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Regime forfettario, doppia verifica sulle partecipazioni

Regime forfettario, doppia verifica sulle partecipazioni

Per entrare nel nuovo regime forfettario i professionisti dovranno prima superare lo sbarramento delle situazioni di incompatibilit. Lo stop alla tassa piatta del 15% prevista da quest’anno per le partite Iva scatta in caso di controllo (anche indiretto)
ed esercizio di una attivit “riconducibile”, anche indirettamente, a quella condotta come professionista singolo. Ma sull’effettiva
interpretazione di queste norme della Manovra 2019 (articolo 1, comma 55 della legge 145/2018) si stanno gi interrogando i professionisti, sia chi gi in regime forfettario,
sia chi pu rientrarvi con la nuova soglia di 65mila euro.


Certo, rispetto ai primi testi la flessibilit maggiore: prima infatti qualsiasi partecipazione bloccava l’accesso, ma
anche ora le posizioni di confine potrebbero essere molte, e tutto dipender dai criteri interpretativi diffusi dalle Entrate.

Attualmente, le situazioni di conflitto possono essere distinte in due gruppi:

1) le partecipazioni sempre escluse, quali quelle in societ di persone, studi associati o imprese familiari, indipendentemente dal€ ruolo e dall’oggetto dell’attivit.
In passato (il riferimento era, allora, il regime dei “minimi”) c’ stata un’apertura al socio accomandante senza ingerenze
nell’attivit (circolare 17/E/2012), ma ora, vista la stretta del legislatore, anche questa posizione sembra essere pi
“fuori” che “dentro”;


2) le partecipazioni che diventano inconciliabili solo se qualificate sotto il duplice aspetto del controllo e dell’attivit economica esercitata, in Srl e associazioni in
partecipazione (da notare che non vengono citate Spa, societ cooperative e in accomandita per azioni che, quindi, non dovrebbero
creare incompatibilit). Resta sempre fuori, presumibilmente, la societ agricola, se non produce reddito d’impresa (risoluzione 27/E/2011).

Ma come declinare in concreto i due requisiti? Il controllo, anche indiretto, nozione giuridica (articolo 2359 del Codice civile), che distingue due diverse figure (“di
diritto” e “di fatto”) – non citate dalla disposizione sui forfettari – e che impone di considerare i voti spettanti a societ
controllate, a societ fiduciarie e a persona interposta. Se si optasse per un controllo “di diritto”, l’applicazione sarebbe
pi semplice ma anche facilmente eludibile. , quindi, probabile che l’interpretazione ufficiale si muova pi verso il controllo
“di fatto”, puntando il soggetto economico, se non addirittura il titolare effettivo (Dlgs 90/2017). Questa informazione
peraltro a regime sar reperibile direttamente dal registro imprese. Se cos fosse, ad esempio, al commercialista o al consulente
del lavoro, soci di maggioranza della societ di elaborazione dati con il coniuge, non basterebbe riservarsi solo il 40% donando
il resto al coniuge, per sfuggire al controllo poich, nella sostanza, non cambierebbe nulla e si potrebbe incorrere nel controllo
indiretto.


Ancora pi difficile da decifrare la “riconducibilit” dell’attivit svolta dalla struttura partecipata rispetto a quella
del singolo che aspira al forfait
. Qui un riferimento facile per l’interprete presente nella stessa disciplina del regime di favore, con la differenziazione
dei coefficienti di redditivit basata proprio su una ripartizione dei codici Ateco per settore di attivit. Ma se questo
fosse il criterio, l’incompatibilit sarebbe abbastanza estesa, nel senso che i gruppi selezionati per la redditivit sono
solo 9, con gli ultimi due ( servizi intellettuali e finanziari e gruppo residuale) che comprendono tantissime attivit, tra
loro anche distanti. Ad esempio, il professionista potrebbe essere socio (anche di maggioranza) in una societ immobiliare
o in un ristorante, ma si troverebbe escluso partecipando in un’attivit di servizi anche poco attinente; il caso di un
geometra socio maggioritario di una Srl di pubbliche relazioni o di traduzioni.

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Verr predisposta una tabella differente, pi rispondente allo scopo, magari esaminando i vari ordinamenti professionali
per qualificare le attivit assimilabili a quella principale? Difficile, ad oggi, immaginarlo. L’importante che non si resti nel limbo dei principi (troppo) generali, che ogni contribuente (ed ogni ufficio) potrebbe riempire di contenuti in modo pi o meno libero. Gi perch il venir meno
(retroattivamente: articolo 1, comma 74, legge 190/2014) dei requisiti per il forfettario dopo un accertamento una specie
di “tsunami” tributario, e non il caso di collegare effetti cos rilevanti a questioni interpretative. In attesa dei chiarimenti,
dunque, meglio essere prudenti.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore