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Riabilitato il marchio Chiara Ferragni dopo il no alla registrazione

Riabilitato il marchio Chiara Ferragni dopo il no alla registrazione

Il Tribunale della Ue ha annullato la decisione dell’Ufficio dell’Unione europea per la propriet intellettuale (Euipo) che
rifiuta la registrazione del marchio figurativo Chiara Ferragni come marchio dell’Unione europea. Il caso stato originato
dalla richiesta all’Euipo da parte di alcuni imprenditori italiani nel 2015 di registrare, in particolare per alcuni prodotti delle classi 18 e 25
ai sensi della classificazione internazionale, il marchio Ue Chiara Ferragni con occhio e sopracciglio nella parte superiore.
Una societ olandese si era opposta facendo valere un rischio di confusione con il marchio denominativo anteriore Chiara
registrato nel Benelux nel 2015 per alcuni prodotti, in particolare, della classe 25. Contro la decisione del Tribunale, entro
due mesi a decorrere dalla data della sua notifica, pu essere proposta un’impugnazione, limitata alle questioni di diritto,
davanti alla Corte.

In seguito all’opposizione della societ olandese, l’Euipo nel 2017 ha rifiutato la registrazione del marchio figurativo Chiara
Ferragni come marchio dell’Unione europea, in particolare per borse, sacche; astucci portachiavi; portamonete, pelletteria
della classe 18 e per tutti i prodotti della classe 25, in quanto sussisterebbe un rischio di confusione tra i segni in questione.
Di qui il ricorso degli utilizzatori del marchio Chiara Ferragni al Tribunale dell’Unione europea. I titolari del marchio
Serendipity srl, Pasquale e Giuseppe Morgese sono stati seguiti dagli avvocati Filippo Garbagnati, Claudio Volpi e Laura
Aliotta.


Oggi il Tribunale europeo ha stabilito che il consumatore medio percepisce un marchio come un tutt’uno e che il marchio di
cui stata chiesta la registrazione un marchio complesso, composto tanto da elementi denominativi quanto da elementi figurativi.
Infatti composto dai due elementi denominativi Chiara e Ferragni, in caratteri neri stampatello maiuscolo, con le lettere
i in grassetto, e da un elemento figurativo collocato sopra gli elementi denominativi, che consiste in un disegno che rappresenta
un occhio azzurro con lunghe ciglia nere. Queste lunghe ciglia assomigliano alle lettere i delle parole chiara e ferragni.


Il Tribunale sottolinea che il carattere fortemente stilizzato, il colore, la posizione e le dimensioni dell’elemento figurativo
sono tali da distogliere l’attenzione del pubblico dall’elemento denominativo, posto, peraltro, nella parte inferiore del
marchio richiesto. In sostanza, l’elemento figurativo del marchio richiesto almeno tanto distintivo quanto gli elementi
denominativi di tale marchio, considerati nel loro insieme. La conclusione che l’Euipo ha commesso un errore attribuendo
maggior importanza all’elemento denominativo chiara rispetto all’elemento figurativo.

Quanto alla somiglianza tra i marchi in conflitto dal punto di vista visivo, fonetico e concettuale, il Tribunale rileva che,
sebbene il marchio denominativo anteriore Chiara sia ripreso interamente negli elementi denominativi del marchio richiesto
Chiara Ferragni, l’elemento figurativo di quest’ultimo ha un impatto significativo sull’impressione visiva globale. Cosicch
i due segni in conflitto presentano, a tutto concedere, un debole grado di somiglianza visiva. Dal punto di vista fonetico,
il Tribunale constata che l’elemento di differenziazione ferragni, per la sua lunghezza, pi importante rispetto all’elemento
di somiglianza chiara, pur essendo posizionato dopo quest’ultimo. Di conseguenza i due segni in conflitto presentano un
grado di somiglianza fonetica medio o addirittura tenue.


Il Tribunale afferma, inoltre, che i due segni in conflitto sono diversi sotto il profilo concettuale, dato che il marchio
richiesto identifica una determinata persona, mentre il marchio denominativo anteriore si riferisce soltanto a un nome senza
individuare una persona specifica.

Per quanto concerne il rischio di confusione tra i due marchi nonostante l’identit o la somiglianza tra i prodotti, le differenze
tra i segni esaminati, in particolare sotto il profilo visivo, costituiscono motivi sufficienti per escludere la sussistenza
di un rischio di confusione nella percezione del pubblico. Dal momento che i prodotti in questione sono generalmente venduti
in negozi self-service, dove l’acquisto si basa principalmente su una scelta visiva, le differenze tra i due marchi escludono
che i consumatori possano pensare che i prodotti provengano dalla stessa impresa o da imprese economicamente collegate quando
sono venduti con i marchi in conflitto. Di qui la convinzione che l’Euipo ha commesso un errore nel constatare la sussistenza
di un rischio di confusione.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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Fonte: ilSole24ore