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Pensioni, quota 100 per tutti ma non subito

Pensioni, quota 100 per tutti ma non subito

Pensioni ultima ora: per i privati si partirà ad aprile coi pensionamenti. Invece per gli statali il pensionamento anticipato slitterà di sei mesi ed arriverà ad ottobre. Le novità su quota 100

di Gabriella Lax – Con la quota 100 per le pensioni si partirà ad aprile. Invece, per gli statali, il pensionamento anticipato slitterà di sei mesi ed arriverà ad ottobre. Questo è uno dei paletti previsti per ridurre l’impatto sulle casse dello Stato dei pensionamenti anticipati per il 2019.

Dunque i dipendenti privati che raggiungono i 38 anni di contributi e i 62 anni di età entro fine anno potranno lasciare il lavoro dal prossimo aprile. Chi li raggiungerà dopo, potrà andare via tre mesi più tardi: la finestra è di tre mesi ed è mobile. Invece ai lavoratori pubblici toccherà dare un preavviso di sei mesi, ai quali si aggiungono i tre di finestra mobile. La prima data utile sarà il primo ottobre. Varrà per tutti il divieto di cumulo tra pensioni e redditi sopra i 5 mila euro annui.

Quota 100 per tre anni, poi quota 41 per tutti

Quota 100 non sarà per sempre: fino al 2021 ci saranno tre anni di sperimentazione, poi secondo le intenzioni si dovrebbe passare a quota 41 per tutti. L’obiettivo è mettere in condizione tutti i lavoratori di pensionarsi con 41 anni di contributi e indipendentemente dall’età anagrafica. Inoltre, già dal 2021, la quota 41 potrebbe costare meno perché per molti lavoratori la quota di pensione calcolata con il sistema contributivo sarà maggiore rispetto a quella con il sistema retributivo.

«Quota 100 pensioni si partirà subito e senza penalizzazioni – ha affermato al Corriere il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon – per quota 100 nel 2019 basteranno circa 4,7 miliardi, ossia 2 in meno di quanto abbiamo stanziato nel disegno di legge di Bilancio. Inoltre mandiamo a Bruxelles un messaggio importante: che questa misura non è strutturale ma avrà una durata triennale per svuotare il bacino dei lavoratori bloccati dalla riforma Fornero».

Fonte: Studio Cataldi