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Web tax, il prelievo italiano del 3% fermo ai box

Web tax, il prelievo italiano del 3% fermo ai box

La web tax made in Italy nata con l’ultima legge di bilancio pu attendere. La decisione di muoversi unilateralmente sulla tassazione dell’economia digitale ha smosso le acque per arrivare a un’azione condivisa sia a livello comunitario che internazionale. Sul primo fronte il Parlamento europeo ha dato il via libera proprio ieri con ampia maggioranza alla base imponibile unica comunitaria (si veda l’articolo in alto). Sul fronte internazionale atteso per oggi la pubblicazione del nuovo rapporto Ocse sull’economia digitale destinato ad aprire ufficialmente la strada a una posizione unitaria (e accettata anche da tutti e 28 i Paesi della Ue) sulle misure comuni da adottare, se possibile gi entro la fine dell’anno.

La task force messa in campo dall’Ocse negli ultimi anni per osservare l’economia digitale e definire possibili soluzioni sui vari aspetti che contraddistinguono le prestazioni di servizi e le cessioni di beni sull’online, presenter oggi l’Interim Report sull’economia digitale. Un strumento atteso e che sar al centro del prossimo G20 di marted prossimo a Buenos Aires. Il giorno successivo sar la Commissione Ue a discutere del pacchetto di misure da adottare nel Consiglio europeo della prossima settimana.

Nel rapporto stata dedicata particolare attenzione anche alle iniziative unilaterali come pu essere la web tax targata Italia. Un’iniziativa che ha comunque avuto il pregio di stimolare il confronto nella Ue e che legittima a pieno le scelte dell’Italia visto che dopo l’ultimo rapporto del 2013 sul fronte della digital economy nulla cambiato e nessuna nuova regola stata indicata per disciplinare un settore sempre pi in espansione ma “accusato” a pi riprese di elusione fiscale. Un fenomeno ha prodotto distorsione della concorrenza, iniquit del sistema tributario fino a condizionarne la sostenibilit.

Alla luce del nuovo calendario comunitario e della volont di arrivare presto a una soluzione condivisa e soprattutto comune, la web tax italiana dunque pu attendere. Il decreto attuativo per fare entrare in vigore la norma dal 2019 sarebbe dovuto secondo la legge di Bilancio il prossimo 30 aprile. Un termine ordinario, quindi senza effetti in caso di inosservanza. Alla luce del mutato quadro internazionale e allo stesso tempo dello scenario politico postelettorale che si determinato nel nostro Paese, il decreto potr essere approvato anche in autunno visto che con la presidenza bulgara e poi con quella austriaca dell’Unione europea sar possibile definire il perimetro su cui si former l’accordo per la tassazione dell’economia digitale.

Quindi la linea chiara: non fare passi troppo in avanti rispetto agli orientamenti che si definiranno in ambito extranazionale. Del resto, la web tax italiana finita da subito nel mirino delle imprese e dei consumatori, preoccupati di vedersi scaricare sul prezzo finale delle operazioni online il nuovo prelievo fiscale.

In realt, la manovra 2018 fa un intervento a pi ampio raggio. Riscrive, infatti, secondo le linee guide Ocse i parametri per definire la presenza di una stabile organizzazione in Italia, che il presupposto impositivo nel nostro Paese. E a tal proposito si precisa che la stabile organizzazione non si configura se le attivit svolte sono a carattere preparatorio o ausiliario. Di pari passo, come anticipato, viene istituita con decorrenza dal prossimo anno (e quindi effetti di gettito pari a poco pi di 100 milioni) un’imposta sulle transazioni digitali, applicabile alle prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti residenti in Italia ma anche di stabili organizzazioni di soggetti non residenti. Imposta con aliquota del 3% sul valore della singola transazione, che consiste nel corrispettivo dovuto, al netto dell’Iva, indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione. L’imposta si applica nei confronti del soggetto prestatore, residente o non residente, che effettua nel corso di un anno solare un numero complessivo di transazioni superiore alle 3mila unit.

Un’impostazione da raccordare con l’indirizzo espresso ieri dall’Europarlamento che sembra guardare ai profitti anche di matrice “digitale”, compresi i dati raccolti, nel Paese in cui sono prodotti e sulla proposta in arrivo da parte della Commissione europea.

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Fonte: ilSole24ore