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Rom, perché il loro censimento è incostituzionale

Rom, perché il loro censimento è incostituzionale

La storia dell’era cristiana comincia con un censimento, considerato come un evento decisivo e di valore universale, nel cui quadro si collega la nascita di Ges a Betlemme. Come scrive Luca nel suo Vangelo: Or avvenne in quei giorni che usc un decreto da parte di Cesare Augusto, che si facesse un censimento su tutta la terra… E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria citt (di nascita).

Quel censimento suscit la diffidenza e poi la resistenza della comunit israelitica che vi fu sottoposta, bench esso fu esteso a tutto l’impero romano, tanto che alcuni storici hanno ravvisato in quel contrasto l’origine della rivolta di Giudea.

Si fatto richiamo all’episodio evangelico, perch esso appare addirittura emblematico del carattere di eccezionalit rispetto alla vita quotidiana, che contraddistingue l’operazione censitaria, delle difficolt di carattere pratico e psicologico che essa comporta per i cittadini censiti, del pericolo di tensioni fra il privato e il pubblico, che possono derivarne. Nihil sub sole novi.

La diffusa protesta, che precedette nel territorio della Repubblica Federale Tedesca il censimento sulla popolazione residente previsto per il 1983 e che sbocc nella sentenza del 15 dicembre 1983 del Tribunale Costituzionale Federale, con la conseguente soppressione del censimento gi organizzato, rappresenta un punto fermo di riferimento della questione giuridica del censimento.

La sentenza si basa sull’art. 1, comma 1, della Legge Fondamentale, che tutela la dignit umana come intangibile: perch questa potrebbe essere violata attraverso la raccolta delle informazioni, ovvero i dati personali, che riguardano gli individui. Pertanto, tocca al legislatore, afferm il Tribunale, il compito di determinare gli scopi leciti e i requisiti tutelati, anzitutto tutelando il segreto statistico e stabilendo l’anonimit dei dati elaborati. Occorre quindi, evitare che vi sia una registrazione e catalogazione del singolo in tutti gli aspetti della sua personalit.

Insomma, quanto deciso dal Tribunale tedesco vale ancora oggi a tutela del cittadino, della sua privacy e quindi della sua dignit. Vale per tutte le democrazie costituzionali, che hanno a cuore la garanzia dei diritti dell’uomo e la tutela dello stesso senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come recita l’art. 3 della Costituzione italiana.

Certo, un censimento va fatto se non altro per conoscere quanti siamo, ovvero quanti risiedono sul territorio. Per sapere quali sono le tendenze delle societ, e quindi le criticit da superare e le positivit da coltivare. Se cos non fosse non sarebbe possibile intervenire con politiche per la crescita e lo sviluppo, anche per sanare alcuni problemi che emergono nel contesto di una comunit. Vi un ente pubblico preposto alla statistica della societ italiana, come l’Istat, e vi un centro di ricerca, come il Censis, che fotografa lo stato dell’arte della societ attraverso indagini e ricerche.

Questa attivit di indagine, che si svolge come una sorta di continuo censimento, incontra il limite della individuazione dei soggetti e dei gruppi. Cio non pu raccogliere e catalogare dati che siano mirati alla individuazione di categorie specifiche e pertanto anche la raccolta di informazioni deve avvenire in forma anonima e generica.

Una legge che prevedesse un censimento su specifiche categorie di persone sarebbe viziata da incostituzionalit. Per le ragioni gi esposte dal Tribunale costituzionale tedesco, che troverebbero in Italia una identica applicazione.

Vale la pena ricordare, che un censimento della popolazione Rom in Italia fu tentato con un decreto del maggio 2008 dall’allora ministro dell’interno Roberto Maroni: si parl di identificazione, fotosegnalazione e rilievo delle impronte digitali: l’iniziativa suscit le critiche dell’Unione Europea e dell’Onu. E poi non se ne fece pi nulla. Nulla impedisce che si conosca il numero di Rom residenti in Italia, e cos pure per altri soggetti, ma sarebbe incostituzionale la schedatura di essi, ovvero la registrazione e il trattamento dei dati personali. La dignit umana vale per tutti.

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Fonte: ilSole24ore