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Piano di rientro con le banche: guida e fac-simile

Piano di rientro con le banche: guida e fac-simile

Cos’ il piano di rientro con le banche, come e quando proporlo al proprio istituto di credito, natura giuridica e fa-simile di lettera di richiesta del cliente

di Annamaria Villafrate – Il piano di rientro bancario il rimedio stragiudiziale pi conveniente per il cliente che ha superato i limiti del fido concesso dalla banca.

Vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta, come fare per proporlo al proprio istituto di credito, quando opportuno presentarlo e qual la sua natura giuridica.

Indice:

  1. Piano di rientro bancario: cos’
  2. Piano di rientro bancario: come fare
  3. Piano di rientro bancario: quando conviene
  4. Piano di rientro bancario: natura giuridica

Piano di rientro bancario: cos’

Il piano di rientro bancario l’atto con cui la banca negozia l’estinzione del debito del cliente in via stragiudiziale. Il piano di rientro o di risanamento prevede il pagamento rateale progressivo dell’importo concordato con la banca fino alla sua estinzione. Trattandosi di un accordo negoziale la banca e il cliente devono tentare di trovare una soluzione che consenta:

  • alla banca di soddisfare il proprio diritto di credito;
  • al cliente di sostenere il pagamento delle rate senza troppe difficolt.

Per questo importante che il cliente predisponga un piano realistico, che sicuro di sostenere nel tempo. La banca da parte sua, dopo aver valutato la proposta di rientro avanzata dal cliente libera di accettarlo o rifiutarlo.

Piano di rientro bancario: come fare

Pensare che predisporre un piano di rientro con la propria banca sia un compito facile e alla portata di tutti errato. Sempre meglio rivolgersi a professionisti del settore, ovvero avvocati esperti in diritto bancario o a societ di analisti bancari. Questo perch l’elaborazione di un piano di rientro richiede la capacit di dimostrare che l’accordo fattibile e che il cliente in grado di onorarlo. Non solo. Attraverso l’analisi degli accordi e degli estratti conto del cliente possibile utilizzare eventuali irregolarit, illeciti ed anomalie delle condizioni contrattuali applicati dalla banca per negoziare un piano di rientro pi vantaggioso per il debitore.

Piano di rientro bancario: quando conviene

Il piano di rientro bancario fa seguito solitamente alla revoca del fido bancario e alla richiesta di rientro dell’affidamento bancario. In questi casi importante verificare la legittimit e la fondatezza dell’istanza dell’istituto bancario. Si possono infatti verificare due ipotesi.

1) La banca dopo aver verificato la posizione debitoria del cliente, attenendosi ai principi di correttezza e buona fede, in caso apertura di credito a tempo indeterminato (ipotesi pi frequente) provvede a notificare al debitore, con un anticipo di 15 giorni rispetto alla revoca del fido, un preavviso scritto contente una giusta causa di recesso (comma 3 art 1845 c.c). In questo caso, chiaro che, in presenza di gravi e giustificati motivi, come l’inaffidabilit e/o l’insolvenza del debitore, la banca legittimata, in qualsiasi momento, a recedere dal contratto. Il correntista non potr quindi fare altro che restituire subito e in un’unica soluzione le somme richieste o proporre un piano di rientro. Questa soluzione si rivela particolarmente conveniente poich la mancata restituzione del quantum richiesto dalla banca comporta:

2) Pu per accadere anche che la banca, senza rispettare i principi di correttezza e buona fede, non invii alcun preavviso al cliente e non adduca neppure una giusta causa di recesso (ipotesi consentita solo nei contratti di apertura del credito a tempo determinato). In questo caso, ossia al di fuori cio dei casi consentiti dalla legge, il cliente a poter contestare il comportamento la banca creditrice, citandola in giudizio per condotta abusiva.

Piano di rientro bancario: natura giuridica

Della natura giuridica del piano di rientro si occupata la Corte di Cassazione nella sentenza n. 19892/2014 (vedi anche Cassazione n. 24546/2016) stabilendo che “il piano di rientro concordato tra la banca ed il cliente, ove abbia natura meramente ricognitiva del debito, non ne determina l’estinzione, n lo sostituisce con nuove obbligazioni, sicch resta valida ed efficace la successiva contestazione della nullit delle clausole negoziali preesistenti.”

La pronuncia conferma quanto sancito dalla Cassazione Civile, Sezione III, 23 febbraio 2006, n. 4019 secondo la quale: “La ricognizione di debito, al pari della promessa di pagamento, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha soltanto effetto conservativo di un preesistente rapporto fondamentale, realizzandosi, ai sensi dell’art. 1988 c.c. – nella cui previsione rientrano anche dichiarazioni titolate – un’astrazione meramente processuale della causa, comportante l’inversione dell’onere della prova, ossia l’esonero del destinatario della promessa dall’onere di provare la causa o il rapporto fondamentale, mentre resta a carico del promittente l’onere di provare l’inesistenza o linvalidit o l’estinzione di detto rapporto, sia esso menzionato oppure no nella ricognizione di debito. Ne consegue che qualora il promissario, agendo per l’adempimento dell’obbligazione, dia la prova della promessa, incombe sul promittente l’onere di provare la inesistenza o la invalidit o l’estinzione del rapporto fondamentale. A tal fine non sufficiente che lo stesso alleghi e dimostri che altro rapporto fondamentale stato estinto, dovendo viceversa provare l’identit tra tale rapporto e quello presunto per effetto della ricognizione di debito, non bastando una mera compatibilit astratta tra i due titoli”.

Fonte: Studio Cataldi