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Sì al ricongiungimento del minore anche se la kafalah è frutto di un «accordo»

Sì al ricongiungimento del minore anche se la kafalah è frutto di un «accordo»

S al visto d’ingresso per il ricongiungimento familiare con il bambino preso in affidamento da un cittadino italiano grazie all’istituto islamico della kafalah: anche se non stata disposta dal giudice ma frutto di un “accordo”, omologato da un’autorit pubblica dello stato di origine del minore. La Corte di cassazione, con la sentenza 28154, respinge il ricorso del ministero degli Esteri contro la decisione del Tribunale di annullare il provvedimento con il quale l’ambasciata italiana a Rabat negava il visto. La Farnesina aveva basato il suo ricorso su un precedente delle Sezioni unite che avevano escluso l’efficacia della Kafalah negoziale, seppure omologata, ai fini del ricongiungimento, possibile solo nel caso in cui la Kafalah sia di carattere pubblicistico, conferita dunque con un provvedimento giudiziario che accerta lo stato abbandono e l’idoneit della persona che si deve prendere cura del minore. ll ministero aveva sottolineato anche che la decisione delle Sezioni unite faceva riferimento, oltre che alla pronuncia del giudice straniero, anche alla convivenza del minore con l’”affidatario” nello stato di provenienza.

L’istituto – La Cassazione spiega innanzitutto che l’istituto, previsto dall’ordinamento islamico – visto il divieto di adozione e considerato anche l’obbligo di aiutare i bisognosi imposto dal Corano – costituisce l’unico strumento di protezione per i minori che si trovano in stato di abbandono. Un “sistema” riconosciuto da fonti di diritto internazionale, in particolare dall’articolo 20 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e dalla convenzione dell’Aja del 19 ottobre 1996 sulla cooperazione in materia di responsabilit genitoriale e sulla protezione del minore, sottoscritta ma non ancora ratificata dall’Italia.

La mancata ratifica dell’Italia – Il passaggio mancato non esime per il nostro paese dal rispetto di norme che stato invitato a ratificare (Consiglio dell’Unione europea n.2008 431Ce) insieme agli altri Stati ritardatari. Detto questo la Cassazione ammette che le Sezioni unite (sentenza 211082013) avevano, come sostenuto dal ministero, fatto riferimento ad una kafalah decisa da un giudice e al requisito della convivenza, ma la Suprema Corte ricorda anche che, nel 2015 (sentenza 1843) era stato fatto un passo in pi, aprendo la via del ricongiungimento non solo in caso di kafalah pubblicistica, ma anche negoziale. Nel caso esaminato la cittadina italiana, di origine magrebina, aveva ottenuto l’affidamento della minore con un accordo avallato dal giudice notarile di Rabat, perch considerato nell’interesse della bambina. Per la Cassazione la decisione in linea con la Costituzione e con le norme sovranazionali, che impongono il criterio guida del preminente interesse del minore affermato dalla Convenzione di New York e dalla Carta dei diritti Ue per tutti i procedimenti che coinvolgono bambini, a prescindere che siano compiuti da autorit pubbliche o da istituzioni private.

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Fonte: ilSole24ore