Wanda Nara a giudizio, ecco cosa si rischia a postare su Facebook

Wanda Nara a giudizio, ecco cosa si rischia a postare su Facebook

Il caso della showgirl Wanda Nara che avrebbe divulgato sui social network il numero di cellulare dell’ex marito, il calciatore Maxi Lopez, mette in luce alcuni aspetti importanti di un reato di cui si parla ancora poco, ma che in realt molto frequente tra le condotte on-line: il trattamento illecito dei dati personali, previsto e punito con la reclusione fino a due anni dall’art. 167 del D.lgs 196/2003 (c.d. Testo Unico in materia di privacy).

Cosa dice la legge

La nostra legge vieta di trattare e divulgare i dati personali altrui senza il consenso dell’interessato. Lo prescrive l’articolo 23 del D.lgs 196/2003.
Sono dati personali, ad esempio, il numero di cellulare, la targa di un veicolo, il codice fiscale, la fotografia che ritrae una persona, l’indirizzo e-mail e in genere tutto ci che consente l’identificazione di un soggetto.
Quando dalla divulgazione del dato personale deriva anche un danno alla vittima pu integrarsi il reato di trattamento illecito dei dati personali, oggetto di accertamento nel processo di Maxi Lopez contro Wanda Nara.
Come per il reato di sostituzione di persona, anche in questo caso il danno non deve essere necessariamente patrimoniale, ma pu essere anche morale. La Corte di cassazione ha, ad esempio, ritenuto sussistente il danno all’immagine nel caso del fidanzato che aveva divulgato in rete le foto e il numero di cellulare della sua ex, in ragione della “lesione della tranquillit e dell’immagine sociale subita dall’interessata”. (Corte di cassazione sentenza n. 26680/2004)

Le ragioni dell’accusa

In questo caso l’accusa dovr dimostrare l’avvenuta divulgazione del numero di cellulare (non baster lo screenshot) e il danno derivante dal fatto.
Non occorrer invece dimostrare l’effettiva paternit dei post o dei tweet, in quanto – salvo prova contraria, ovvero eventuali sostituzioni di persona – per la giurisprudenza si presume che autore del post o del tweet sia il titolare del relativo profilo.
Dalla sua parte l’accusa ha gi alcuni precedenti specifici.
In particolare la sentenza del 17 febbraio 2011 n. 21839 con la quale la Corte di cassazione si era gi pronunciata su un caso simile.
Nel corso di una chat, un utente aveva un diverbio col proprio interlocutore, all’esito del quale pubblicava on- line il relativo numero di cellulare. I giudici hanno ritenuto sussistente il reato di cui all’art. 167 D.lgs. 196/2003, confermando la pena di quattro mesi di reclusione emessa in primo grado proprio dal Tribunale di Milano.
Non di secondaria importanza la considerazione che il reato procedibile d’ufficio. Non potr avvenire quindi una remissione di querela, dietro un eventuale risarcimento del danno: il processo andr avanti.

Le ragioni della difesa

La difesa di Wanda Nara potr negare di aver pubblicato quel post e che tale pubblicazione abbia causato un danno nella persona offesa. Tuttavia, per la Corte di cassazione basta a integrare il danno anche la perdita di tempo nel vagliare mail indesiderate (Corte di cassazione, sez. III, sentenza del 24 maggio 2012, n. 23798).
Dal punto di vista dell’elemento soggettivo, poi, la difesa potr sostenere l’assenza dell’intenzione di raggiungere un profitto o di causare un danno alla vittima.
Non potr invece sostenere per fini assolutori di aver cancellato il post dopo pochi secondi. Questo reato, infatti, si perfeziona nel momento in cui si verifica il danno e anche la pubblicazione del contenuto illecito per pochi secondi consente a chiunque di prendere cognizione del numero telefonico riservato. Il tempo di permanenza del numero di cellulare on-line rilever semmai per la corretta determinazione della pena e del risarcimento del danno.

La responsabilit di Facebook e Twitter

Non esiste nel caso di specie alcuna responsabilit dei due social network.
Gli articoli 16 e 17 del D.lgs 70 del 2003 infatti dispongono che non incombe su di essi un obbligo generale di sorveglianza, ma la responsabilit (civile) potrebbe emergere nel caso in cui la parte offesa avesse segnalato la presenza del post illecito e il social network si fosse rifiutato di eliminarlo. Circostanza che nel caso di specie non sembra essersi verificata.

© Riproduzione riservata

Fonte: ilSole24ore



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