Tutela rafforzata, per l’immigrato minorenne all’ingresso, solo se rifugiato

Tutela rafforzata, per l’immigrato minorenne all’ingresso, solo se rifugiato

Protezione umanitaria

di Patrizia Maciocchi

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2′ di lettura

Nessuna possibilità di restare in Italia, grazie alla protezione umanitaria per ragazzo nigeriano, diventato maggiorenne dopo il suo ingresso nel territorio. La tutela rafforzata affermata dalla Corte Ue, vale, infatti, solo per lo status di rifugiato e non per chi chiede la protezione umanitaria. Nè, per restare, torna “utile” aver subìto delle violenze nel periodo di prigionia trascorso in Libia prima di arrivare in Italia, perché, ai fini dell’”accoglienza”, non conta la situazione che c’è nel paese di transito ma quella del paese di origine. Partendo da questi presupposti la Cassazione (sentenza 21145) respinge il ricorso di Okiti cittadino nigeriano, contro il no della Commissione al riconoscimento dello status di rifugiato e alla protezione sussidiaria e umanitaria. Per i giudici di merito, non era attendibile il racconto della fuga dalla sua città, per l’uccisione dei genitori, cristiani ad opera dei mussulmani .

La Corte Ue – La difesa del ricorrente, senza successo, sottolinea che il Tribunale non aveva attentamente valutato la condizione di particolare vulnerabilità in cui si trovava il ragazzo, arrivato in Italia diciassettenne, dopo aver passato 5 mesi in prigione in Libia, dove era stato sottoposto a maltrattamenti e violenze. Per la Suprema corte non può essere valorizzato quanto affermato dalla Corte di Lussemburgo, con la sentenza C-550/18 del 12 aprile 2018, con la quale i giudici mirano a garantire l’immediata applicazione delle norme a tutela dei minori, in particolare il ricongiungimento familiare, sostenendo che nel processo va considerato minore chi diventa maggiorenne dopo l’ingresso nel Paese, «sempre che la persona ottenga il riconoscimento dello status di rifugiato». Una condizione, prevista dal nono considerando della direttiva 2004/83/Ce, che impedisce di estendere la tutela “rafforzata” ai richiedenti la protezione umanitaria. Per i giudici le patologie di cui soffriva il giovane ricorrente potevano essere curate in Nigeria. E nella sua regione di origine non c’era – secondo i rapporti 2017 di Amnesty International dell’Unhcr, e in base al sito «Viaggiare sicuri» della Farnesina – quella violenza diffusa che sarebbe stata di ostacolo al rimpatrio. Non serve neppure lamentare che il Tribunale non aveva attivato i poteri istruttori per valutare report più recenti, del 2018, che riferivano una situazione di grave instabilità dovuta a episodi di violenza nella zona centrale della Nigeria e, in particolare nella città di Abuja, luogo di provenienza del ricorrente.

Fonte: ilSole24ore



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