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Perché la foto del ragazzo bendato viola la Costituzione e i diritti dell’uomo

Perché la foto del ragazzo bendato viola la Costituzione e i diritti dell’uomo

In tal senso, autorevoli voci tra cui quella dell’ex presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, hanno evidenziato come la condizione di una persona sottoposta a fermo, ammanettata e bendata, rappresenti la violazione di almeno due disposizioni costituzionali, gli articoli 13 e 27, che disciplinano il divieto di violenza fisica e morale su persone sottoposte a restrizioni di libertà nell’ottica della funzione rieducativa della pena. Risulterebbero integrati poi anche i reati di “Abuso di autorità contro arrestati e detenuti” e di “Violenza privata” previsti dal codice penale: delitti posti a tutela della dignità proprio degli individui sottoposti a limitazioni della libertà personale, nell’idea che lo Stato debba riconoscere e rispettare i diritti delle persone, anche quando queste siano sottoposte a misure restrittive.

In ogni caso, il trattamento riservato da alcuni carabinieri al giovane statunitense si pone in palese violazione delle norme sui diritti umani stabilite dalle principali convenzioni internazionali a cui l’Italia aderisce. Si pensi, ad esempio, all’articolo 3 della Convenzione Europea di Diritti dell’Uomo che proibisce oltre la tortura e le pene inumane anche i trattamenti degradanti. Se, in base ai soli elementi resi noti fino a questo momento, potrebbe forse escludersi l’integrazione del fumoso reato di tortura recentemente introdotto nel nostro ordinamento, è del tutto evidente come l’intento perseguito fosse quello di disorientare e traumatizzare la persona sottoposta a fermo al fine di porlo in uno stato emotivo di sofferenza e di subalternità.

La direttiva europea 2012/13 ha imposto agli Stati dell’Ue di consegnare a tutti gli arrestati una lettera con scritto l’elenco dei loro diritti (diritto all’avvocato, all’interprete, al gratuito patrocinio, a contattare una persona terza, ad accedere al fascicolo, al silenzio)

Tale condotta, che non sappiamo se sia avvenuta prima, durante o dopo le spontanee dichiarazioni fornite dal ragazzo, non può essere in alcun caso giustificata: la Corte di Strasburgo ci ricorda infatti come il divieto di tortura e trattamenti degradanti non possa subire deroghe né eccezioni, neppure quindi nella comprensibile concitazione emotiva causata dalla perdita di un collega stimato e rispettato. Ed è anche per questo motivo che negli ultimi anni la Commissione Europea ha promosso con forza i diritti di imputati e arrestati, con specifica attenzione alla problematica fase dell’arresto. In particolare, ha messo a punto – e in parte realizzato – la tabella di marcia di Stoccolma, un insieme di direttive volte a rafforzare tali i diritti. Addiruttura, la direttiva europea 2012/13 ha imposto agli Stati dell’Ue di consegnare a tutti gli arrestati una lettera con scritto l’elenco dei loro diritti (diritto all’avvocato, all’interprete, al gratuito patrocinio, a contattare una persona terza, ad accedere al fascicolo, al silenzio).

È doveroso domandarsi quante altre volte sono avvenute e avvengono simili violazioni senza che nessuno ne sappia niente

Assistiamo infine all’ennesimo episodio (il terzo in pochi mesi, dopo quelli di Cesare Battisti e Carola Rackete) di divulgazione e pubblicazione di immagini in violazione della legge perché ritraggono una persona privata della libertà personale sottoposta a mezzi di coercizione fisica, senza il consenso della stessa. Pur nella condanna anche di tale condotta, è triste dover constatare come soltanto grazie a questa fotografia l’opinione pubblica sia venuta a conoscenza di un episodio così grave, perpetrato in pieno giorno all’interno di una caserma romana. È doveroso quindi domandarsi quante altre volte sono avvenute e avvengono simili violazioni senza che nessuno ne sapesse o ne sappia niente.

Se, come è vero, la privazione della libertà è un banco di prova su cui si misura la capacità delle istituzioni di garantire l’effettività dello stato di diritto anche nelle situazioni più difficili, i risultati immortalati nell’immagine di quella testa china con una benda sugli occhi non fanno onore proprio a nessuno.

Fonte: ilSole24ore