare chiedendo alla societ di consulenza Epheso di elaborare diversi scenari pensionistici per un lavoratore
maschio, nato nel 1969, assunto a 30 anni e con un reddito pari a 35mila euro lordi l’anno (l’ipotesi, ovviamente, tiene conto
di una ipotetica carriera continuativa senza buchi contributivi). Rispetto all’et standard per il pensionamento, una pensione
anticipata di tre o cinque anni riduce in modo sensibile la pensione per il lavoratore.

LIDENTIKIT

Fonte: Epheso

Per ipotizzare di quanto si ridurrebbe la pensione dello stesso lavoratore che uscisse a 62 anni, dobbiamo forzare un po’
l’ipotesi di calcolo, visto che l’et in questione non contemplata dalla normativa. Per provare a identificare con una certa
approssimazione una rendita annua, possibile ipotizzare una riduzione della rendita per ogni anno di “anticipo” della pensione.
Tenendo conto che da 70 a 67 anni il calo del 5% per anno, mentre tra 67 e 65 la riduzione cresce percentualmente al 5.5%
(visto che si impone su basi di calcolo inferiori) che si pu ipotizzare salire quasi al 6% in caso di pensionamento a 62
anni.


Morale: nelle ipotesi si cui stanno lavorando i tecnici del Governo, la rendita del nostro lavoratore tipo si attesterebbe
vicino ai 16mila euro l’anno, circa novemila diecimila euro l’anno in meno di quanto previsto in caso di pensionamento a 70
anni. Ossia, per utilizzare un altro parametro, un tasso di sostituzione tra ultimo stipendio e primo assegno pensionistico
del 45%. A meno che non intervengano i citati fondi di solidariet o prelievi forzosi aggiuntivi a quelli in essere, a carico
dei contribuenti o di altre categorie di pensionati, come quelli d’oro ossia con redditi alti, gi particolarmente colpiti.

Ripetiamo: un’elaborazione che tiene conto dell’impatto di molti fattori. Ma che tuttavia risulta utile per aiutare ciascuno
a effettuare una valutazione di convenienza sulle proprie esigenze reddituali, una volta smesso di lavorare.

 appena il caso di sottolineare che queste valutazioni vanno iscritte nelle scelte esistenziali di ciascuno: c’ chi andrebbe
avanti a lavorare anche ben oltre i 70 anni e chi invece preferirebbe prendere meno, ma lasciare prima o, addirittura, sottoscrivere
un prestito – come nel caso dell’Anticipo pensionistico (Ape) – pur di smettere di lavorare. Le norme, ovviamente, devono
fornire indicazioni di carattere generale, con le dovute eccezioni (come per quanto riguarda chi svolge lavori usuranti). 

Il che porta a una considerazione. L’interesse particolare dei singolo lavoratore per sua natura ben differente dall’interesse
generale di cui si dovrebbe occupare la politica e i policy maker: da una parte l’inevitabile e per certi versi “egoismo”
dei singoli, dall’altra la cura della collettivit. Ma quale? Quella generale o dei propri elettori? E se estesa all’elettorato
degli altri partiti, privilegiando quali generazioni? Si tenga conto, per esempio, che l’Italia un paese in costante invecchiamento,
con un’et media che secondo l’Istat di 45,2 anni, circa sette anni in pi rispetto al 1991. E con gli over 65 che in venticinque anni sono cresciuti da 8,7
milioni a 13,6 milioni, mentre gli under 15 sono scesi dal 15,9 al 13,4% della popolazione totale. Chi tutelare? Gli elettori
di oggi o i lavoratori (e pensionati) di domani? Alla politica le scelte selettive.

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Twitter: @loconte63

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore