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Risarcimento del dipendente per danno in ambiente di lavoro

Risarcimento del dipendente per danno in ambiente di lavoro

Mini guida sulle regole di base per chiedere ed ottenere un ristoro economico nel caso in cui il dipendente riporti lesioni in luogo di lavoro non adeguato

Avv. Francesco Pandolfi – La responsabilit del datore regolata dal principio generale posto dall’art. 2087 c.c.

Questa disposizione vuole che l’imprenditore sia tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarit del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrit fisica e la personalit morale dei prestatori di lavoro.

Si tratta di una regola generale, pacificamente applicabile anche al rapporto di lavoro in regime di diritto pubblico.

  1. Come domandare il risarcimento
  2. Come capire se la domanda fondata
  3. Come provare il danno
  4. Come capire se il risarcimento finale giusto
  5. Che tipo di assistenza legale serve in questi casi

Come domandare il risarcimento

Ipotizziamo un assistente capo della Polizia di Stato che, nell’ispezionare i locali della caserma, cade a causa di un insidioso pavimento bagnato riportando lesioni di una certa gravit, che lo portano ad essere giudicato dopo qualche anno non pi idoneo al servizio operativo esterno ma solo ai ruoli civili amministrativi.

Ebbene, nell’ambito del rapporto di lavoro pubblico, al verificarsi di una circostanza per la quale il dipendente resti suo malgrado danneggiato a causa di una noncuranza o omissione del datore di lavoro (il datore potrebbe aver violato la normativa in materia di requisiti dei luoghi di lavoro dettata dal D.P.R. n. 303/56 la quale, per i lavori continuativi, vieta l’uso di locali che non rispondano a determinati requisiti, tra i quali quello di essere ben asciutto e difeso dall’umidit e con pavimento anti-scivolamento), egli pu rivolgersi al giudice e domandare il risarcimento dei danni subiti di tipo non patrimoniale (danno biologico ed esistenziale) e patrimoniale (spese mediche sostenute e documentate oltre a mancato guadagno derivante dall’impossibilit di svolgere, fino al collocamento a riposo, ore di lavoro straordinario).

Come capire se la domanda fondata

Per capire se la pretesa di cui parliamo pu essere ritenuta attendibile e sostenibile in sede di ricorso, occorre tenere presente che il giudice valuta la richiesta sulla base di alcuni parametri processuali.

Vediamo, in sintesi, quali sono questi criteri guida:

a) l’individuazione del titolo dell’obbligazione risarcitoria;

b) la qualificazione della responsabilit del datore, contrattuale o extracontrattuale;

c) la verifica degli elementi costitutivi e strutturali della responsabilit;

d) l’ndividuazione e misurazione del danno risarcibile.

Fatto questo, al magistrato tocca poi tenere in considerazione l’eventuale attribuzione alla persona danneggiata di una liquidazione, ad esempio, dell’equo indennizzo, da detrarre dalla somma dovuta a titolo di risarcimento.

Come provare il danno

Ovviamente una causa che presupponga una domanda risarcitoria di questo tipo non pu poggiare solo sulla richiesta in se e per se: il ricorso va invece arricchito con prove robuste.

Regola vuole che la responsabilit ex art. 2087 c.c. abbia natura contrattuale.

Pertanto il lavoratore deve allegare e provare:

1) l’esistenza dell’obbligazione lavorativa;

2) il danno;

3) il nesso causale dell’evento dannoso con la prestazione lavorativa.

Il datore, per parte sua, deve invece provare in causa che il danno dipeso da causa a lui non imputabile, dal momento che ha messo in atto tutte le misure per evitare la lesione.

In generale, oltre al pregiudizio patrimoniale, la responsabilit del datore implica il riconoscimento dei danni non patrimoniali ex art. 2059 c.c.

Come capire se il risarcimento finale giusto

Nel corso del tempo le sentenze dei giudici sono state di due tipi in questa materia: un primo orientamento ha ritenuto la cumulabilit di eventuali indennit riconosciute e il risarcimento vero e proprio, ci per la diversit dei rischi coperti.

Un secondo orientamento ha invece ritenuto la non cumulabilit dei due aspetti di danno, vista l’esigenza di evitare che la vittima, per una sorta di duplicazione patrimoniale, si arricchisca ingiustificatamente per lo stesso danno a carico dello stesso soggetto.

Come regola generale, comunque, sembra utile tenere a mente che il risarcimento accertato e liquidato nella giusta misura solo e soltanto se ripaga per intero la vittima delle lesioni che suo malgrado ha subito nell’ambiente di lavoro non idoneo.

In altri termini: l’obiettivo del ricorso sar il “danno effettivo”, quindi tutto quanto necessario per arrivare al ristoro della lesione all’integrit psico fisica rimuovendo gli effetti economici pregiudizievoli derivanti dalla violazione del datore degli obblighi di protezione del dipendente.

Che tipo di assistenza legale serve in questi casi

Accertata la responsabilit del datore bisogna determinare il danno risarcibile.

Ridotto alla sua estrema sintesi il percorso processuale sembra addirittura banale; in realt si tratta di una causa tecnica ed abbastanza complessa, nella quale decisivo prestare attenzione ad ogni singolo passaggio in ossequio al criterio dell’onere della prova.

Per questo il consiglio di affidarsi ad avvocati che abbiano familiarit nella trattazione di casi di questo tipo: solo l’esperienza riduce/elimina il margine di errore nella conduzione dell’iter processuale, per fare in modo che la domanda di risarcimento venga presentata in modo completo e sostenibile agli occhi del giudice.

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Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

3286090590

avvfrancesco.pandolfi66@gmail.com

Fonte: Studio Cataldi