Responsabilità civile per il condòmino che investe un bimbo nel cortile

Responsabilità civile per il condòmino che investe un bimbo nel cortile

Responsabilit civile per il conducente che, nel cortile di un condominio, ha investito a morte una bambina a cavalcioni sul triciclo: in casi come questi si deve valutare non soltanto la prudenza del guidatore, ma anche se ha attivato manovre e accorgimenti per scongiurare l’incidente.

Cassazione tranchant sulla tragedia avvenuta a Brescia nel 2004. In prima battuta tanto il Tribunale, quanto la Corte di appello, avevano giudicato incolpevole il guidatore che, entrato con l’auto nel cortile, aveva preso in pieno la bimba di due anni sul triciclo, sbucata all’improvviso da dietro l’auto del padre, anch’essa parcheggiata nello stabile.Ma i giudici della Suprema Corte sono di tutt’altro avviso.

Nella corposa e argomentata sentenza 30388 del 19 dicembre 2017, stigmatizzano il percorso illogico messo in atto dal giudice di appello. Non si spiegano perch, avendo il condominio deciso da pi di un mese che il cortile sarebbe stato reso accessibile al gioco dei bambini, l’imputato – neo-acquirente dell’appartamento – non fosse stato informato, avendo egli ricevuto le chiavi di casa almeno un mese prima della decisione assembleare.

Non torna nenache la ricostruzione della dinamica dell’incidente: stando ai resoconti presentari in Tribunale l’imputato – avvertito l’urto – si sarebbe fermato per chiedere al padre della bimba se per caso non avesse urtato un triciclo.

Ora – si chiedono i giudici – perch mai il guidatore imprudente si sarebbe dovuto porre questa domanda se non avesse avuto contezza del fatto che nel cortile stessero giocando dei bimbi?

E, avendo contezza, come pu essere accaduto che egli ne abbia investito uno?
Il punto proprio questo. Fermo restando, in casi come questi, l’applicabilit dell’articolo 2054 del Codice civile, che impone al conducente di risarcire il danno prodotto a persone o a cose, occorre anche fornire piena prova del fatto di avere intrapreso tutte le misure necessarie per evitare il sinistro: dunque perizia e diligenza.

Secondo la Suprema Corte, la Corte territorial e avrebbe dovuto ricostruire l’evento non solo dal punto di vista del comportamento della bambina investita,ma anche affrontare in modo specifico il profilo delle manovre di emergenza e comunque dell’adeguamento, da parte del conducente, della sua condotta. Un vizio che pesa sulla valutazione finale. Tanto da indurre i giudici a cassare la sentenza d’appello rinviandola ad altra sezione

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore



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